Gianni Boncompagni, genio e sregolatezza di Radio e Tv.

Gianni Boncompagni, scomparso pochi giorni fa, è stato un conduttore radiofonico, un paroliere, un autore e regista televisivo. ArteVitae rende oggi omaggio ad un uomo che ha contribuito alla nascita delle radio libere e allo sviluppo della televisione di intrattenimento.

di Luca Tizzi

Gianni Boncompagni nasce ad Arezzo e all’età di 18 anni abbandona l’Italia per trasferirsi in Svezia, dove si diploma in grafica e fotografia. Oltre al tempo per lo studio trova anche quello per sposarsi ed avere tre figlie, che porta con sé in Italia dopo la separazione dalla moglie. All’inizio degli anni sessanta entra in RAI, dando vita ad una proficua collaborazione con Renzo Arbore, con il quale conduce fino al 1970 la trasmissione “Bandiera Gialla”. Si tratta di una gara canora in cui le canzoni presentate vengono votate da un pubblico di giovani. «A tutti i maggiori degli anni 18, a tutti i maggiori degli anni 18, questo programma è rigorosamente riservato ai giovanissimi», annuncia lo speaker. Poi la sigla, affidata a Rocky Roberts, è il 1965. La trasmissione ha il merito di portare in Italia la musica inglese e americana facendo conoscere ed ascoltare i Beatles e i Rolling Stones; in quegli anni la televisione è ancora una rarità che si guardava al bar in quasi religioso silenzio.

Gianni Boncompagni e Renzo Arbore – Bandiera Gialla

Di quegli anni anche la scrittura dei testi di due canzoni molto diverse tra loro: “Il mondo”, portata al successo da Jimmy Fontana e “Ragazzo triste”, cover italiana del brano “But you’re mine” di Cher e Sonny Bono cantata da Patty Pravo.

Alla chiusura di “Bandiera gialla” segue il più grande successo radiofonico italiano di tutti i tempi “Alto Gradimento”. Assieme all’amico Arbore a Mario Marenco e ai fratelli Bracardi, mette in piedi la più sgangherata e demenziale trasmissione che la Rai ha mai prodotto ma al tempo stesso la più geniale. Un susseguirsi di personaggi strampalati interrompe i brani musicali con tormentoni esilaranti e storie assurde. “Patroclo! Ti faccio vedere io”, “L’uomo è una bestia!” e le urla di “Scarpantibus” si alternano con i racconti di “Romolo Catenacci” del “Colonnello Buttiglione” e dell’astronauta spagnolo “Raimundo Navarro” dimenticato in orbita da otto anni.

Alto Gradimento – Boncompagni, Arbore, Bracardi e Marenco

Il diffondersi della televisione lo porta ad abbandonare la radio e a dedicarsi alla conduzione di programmi televisivi come “Discoring”. Porta inoltre al successo personaggi del calibro di Raffaella Carrà ed Enrica Bonaccorti, ideando il Cruciverbone che accompagna i pomeriggi di “Domenica in”.

Gianni Boncompagni Discoring

Terminata l’esperienza in RAI Gianni Boncompagni approda a Mediaset, la televisione commerciale di Silvio Berlusconi ideando la trasmissione “Non è la Rai”. Un programma discusso, osteggiato e osannato al tempo stesso che ha fatto da trampolino di lancio tra le altre, ad attrici come Ambra Angiolini, Claudia Gerini e Nicole Grimaudo.

Parlare di Boncompagni, e Arbore, oggi significa parlare di chi ha contribuito alla nascita delle radio libere e allo sviluppo della televisione di intrattenimento. Quella bella e genuina degli anni passati, ma anche, purtroppo, quella becera, scandalistica e volgare di oggi, trasposizione della prima. L’intelligenza della coppia, ma anche di molti altri grandi dello spettacolo, è quella di riuscire a far penetrare idee nuove in un ambiente chiuso, sessista e clericale come sono la radio e la televisione di quegli anni. Scalzare idee antiquate dai luoghi di potere non è facile, ma si riesce a farlo meglio quando si è intelligenti.

In quegli anni la censura imperversa, si costringono cantanti, attori e autori televisivi a cambiare le parole delle canzoni e dei dialoghi per non turbare il pubblico e offendere il comune senso del pudore. Le strampalate trasmissioni della coppia Arbore-Boncompagni, aggirando i lacci dei censori, tracciano il modo di lavorare delle radio libere, che sarebbero nate da li a poco, e pongono le basi per la nascita di trasmissioni televisive come “L’altra domenica” o “Quelli della notte” che influenzano ancora oggi, i modi di dire e di fare degli italiani.

Così mentre l’amico Arbore sulla RAI conduce “Quelli della notte”, Gianni Boncompagni sui canali Mediaset produce “Non è la RAI”, che ha portato la televisione e il panorama musicale ad essere quello che sono oggi. Concludo con le parole di Renzo Arbore, che così ricorda il “provvidenziale” sodalizio con Gianni Boncompagni: “Abbiamo passato una vita a ridere con Gianni, non abbiamo mai parlato di cose serie. Ci accomunavano le origini provinciali: abbiamo dovuto inventare stupidaggini per superare la noia è non abbiamo mai smesso“.

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