Luoghi comuni sulla fotografia: la fotografia potente

Un’immagine, per essere apprezzata, deve essere potente. Cosa vorrà mai dire potente? Divagazioni e pensieri senza meta sulla fotografia.

di Rita Manganello

Di tanto in tanto tendo ad abbandonarmi a divagazioni e pensieri senza meta, in questo caso sulla fotografia, come utile intermezzo per fare decluttering mentale e ripartire con qualche nuova idea o presa di coscienza.

Prendo spunto da un’affermazione di un amico di fotografia, uno dotato di capacità ed esperienza, che si presenta così: “ho imparato che la fotografia, per essere apprezzata e riconosciuta, dev’essere potente.”

Ecco, scatta l’allarme, siamo più o meno a Defcon 3.

Cosa vorrà mai dire una foto potente? Naturalmente l’amico celiava, non gli mancano certo i riconoscimenti per la sua bravura.

Tuttavia il fatale aggettivo “potente” evoca non poche e possibili definizioni e nessuna certezza.

Sarà il messaggio veicolato dall’immagine? Sarà l’effettone ottenuto calcando la mano sulla postproduzione, un po’ alla Steve McCurry ? Oppure parliamo di quelle foto che non riesco ad apprezzare, quelle che vincono il World Press Photo Contest? Francamente non le sopporto, per via di quella rigidità plasticosa che ne penalizza l’estetica e la comunicazione, pallida imitazione di un fotogiornalismo morto e sepolto.

Mario Giacomelli (1925 – 200)

“La fotografia è una cosa semplice.

A condizione di avere qualcosa da dire”. 

Mario Giacomelli

Purtroppo, anche nell’ambito del Festival della Fotografia Etica, lo scorso anno, ho avuto qualche perplessità sulla qualità di alcuni dei portfolio in mostra.

Se parliamo di maggior potere dell’immagine rispetto alla parola, si aprono le cateratte. C’è di che parlarne per ore, tra i sostenitori del potere dell’una e dell’altra.

Recentemente ho avuto una lunga conversazione con una psicologa, proprio su questo aspetto. Lei sostenitrice del primato dell’immagine sulla parola, mentre io suddivido equamente il relativo peso dei due sistemi di comunicazione.

L’immagine è immediata, va a colpire per prima cosa il sistema limbico, le parole la corteccia” riferisce l’esperta. Quindi “L’immagine è più potente perchè parla direttamente alla parte emotiva.”

E questo in linea di principio. Mentre l’amico fotografo si riferiva più che altro alle caratteristiche costruttive di una foto, che ne determinano l’appeal.

Torniamo alla nostra foto potente che genera ansia nei fotoamatori indecisi sulla bontà del loro lavoro. Certo, il termine “potente” può creare qualche preoccupazione proprio per l’intensità del richiamo. Esistono immagini memorabili, icone di un’epoca, perché poi è sempre lì che si va a finire, un autore è testimone di un periodo storico.

Mi viene in mente Robert Capa, gli scatti realizzati durante la seconda guerra mondiale, o un determinato ritratto di Yousuf Karsh o ancora gli autori della fotografia sociale che si fa notare perché lancia un appello, mette in evidenza un particolare vissuto o una condizione comune a un gruppo di persone. Situazioni che ci colpiscono per la loro drammaticità o, in positivo, perché favoriscono un miglioramento.

Potrei continuare oltre, perché il mondo della fotografia è vasto e animato da valenti autori, anche meno conosciuti, che ci hanno regalato scatti indimenticabili.

Tornando alla nostra realtà più vicina, direi che non vale la pena di farsi intimorire dagli slogan di moda; una fotografia non deve essere potente a tutti i costi, ciò che conta è che sia una buona fotografia, come suggerisce Giacomelli.


Note biografiche sull’autrice

Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale. Si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi e scrive per la rivista online Note Fotografiche.

 

 

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