Escher in mostra

di Giusy Baffi

Il Palazzo Reale di Milano, fino al 22 gennaio, ospita la mostra di M.C. Escher, una stupenda retrospettiva con oltre 200 opere, un viaggio all’interno dello sviluppo creativo dell’artista. La mostra è già stata presente in alcune città italiane e continuerà il suo itinerario in Italia nel 2017.

 “Solo coloro che tentano l’assurdo raggiungeranno l’impossibile.” (Maurits Cornelius Escher)

Maurits Cornelis Escher, 1898-1972, è stato un incisore e grafico olandese conosciuto principalmente per le incisioni su legno, litografie e mezzetinte.

Foto 1

E’ un artista-intellettuale meticoloso, realista, ossessionato dalla geometria e dalle ripetizioni matematiche infinite. Il suo stile è preciso, dettagliato; la sua tecnica di lavoro limita spesso l’uso del colore, ma il suo controllo del disegno, della prospettiva, dei contrasti, delle forme, le deformazioni geometriche, i riflessi, le simmetrie e le trasformazioni, a volte frutto della fantasia, è sbalorditivo. Le sue incisioni – per la maggior parte realizzate su tavole in legno di pero – sono narrative ed inquietanti. (Foto 1)

Foto 2

Manipolando le regole dello spazio, egli si appropria del tema dell’eterno inizio e dell’infinito. Intrigato dalle spirali e dalle forme sferiche, incide figure che finiscono per confondersi in cerchi concentrici, (foto 2) in un perpetuo passaggio dall’astratto al concreto, dal caos all’ordine generale, dalla materia all’antimateria, in una geometria ipnotica e in una stilizzazione estrema, con una complessità di prospettive, ove egli mostra, con rotazioni ed incastri, il grande potere dell’illusione.

Foto 3

Animali e figure di ogni genere, anche inventate, sono utilizzati da Escher come tasselli per ricoprire il piano del foglio, (Foto 3) vanno su e giù lungo scalinate senza soffitto e pavimento, salgono scalini infiniti passando da una dimensione all’altra senza difficoltà, in una sorta di horror vacui dove nulla è lasciato al caso. (Foto 4)

Foto 4

La sensazione di vertigine e di disorientamento che si prova osservando alcune sue incisioni ci rinvia al nostro personale concetto d’infinito. La sua incisione più famosa, “Metamorfosi” altro non è che il riassunto visivo di tutte le sue opere. (Foto 5)

Foto 5 – Metamorfosi

In questo gioco, Escher si addentra nella psicologia della Gestalt, la teoria che espone le leggi fondamentali della percezione, a metà strada tra biologia e psicologia e che descrive il modo in cui il nostro cervello tratta automaticamente un’immagine come un insieme strutturato. Secondo il principio filosofico della Gestalt, il tutto è diverso dalle singole parti e da qui il suo sillogismo: “Il tutto è più della somma delle singole parti”. (Foto 6)

Foto 6

“Noi non conosciamo lo spazio – scrive Escher – non lo vediamo, non lo ascoltiamo, non lo percepiamo. Siamo in mezzo ad esso, ne facciamo parte, ma non ne sappiamo nulla… Vediamo soltanto sentieri, segni; non vediamo lo spazio vero e proprio”.

In questo modo Escher ci invita a giocare con la nostra percezione, forza la mente creando una distinzione tra il reale e l’irreale, utilizzando i forti contrasti del bianco e nero, colori complementari nella grafica, in una molteplicità di prospettive con infinite soluzioni di lettura, ci invita a spostare il nostro sguardo e modificare quei punti di vista che spesso assumiamo per conformismo, pigrizia o abitudine.

Per saperne di più:

Wikipedia – Maurits Cornelis Escher

Due minuti di arte – Escher vita e opere

Aree web Polito – Escher

Wikipedia Psicologia della Gestalt

 

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