Gabriele Sciotto fotografa l’uccisione dell’attentatore a Londra

Gabriele Sciotto è il fotografo italiano residente a Londra, ormai noto per la sua fotografia stampata su tutti i giornali internazionali che ritrae il momento dell’uccisione dei terroristi dopo l’ultimo attentato di Londra.

di Luigi Coluccia

Ci risiamo, parliamo ancora della potenza della fotografia. Ancora una storia di coraggio, d’istinto, di fotografia allo stato puro. Adrenalina, paura? Neanche per sogno. Freddezza certamente, ricerca della gloria? Non credo. Forse quel pizzico di incoscienza e narcisismo che spingono a voler a tutti i costi documentare, per poter dire io c’ero. Forse ancora quella voglia insita in ognuno di noi, di essere live, atteggiamento tipico della modernità. Cos’è in effetti la fotografia se non documentazione?

La polizia londinese in maniera energica gli aveva intimato di allontanarsi dalla scena ma Gabriele Sciotto proprio non voleva saperne di farlo. Ha tampinato quell’uomo che correva inseguito dagli agenti fino a Borough Market. Il fotografo italiano, 25 anni, è stato dunque il primo ad arrivare nella via in cui la polizia era riuscita a fermare, uccidendoli, due dei tre attentatori in fuga. Le sue foto, rilanciate dalla BBC e dall’Ap, precedentemente affidate al suo profilo Instagram, hanno fatto il giro del mondo e resteranno per sempre nella storia.

Il giovane reporter ha raccontato di essere stato spinto nel suo gesto dalla voglia di testimoniare ciò che stava accadendo. Pur consapevole dei rischi che stava correndo, il suo è stato un gesto di coraggio. Aiutato per altro dall’aver notato, come poi confermato da Scotland Yard, che la cintura esplosiva indossata dall’uomo in fuga, era finta. Racconta: “Ho pensato che non dovesse essere poi così pericoloso, stava spaventando tutti ma non sembrava aver idea di quello che stava facendo. Il killer poi si è rifugiato nel Borough Market, dietro di lui correvano i poliziotti”. 
Il fotografo calabrese stava tornando a casa dopo aver seguito la finale di Champions insieme ad un amico e proprio in quel momento ha incrociato la fuga di uno degli jihadisti inseguito dagli agenti. Ha dunque ripreso gli istanti appena successivi agli spari che hanno segnato la fine di due attentori: uno dei due terroristi inoltre, era ancora vivo quando le foto sono state scattate.
Sciotto ha assistito da vicinissimo alla sparatoria fra la polizia e i due presunti terroristi. Ha atteso e subito dopo, con uno dei due uomini ancora agonizzante, ha scattato la foto con il suo iPhone. ” Ho poi postato la foto su Instagram – racconta-  e successivamente mi ha contattato la Bbc per comprarla“.
Ricordate la fotografia di Burhan Ozbilici? Quella che ha vinto il premio per la miglior fotografia della categoria spot news del World Press 2017? Bene, questo sembra un caso analogo. Parliamo ancora infatti della freddezza e della noncuranza con cui in queste circostanze il fotografo sembra affrontare la situazione.
A differenza della fotografia di Qzbilici, qui la scena ripresa è completamente diversa, più complessa, confusionaria, meno simbolica. Abbiamo una persona ancora agonizzante in terra, la scena non è così nitida come nella composizione di quella scattata durante la mostra fotografica di Ankara.
Gabriele Sciotto
“Trattate ogni soggetto con rispetto e dignità. Abbiate particolare considerazione per i soggetti più vulnerabili e abbiate compassione per le vittime di crimini o tragedie. Intromettetevi in momenti privati di dolore solo laddove vi sia una necessità imperativa e giustificabile di mostrare quelle immagini al pubblico.”

Questa è una delle nove regole del codice etico della National Press Photographers, fondata nel 1947 come punto di riferimento per i foto-giornalisti di tutto il mondo. Ma poi c’è il diritto di cronaca, la necessità di testimoniare gli attimi salienti di una tragedia. In questo caso parrebbe non esserci nessun nobile argomento da veicolare con questo scatto, sembrerebbe mera cronaca nera. In realtà si tratta della sintesi puntuale del momento che oggi l’Europa sta vivendo. Certifica appunto quell’impotenza degli Stati occidentali costretti sempre ad inseguire e reprimere i responsabili di questi atti vili ed imprevedibili che stanno dissanguando le proprie città. Ad ogni modo, questa è la potenza della fotografia!

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