Emilio Secondi il fotografo delle periferie

Emilio Secondi fotografo veterano del Milanese, del quale  ora è socio onorario, si “confessa” per ArteVitae. Così ha voluto definire la sua testimonianza di decenni di carriera nella fotografia, verso la quale nutre una passione smodata.

di Rita Manganello

Artevitae incontra Emilio Secondi in collaborazione con il Circolo Fotografico Milanese, al quale vanno i nostri ringraziamenti per aver organizzato l’incontro.

Emilio Secondi – Foto di Lucia Laura Esposto ©

Socio del Circolo Fotografico Milanese dal 1972, Emilio inizia il suo lungo percorso in quella che non vuole definire un’arte, la fotografia, dagli esordi nel circolo culturale Pirelli, nel 1963, preceduti da una breve esperienza nel cinema amatoriale.
In effetti l’interesse di Emilio Secondi per la fotografia deve al cinema il suo “momento aurorale”, il cinema d’autore s’intende. Fellini, Visconti, Rossellini; capolavori visti ripetutamente, apprezzandone appieno non solo le sceneggiature ma anche le scenografie.
Munito di macchina fotografica Condor Ferrania 35 mm., sua iniziale dotazione, Il nostro autore attraversa più di cinquant’anni di fotografia, ricavandone soddisfazione personale e una quantità di riconoscimenti.

Emilio mi riceve nella sua abitazione milanese nella quale si trova una stanza adibita ad archivio fotografico. Un patrimonio di ricordi e di bellezza, una documentazione che conta migliaia di negativi, diapositive e stampe, il tutto raccolto e catalogato con estrema cura in valigie, cassetti, raccoglitori, una metodica organizzazione che consente di individuare rapidamente ciò che si sta cercando.
All’inizio dell’incontro Emilio mi consegna un foglietto dattiloscritto che riporta la sua “confessione”, il manifesto del suo pensiero come fotografo di ottimo profilo amatoriale, non meno interessante degli autori più noti e celebrati della fotografia italiana.

“Perché il fotografo delle periferie?”, domando al mio interlocutore, mentre ammiro le immagini che sgorgano dall’archivio che ho descritto, succedanee di un ordine mentale espresso con grande chiarezza, molta pazienza e vibrante umanità.
Emilio si accalora nel parlarne:

Perché sono luoghi di abbandono, si presentano genuinamente brutte e sporche ma coerentemente integrate nella città coperta di fuliggine e foschia, separate dai quartieri alti ma cariche di poesia.

Le periferie dei film del neorealismo italiano, penso io, luoghi che Emilio afferma di apprezzare per la schiettezza e autenticità della gente e le atmosfere cupe, quelle provocate dall’emarginazione. Una particolare predilezione per il quartiere Isola, prima dei cambiamenti voluti dalla modernità, ampiamente documentato.

Un altro capitolo della sua vasta produzione è “24 giorni sul Delta”. Paesaggi di sogno dai chiaroscuri colti al momento giusto, le distese a perdita d’occhio di un territorio ancora integro, all’epoca – parliamo degli anni sessanta – il riverbero che giunge dal mare e la popolazione che vive in perfetta armonia con l’ambiente. Emilio Secondi è molto affezionato al Delta del Po, come ricordo di vita e di fotografia, un’emozione appena scalfita dall’amarezza di ritrovare, oggi, un territorio molto cambiato e non in meglio.

Un fotografo attento e riflessivo, che privilegia un’onesta visione fondata sulle sue convinzioni, sul suo modo di intendere la fotografia, al netto delle mode o delle “tendenze del mercato”. Uno stile asciutto che più o meno consciamente privilegia l’aspetto di verità dell’immagine, dei luoghi e dei soggetti che si mostrano per quello che sono; ne parla con disarmante sincerità. Sta a noi individuarne la bellezza, guardando con gli occhi del fotografo.

Qualche battuta sulle fotocamere digitali: “hanno molte utili funzioni!”. Dopo l’immenso lavoro svolto in pellicola e la quantità di macchine fotografiche analogiche delle quali si è servito, Emilio Secondi acquistò tre anni fa la sua prima fotocamera digitale.

In chiusura di questo articolo non mi resta che aggiungere la confessione di Emilio Secondi, così come mi è stata consegnata e condividerla con i lettori di ArteVitae.


Emilio Secondi nasce a Gazzada, in provincia di Varese, il 22 aprile 1926. Oltre alla presenza nel Circolo Fotografico Milanese, di cui Secondi è tuttora membro dopo esserne stato anche Consigliere e Segretario, è stato Delegato per la Città di Milano e Provincia dal 1979 al 1990 per la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (FIAF).
Nel 1977 ottiene l’onorificenza di AFIAP e nel 1982 quella di Benemerito dell’Accademia Internazionale di Salsomaggiore.
Nel 2001 il Foto Club Firenze, affiliato alla FIAF dal 1990, gli ha conferito il premio speciale: Una vita per la fotografia. Con oltre cinquecento tra ammissioni segnalazioni e premi ha partecipato a circa 380 concorsi nazionali e internazionali (dal 1966 al 2007). Dal 1993 si è dedicato con particolare impegno e con positivi risultati al ritratto in luce artificiale in bianco e nero e a colori; sue mostre personali sono state presentate presso numerose sedi di associazioni fotografiche e culturali, nazionali e straniere, con lusinghieri consensi di critica e di pubblico. Tra queste elenchiamo le principali: Ventiquattro giorni sul Delta, Pianeta Lucania, Gente di Lucania, Un paese chiamato Periferia, Gente del Circolo, Uno specchio per l’eternità, Lombardia: Effetto paesaggio, Milano, Tornami a ieri, Effetto infrarosso, Illustri sconosciuti, Il quartiere Isola-Garibaldi di Milano. Ultime dimore, Facce da Circolo.
Numerosi gli inviti a mostre collettive di arte fotografica, sia italiane, sia internazionali, tra cui quelle tenutesi a Lione, Andorra, Atene, Bellinzona, Lugano, Graz.
Numerose anche sue opere in pubblicazioni ufficiali FIAF e su riviste e libri del settore.

[NdR]: Foto di testata di Tony Graffio ©

 


 Note biografiche sull’autrice

Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale. Si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi e scrive per la rivista online Note Fotografiche.

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