Françoise Gilot, la dea dell’arte che sfuggì al Minotauro

E nonostante le nostre concomitanti vite aleggiano in un mondo perennemente rivolto al futuro, ai viaggi nello spazio e al progresso in cui perfino l’arte intinge il suo pennello nella tecnologia, come persone restiamo attaccate alle consuetudini, alle paure e ai sentimenti che pochissimo si distaccano dal passato. E se da sempre vige la legge che dietro un grande uomo vi è sempre una grande donna, magari un giorno si potrà enunciare che una grande donna ha affiancato un grande uomo. Fu probabilmente questo pensiero a muovere l’anima ribelle della giovane Françoise Gilot, unica dea dell’arte che riuscì a sfuggire al Minotauro pur amando follemente il grande Pablo Picasso.

Di Cristiana Zamboni

Martin Kemp nel suo L’arte nella storia, ben definisce come l’opera d’arte sia il frutto di un coinvolgimento del presente nel cercare di ampliare il passato che, a sua volta, ridefinisce gli avvenimenti sociali del futuro. E L’arte di Françoise Gilot ben si avvicina al pensiero dello scrittore.

“Dobbiamo vivere finchè siamo vivi. I rimpianti sono solo una perdita di tempo” F. Gilot (Panorama)

Françoise Gilot, nasce a Neuilly sur Seine il 26 Novembre 1921 e l’amore per l’arte le viene insegnato da sua madre, nonostante il padre la volesse avvocato. Lo accontentava leggendo Edgar Allan Poe, Baudelaire e Jarry, letture di notevole supporto  per laurearsi a Cambridge in letteratura inglese e alla Sorbona in filosofia.

In merito alle lezioni di giurisprudenza segretamente snobbate per studiare arte, non la portarono mai a frequentare il grande foro della legge e con l’aiuto della nonna di nascosto dai suoi genitori, le servirono per ampliare il suo coraggio e intraprendere la sua prima vera sfida aprendo il suo studio di pittura.

A soli quattordici anni, il pittore postimpressionista Jacques Beurdeley, le impartisce le prime lezioni di pittura su tela per poi passare al Maestro Endre Rozsda e nel 1942 espone le sue opere per la prima volta a Parigi. In quel periodo conosce l’ormai sessantunenne Pablo Picasso, ne fu subito attratta nonostante fosse un uomo sposato e con amante al seguito infatti Picasso tratteneva ancora a sé l’oramai psichicamente fragile Dora Maar.

“Ogni volta che cambio donna dovrei bruciare la precedente. Così me ne sbarazzerei” P.Picasso (La mia vita con Picasso – F.Gilot)

Françoise Gilot photo wikipedia. org

Françoise Gilot è un’artista capace e promettente, una giovane donna forte e determinata e con le ali sempre rivolte al futuro e al successo. Dedita alla cura del suo piccolo bagaglio di autostima che le è  necessario per sopravvivere in quel falso mondo moderno costruito su arcaiche considerazioni di genere e che le sarà estremamente indispensabile per poter darsi alla fuga, un secondo prima di impazzire anche lei, dalla controfigura di Dio a cui Pablo Picasso si era votato.

Le donne hanno un istinto meraviglioso, scoprono tutto, meno ciò che è evidente. Oscar Wilde 

Françoise fu l’unica a sopravvivere all’amore del grande cubista. Marie Thérèse Walter s’impiccò, Jacqueline Roque si sparò e Dora Maar impazzì, che lei potesse  divenire altro sacrificio al Minotauro era, forse,  già dato per scontato. Nel 1943 inizia ufficialmente la loro liaison e dopo tre anni di passione, si trasferisce a vivere con lui. Anche per lei come per Dora Maar, l’arte assume le fattezze di  un miraggio, del resto l’ego del grande maestro ha estremo bisogno di spazio e tempo per creare e non c’è abbastanza aria, nel picassiano studio, per la genialità di entrambi.

“Pablo mi disse che la nostra relazione avrebbe portato luce nella vita di entrambi. La mia comparsa nella sua vita era come una finestra che si apriva e che voleva restare aperta” F. Gilot – La mia vita con Picasso

Red and Gold, 1978 Françoise Gilot photo http://www.francoisegilot.com/

La loro convivenza durò dieci anni tra colazioni a base di depressione e croissant e cene condite con egocentrismo, allegria e spinta creativa. Un’altalena in cui a volare era solo Pablo e vi scendeva il calibrato tempo per esternare la sua folle gelosia verso chiunque osasse rivolgere un complimento alla fresca musa.

Françoise era molto bella e svolazzava in una coltre di spirito ribelle che le donava un’aurea particolare mentre conversava soavemente e con disinvolta intelligenza con personaggi come Braque, Chagall, Cocteau e Matisse.

E mentre Picasso si deliziava citando l’amato Hegel da cui riusciva, ogni volta, ad estrapolare l’ispirazione fondamentale per creare, la giovane artista leggeva Virginia Woolf  e pensava di poter anche lei, forse un giorno, tornare a dipingere.

Ogni uomo ha dita, e può aver pennelli e colori, ma non per questo è pittore. Val lo stesso del pensiero. Il pensiero del dritto non è un che alla portata di tutti: l’esatto pensiero sta nel conoscere e profondamente la cosa; il che non si può avere che per via scientifica. Georg Wilhelm Friedrich Hegel

LA JOIE DE VIVRE Paplo Picasso 1945-1948 photo wikipedia.org

La beltà di Gilot è talmente particolare che Picasso la sceglie come soggetto centrale per la sua opera La Joie de vivre del 1945-46, ignaro che, da lì a poco, la sua stessa gioia di vivere sarebbe stata deliziata dall’arrivo dei suoi figli Paloma e Claude.

L’essere madre alimenta in Françoise la matura consapevolezza di aver toccato il confine di quella follia senza ritorno, a cui ci si salva solo alzando bandiera bianca e fuggendo davanti al nemico, conquistando così il titolo di impavida dea che rinunciò all’amore del  Minotauro solo con l’aiuto del suo coraggio, autoconfinandosi a Parigi.

Pablo Picasso nel 1962 photo wikipedia.org

Picasso negli anni sucessivi all’abbandono, inizia una serrata guerra fatta di intimidazioni e ricatti verso le gallerie parigine disposte ad esporre le opere della sua andata musa. Solo l’ America pare non esser raggiunta dall’astioso grido picassiano così che, verso la fine degli anni cinquanta, lei riesce ad esporre con buon successo  alcune delle sue opere  e vi si trasferisce definitivamente.

Nel 1964 pubblica il suo libro Vivre avec Picasso, tradotto in moltissime lingue ed acquistato da milioni di persone. Un fedele diario che la ricambia con notorietà e successo che niente aggiunge alla sua arte ma a  Picasso lascia solo tanto dispetto che placa quando decide di dimenticare lei e i suoi figli. Nel 1969 conosce Jonas Salk e un anno dopo lo sposa. Il suo corteggiamento è dolce e stimolato da colloqui sulla scienza e sull’arte, ammorbiditi da quel inesplorato pizzico di  romanticismo che le concede l’ambita armonia necessaria per ritrovare se stessa e lasciarsi alle spalle il Minotauro.

Se inizio un dipinto da uno stato quasi embrionale con forme che rendo visibili per escluderle in un secondo momento, lo faccio principalmente per iniziare una traiettoria. Come gli antichi filosofi greci, voglio dimostrare movimento camminando. Sento una specie di vertigine di fronte al vuoto di una tela bianca e sono pronto a fare qualsiasi cosa per riempire il suo vuoto. Françoise Gilot

Self Portrait (Figure in the Wind), 1944. Françoise Gilot photo www.francoisegilot.com

Risorge il suo lato amabile, la sua fame di rivolta e la sua dolcezza femminile arrivando a concepirsi, di nuovo, come una persona slegata dal volere altrui. La vita le riappare come un dono trasformandola nella protagonista principale delle sue nuove opere, stimolata ed aiutata dal consorte, ha di nuovo la possibilità di crescere artisticamente, di creare e dipingere e l’unica battaglia che decide di combattere è quella contro la sua antica acerrima nemica, la noia. E’ musa di se stessa, si studia e si osserva immersa nel suo nuovo mondo riesumando quella che realmente è.

Seguendo la mia bussola interiore, sono in grado di orientare la progressione e decidere quando e dove fare i sacrifici necessari. Françoise Gilot

French Window in Blue, 1939 Françoise Gilot photo www.francoisegilot.com

Françoise, fin da bambina, ha sempre sostenuto la scomoda filosofia che vivere significa rischiare in prima persona, imponendosi, ogni volta, un nuovo  traguardo sempre più audace e distante ed è pronta a tutto pur di realizzarlo. Precettandosi delle scelte anche dolorose col fine ultimo di avere la giusta spinta al cuore per far  scorrere la  vita nelle vene ed impossessarsi di quella sostenibile leggerezza dell’esistere.

Come la gioia e la felicità, considera il dolore e la sofferenza, dei tasselli doverosi alla vita di ognuno perchè illuminano il cammino indicando la retta via verso il  futuro e oltre.

Nel mio lavoro sono consapevole della spinta principale e procedo di conseguenza, introducendo tutti i tipi di variazioni, espansioni e permutazioni per portare l’intuizione iniziale al suo pieno potenziale. Tutto ciò si svolge nel tempo e si promuove man mano che viene compiuto mentro lavoro. Françoise Gilot

E’ l’inizio e la fine delle sue opere, è lei a scegliere i soggetti e non permette a nessuno di interferire col suo pensiero artistico. La sua arte è strutturata, lo spazio in cui le figure fluttuano è ben studiato e la tecnica è elegante e ricercata. Padroneggia il colore con un gesto inciso e voluttoso al servizio delle tinte accese di rosso cadmio.

La sua intima visione arricchisce di significato i temi da lei trattati e li espone attraverso un linguaggio che la caratterizza e le indica la perfetta chiave di lettura per raccontarsi all’osservatore. Con coraggio antepone se stessa al giudizio altrui prestandosi alla tela che si muta in specchio in cui lo spettatore può, esattamente come lei, usare l’arte  per guardarsi dentro e scoprirsi.

Cerca il non visibile in tutto e lo rappresenta così che chi guarda,  reciti insieme a lei il grande spettacolo della vita e l’accompagni, camminandole accanto, verso mete sensoriali ed emotive ancora sconosciute atte a portare entrambi in quel  mondo rivolto al prosieguo e ai viaggi nello spazio, sicuramente molto soggettivi ma estremamente condivisibili e molto, molto, più reali del visibile.

Through the night 1970 Françoise Gilot photo francoisegilot.com

 

 

“Terribile è il gioco dell’amore, dove è necessario che uno dei due giocatori perda la padronanza di se stesso” Baudelaire

 

 

 

L’arte di Françoise Gilot  è l’emblematico esempio di come la creatività possa nel presente, congiungersi al passato ed al futuro in una rappresentazione del tutto attinente alle suggestioni attuali, utilizzando tecniche che la critica contemporanea ritiene ormai un pò sorpassate, ma in perfetta sincronia con l’occhio dello spettatore.

Così in sintonia da riuscire a penetrare nel suo profondo ed interagire instaurando una di quelle piacevolissime e soavi conversazioni che avvicinano chi guarda all’arte, allontanando completamente l’intima paura di poter non comprendere la creatività espressa.

Spesso si pensa che siano gli amori impossibili, devastanti e folli, i soli idonei a riempirci l’anima trascinandoci in un naufragante pellegrinaggio fino al limite della follia per poi farci riemergere con il solo sfioriarsi delle labbra, in un continuo ondeggio tra le coste del paradiso e l’abbronzatura dell’inferno, lasciandoci  piaghe e lacrime in memoria di una vita realmente vissuta.

Amori che oggi, stridono con l’affannosa ricerca individuale di un luogo in cui ritrovarsi serenamente a vivere il presente per progettare il domani.

Françoise Gilot fu una grande donna alle spalle di un grande uomo, capace attraverso la sua arte, molto affine al pensiero custodito nell‘Arte della storia di Kemp, di  ampliare il suo passato col fine di rendere il suo presente unico e veramente vivo, accanto al suo uomo.

 


Bibliografia:

Vita con Picasso di Françoise Gilot e Carlton Lake, Milano Garzanti 1965

La mia vita con Picasso, Roma, Donzelli, 2016

http://www.francoisegilot.com/ per le immagini servite a costruire l’articolo.



Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge. Scrive articoli sulla storia dell’arte ed ha un blog su www.cristianazamboni.it

 


Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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