Egon e Wally: l’amore, il sesso e l’abbandono ai tempi del pudore

L‘ultimo appuntamento della trilogia sull’amore nell’arte ci porta a conoscere un amore che diviene tema esistenziale esattamente come il sesso. Punto cardine di un’intimità e ricerca di sé che deve restare nascosta per non destare scandalo. La rappresentazione svelata di ciò che realmente siamo quando, carnalmente ed umanamente, amiamo. Egon Schiele e Wally, storia di un amore.

Di Cristiana Zamboni

Autoritratto alchechengi Egon Schiele 1912

Non ho mai provato imbarazzo davanti ad un’opera di Schiele. Non ho mai visto quella pornografia di cui spesso è stato accusato, anzi, ho visto l’accettazione del lato più intimo di ciò che siamo. Il bisogno d’amore e d’aiuto di fronte ad un’implacabile sofferenza interiore rispetto a ciò che socialmente è ritenuto giusto. Le sue figure sono caratterizzate da un’esteriorità consumata da un’interiorità troppo intuitiva e sensibile di fronte ad una società ipocrita. Ma allo stesso tempo, sentivo una giovane voglia di vivere ed essere libera di poter provare qualsiasi tipo d’emozione e pulsione il corpo producesse quando prova delle sensazioni.

Incontro Autoritratto con santo Egon Schiele 1914

Come sarebbe stata la vita di Egon Schiele, se fosse vissuto come pittore a Parigi piuttosto che a Vienna e si fosse seduto anche lui ai tavolini con Picasso e Modigliani? Probabilmente sarebbe stata ben diversa. Non di certo la sua arte, personale e derivante da una reale analisi delle sue emozioni.

L’artista evidenzia la tragicità che l’amore comporta in una Vienna ossessionata dalla libertà sessuale ma chiusa in un perbenismo che castra la naturale bellezza del suo essere amore. Una visione peccaminosa e trasgressiva dell’atto sessuale, tanto da portare Freud a considerarlo il simbolo dei mali psichici dell’epoca.

Tutto questo porta il giovane Schiele, turbato nel proprio sviluppo, a concepire l’amore come un atto tragico, carico d’angoscia e tristezza.

La morte e la fanciulla Egon Schiele 1915

Osservando l’opera  “La morte e la fanciulla“ si sente fin sotto la pelle cosa sia davvero l’amore per l’artista.

Rappresenta il tema dell’amore e della morte. Temi che si fondano in un abbraccio, il gesto conosciuto come atto d‘affetto qui sancisce la fine di una passione ed insieme, la fine di un’epoca. Un abbraccio che trattiene, fragilmente, due corpi. Magri, consumati dall‘angoscia e dal dolore che ha segnato l’interiorità nutrendosi dell’esteriorità fino a consumarli. Corpi ad un passo dalla morte o già morti. Senza alcuna comunicazione fra loro, ormai già soli e persi in un futuro che porterà tormento proprio a causa di questa solitudine.

Qui, l’artista rappresenta se stesso e Wally, alias Valerie Nuezil, sua modella e musa dal 1911 al 1915 alla fine della loro relazione, esprimendo tutto il dolore per la perdita del suo amore.

Ritratto di Wally Egon Schiele 1912

Wally era una ragazza di umili origini, mandata a Vienna dalla famiglia. In quel periodo le possibilità per queste giovani donne erano poche , o diventavano modelle o prostitute.

Di lei si sa pochissimo. Quattro anni più giovane di Egon. Gli fu presentata da Klimt, che conobbe nel 1907 e gli fece da mentore.

Ritratto di Wally
Egon Schiele
1912

Wally aveva appena diciassette anni, era di una bellezza disarmante. Capelli ricci rossi ed occhi azzurri e profondi.  Calmi e penetranti che interrogano e sfidano l‘artista. Anche se giovanissima era già consapevole di se stessa  e della sua bellezza sensuale, divenne subito la sua amante ed il, probabilmente, unico amore.

Non fu facile per loro vivere il loro amore e trovare un luogo dove viverlo. Una giovane coppia non unita in matrimonio, non era di certo ben vista nelle campagne austriache di allora. E l’arte di Schiele lo condannava ai margini morali della società ed ovunque andasse veniva osteggiato e giudicato per i suoi soggetti. Artista poco compreso nel suo tempo, in alcuni casi ancora oggi è guardato con superficialità e solo per la cruda realtà con cui rappresenta il sesso.

“Oscena è la paura del sesso“ E.Schiele

Donna sdraiata Egon Schiele

Nel 1912 Egon Schiele venne arrestato con l’accusa d’aver sedotto una minorenne e per essere stato trovato in possesso di disegni pornografici. Dopo la detenzione viene assolto per non aver commesso il fatto. Fu più una denuncia contro la sua arte. Infatti il giudice lo assolve dall’accusa di adescamento ma riconosce l’oscenità dei suoi disegni e li brucia.

“Reprimere un’artista è un crimine: significa uccidere una vita che germoglia“ E.Schiele

Scontata la pena, Egon Schiele ritorna da Wally. Qualcuno dice che non fu proprio in attesa ad aspettare il suo amore. Comunque, lo seguì in tutte le sue vicende e lo sostenne sempre sia durante la fuga da Krumau  che durante la detenzione a  Neulengbach e durante il processo a  Sankt Pölten.

Egon Schiele e Wally Neuzil 1913

Lui era innamorato di lei, oppure più innamorato del fatto che non fosse solo. Wally è la voce del verbo amore ed Egon ne è affascinato e dipendente. La rappresenta come è, con il sano nichilismo di non dover rappresentare un’eroina al mondo, ma una donna che non si soggioga alla morale da adulti per conciliare e conciliarsi moralmente.

Atto d’amore Studio Egon Schiele

Il loro amore durò cinque anni, sempre inseguito dai pregiudizi della gente a causa della sua arte.

Ritratto di Wally Egon Schiele 1912

Dopo la detenzione,  in circostanze ancora da chiarire, Egon lascia Wally per sposarsi con Edith Harms. La figlia di un borghese. Forse cerca di mettere pace a quel suo „io“ trasgressivo e controverso assumendo una posizione sociale consona al periodo. Forse perché alla ricerca di una famiglia che possa dargli l’affetto che da sempre cerca senza la paura dell‘abbandono. O forse, per risolvere i suoi problemi economici.

Ma il destino di avere una famiglia, almeno apparentemente normale, non è nel suo futuro.

La famiglia Egon Schiele 1918

Ecco che Schiele ritrae se stesso, la moglie Edith incinta ed il figlio nato che, però non nascerà mai, nell’opera „La famiglia“ .

Una famiglia che si distruggerà nel 1918. Edith muore il 28 ottobre incinta al sesto mese, di febbre spagnola e lui la seguirà pochi giorni dopo , il 31 ottobre contagiato dalla malattia, all’età di ventotto anni.

Il destino di  Schiele è segnato dall’amore che non dimenticherà mai di Wally. Arriva a proporle di prenderle un appartamento in cui vedersi una volta all’anno e stare insieme da soli.

Donna di Spalle Egon Schiele 1917

Ma lei rifiuta e si arruola come infermiera nella Croce Rossa. Muore nel 1917 in un ospedale militare vicino a Spalato.

Il loro amore, per il pittore, non morirà mai. Lui la ritrae anche dopo la fine della loro storia, a memoria dell’amore che fu.  Continuando a ritrarla la tiene vicino a sè e non la lascia andar via. Non lo lascia mai solo e non l’abbandona. Nel dipinto “Donna seduta di spalle“ del 1917, Schiele la dipinge ancora lì ad aspettarlo, seduta, semi-vestita in attesa del suo ritorno. La fissa lì per sempre. Un amore appassionato, fermo nel tempo e, per sempre, reale.

Autoritratto Egon Schiele 1910

Un giovane uomo , troppo giovane per poter assuefarsi alla Vienna chiusa e retrograda del tempo. Un giovane consapevole, per la malattia mentale del padre, che un uomo è molto di più di ciò che vediamo. Vi sono sensazioni, sentimenti e pulsioni. E ,da artista, esalta il sesso in ostaggio di una classe sociale retrograda e pudica che lo racchiude in senso di colpa o in una forma espressiva sempre e comunque peccaminosa e sporca. Non in un atto naturale d’unione profonda tra due persone.

«Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco» E.Schiele

Egon Schiele

L’erotismo di Egon Schiele è affascinante e lontano dalla realtà, chiuso in corpi che si fondono. Spesso sono corpi mutilati per questa impossibilità d’esser loro stessi nella loro completezza, anche sociale. Sono senza sfondo,  persi in un mondo irreale e scarno. Sono solo loro che aleggiano nel nulla, senza tempo e luogo.  Seducenti e persi nella loro solitudine, in attesa della morte.

«Tutto nella vita è morte»  E.Schiele

Un’erotismo solitario e malinconico. Triste e sempre alla fine. Sempre alla ricerca di una qualsiasi forma d’amore che possa restare in eterno e per sempre, a cancellare la sua solitudine .

Wally in a Red Blouse Lying on her back
Egon Schiele 1913

Un’erotismo solitario fatto di addii, di donne sole e di abbracci che fissano il momento prima di lasciarsi.

“Io esisto per me e per coloro ai quali l’inestinguibile sete di libertà che ho in me dona tutto, ed esisto anche per tutti, perché amo – anch’io amo – tutti. Sono il più nobile tra gli spiriti nobili – e quello che più ricambia tra chi ricambia. Sono un essere umano, amo la morte e amo la vita.” Egon Schiele

 

Gli amanti (“L’abbraccio) Egon Schiele 1917

Esattamente ciò che Schiele cerca nelle sue modelle e nel suo amore Valerie che fissa per sempre nei suoi disegni. Fissa sulla tela lo stesso amore che ancora oggi è moderno e rivoluzionario. Cercato e tormentato. Cercando di viverlo nelle pulsioni e sensazioni tipiche di un giovane amante della vita ed alla ricerca dell’amore, ma avvolto da una società pudica che fa di tutto questo un atto scandaloso e peccaminoso creando tormenti interiori e mettendo in dubbio la purezza delle pulsioni che ognuno di noi prova quando ama.  La profonda interiorità di un sentimento totale e completo che prende tutto di noi, spiritualmente e carnalmente.

Opere di Egon Schiele


Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge.

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