EDUCATION CITY a DOHA, quando l’architettura si fonde con la conoscenza – Prima parte –

Come tutti i Paesi che si affacciano sul Golfo Persico anche Doha, nello Stato del Qatar, ha voluto creare un centro d’eccellenza per la cultura, un campus di 12 chilometri quadrati nel hanno sede le filiali di alcune tra le più prestigiose  università straniere, centri di ricerca, centri congressi, biblioteche, una moschea e  ospedali d’avanguardia.

di Giusy Baffi

Il progetto, frutto della mente illuminata dell’emiro del Qatar e di sua moglie, mira alla creazione di una nuova società araba basata sul potere della conoscenza e in cui anche alle donne sia data la possibilità di studiare.
Education City è costruita su iniziativa della Qatar Foundation for Education, Science and Community Development la cui progettazione del piano generale è stata affidata all’architetto giapponese Arata Isozaki.

Education City – Master Plan by Arata Isozaki – Doha

I singoli edifici sono stati progettati dalle più grandi firme dell’architettura internazionale contemporanea del calibro di Isozaki, appunto, di Rem Koolhaas, Legorreta e Legorreta, Kazuhiro Kojima e Kasuko Akamatsu, César Pelli e altri.

LE UNIVERSITA’

“Come presidente della Northwestern, posso dirti che nulla mi rende più orgoglioso di avere un campus qui a Doha che produce laureati che sono abili in giornalismo, cinema e comunicazione e portano il nome della nostra università in lungo e in largo mentre usano le loro abilità per il miglioramento dell’umanità.” Morton Shapiro Presidente della Northwestern University

La Texas A&M University (TAMUQ) è stata progettata dallo studio d’architettura messicano Legorreta e Legorreta.

Costruita nel 2003 è costituita da due edifici  principali, un quadrangolo che contiene tutte le funzioni accademiche e un ottagono che adibito alla ricerca, una parte dell’edificio è elevata su un podio e l’illuminazione costituisce il piazzale d’accesso al quadrandolo, la parte inferiore è illuminata da lucernari che riprendono le piramidi del Louvre. L’ingresso è costituito da un elemento tronco piramidale con un portone alto 30 metri. La piazza interna gioca su un contrasto del materiale, marmo rosso esterno e la superficie in cemento lucido bianco all’interno.

Texas A&M University – Ingresso principale – arch. Legorreta Legorreta – Doha

Texas A&M University –

Dello stesso studio di architettura è la Carnegie Mellon College of Business and Computer Science (2009), la Mellon è contraddistinta da grandi stele che prospettano le grandi vasche delle parti comuni. La sua caratterizzazione è costituita dall’inserimento di una sorta di strada interna, la green spine, che l’attraversa interamente e alla quale sono collegati tramite ponticelli i lati della costruzione.

Carnegie Mellon – strada interna

Sia la parte rettangolare che circolare dell’edificio è progettata come una serie di volumi che ospitano aule, laboratori e aule, ognuna separata da cortili in una successione di spazi aperti e chiusi. Vengono così incorporati i  concetti tradizionali di architettura islamica come portici, giardini e fontane; gli atri sono coperti a livello del tetto, con pergole che creano spazi ombrosi  in base all’ora del giorno.

Carnegie Mellon – arch. Legorreta Legorreta – Doha

 

All’interno della struttura, completato nel 2011, si trova Helix, un giardino di sculture creato dall’artista Jan Hendrix, costituito da un patio con getti d’acqua e 200 singole piastre in alluminio che formano un modello organico e un’ambientazione contemplativa. La cultura locale di Majlis – il luogo di ritrovo consacrato al tempo fuori casa per conversazioni significative – è stata incorporata posizionando le aree di seduta negli incroci naturali del complesso.

Helix – sculture di Jan Hendrix

Altra università, sempre dello studio Legorreta Legorreta è la Georgetown University, un centro polifunzionale per studenti, iniziato nel 2005.

Il maestoso viale d’ingresso è valorizzato da una serie di sculture a forma di moderne colonne tortili  in granito rosso.

Georgetown- Ingresso – arch. Legorreta Legorreta -Doha – ©pygmalion-karatzas

 

 

Tutti gli edifici che la compongono sono disposti intorno a grandi aree verdi, le costruzioni sono formate da volumi semplici rivestiti in pietra locale. Il percorso interno che ospita gli spazi comuni è illuminato da lucernari che illuminano gli ambienti con proiezione di luce zenitale. La libreria ha un rivestimento a grate alternate che di notte creano un suggestivo gioco di luci.

Georgetown – esterno libreria – Doha

“Stiamo cambiando la nostra cultura dall’interno, ma allo stesso tempo ci stiamo riconnettendo con le nostre tradizioni. Per noi è importante crescere organicamente”. Sua Eccellenza Sheikha Al Mayassa, Presidente QM

Ancora dello studio Legorreta e Legorreta è la progettazione dell’Università nonché Centro per gli studenti Hamad Bin Khalifa, prevalentemente orientato agli studi islamici.

I volumi delle costruzioni sono quelli tradizionali che si ispirano all’architettura araba, lineari e con l’alternanza di un rivestimento forato in perfetto stile islamico, esternamente è molto forte la presenza di  piloni per l’illuminazione dalla forma particolare che danno l’impressione di grandi alberi fantastici che movimentano il paesaggio, strutture in acciaio verniciato che si pongono come elementi vegetali artificiali, un gioco scultoreo in netto contrasto l’estrema linearità degli edifici.

Università e Centro per gli studenti Hamad Bin Khalifa – Arch. Legorreta e Legorreta

Il LAS (Liberal Arts and Science College – Edificio per le Arti e le Scienze Liberali) è una costruzione progettata nel 2004 da Arata Isozaky e dagli architetti Kazuhiro Kojima e Kazuko Akamatsu  diventando il punto focale per tutti gli studenti del campus di Education City.

LAS – arch. Kazuhiro Kojima e Kazuko Akamatsu – Doha

E’ tra i primi edifici costruiti nel campus ed è progettato attorno a un tema sviluppato intorno ai  tradizionali mosaici arabi che evocano la struttura cristallina della sabbia, la stessa disposizione degli atri interni e dei cortili esterni evoca la struttura a mosaico di una tipica città islamica. Si tratta di una progettazione sia visivamente che architettonicamente sorprendente.

Si tratta di un edificio progettato attorno a un tema sviluppato da tradizionali mosaici arabi che evocano la struttura cristallina della sabbia, una progettazione sia visivamente che architettonicamente sorprendente.

LA BIBLIOTECA

La Qatar National Library è stata inaugurata nel 2018 con un progetto di Rem Koolhaas e il suo studio OMA (Office for Metropolitan Architecture).

“La forma generatrice del progetto è un quadrato cui sono stati “sollevati” due angoli opposti. Uno dei motivi è la necessità di creare un atrio ombroso profondo capace di offrire frescura immediata in questo clima per 7 mesi l’anno piacevolmente caldo, ma per i restanti 5 piuttosto torrido, l’altro motivo, ancora più importante, è portare l’ingresso nel centro dell’edificio. Spesso in questo tipo di costruzioni si accede dal perimetro e si fatica a orientarsi una volta dentro. In questo caso invece si penetra da subito nel cuore dello spazio, ci si trova circondati dai libri e tutto risulta immediatamente evidente”. Rem Koolhaas

National Library – arch. Koolhass – Doha –

Il risultato  è l’apparenza di un parallelepipedo quasi sospeso con gli angoli che si assottigliano inclinati, questi elementi compongono delle facciate a losanga completamente vetrate, dando vita ad una costruzione che assomiglia più ad una scultura dalla forma in movimento. Le finestre creano una superficie continua che esalta questi volumi e ne annullano la corposità.

National Library – arc. Koolhaas – Doha

L’interno è un open space  interrotto solo da esili colonne,  il soffitto bianco lucido  accentua il senso di spaziosità. Non c’è cesura tra ambiente esterno e interno, le grandi vetrate in vetri ondulati autoportanti mettono direttamente in comunicazione lo spazio interno con quello esterno.

L’organizzazione dei libri è realizzata da arredi della Molteni Group come se si trattasse di  gradinate.

Per non interrompere l’unitarietà dello spazio Koolhaas ha realizzato al centro un’area seminterrata a vista che si presenta come uno scavo archeologico: pareti “sezionate” e rivestite di caldo marmo iraniano delimitano salette tematiche e di lettura, cui ha accesso un gruppo più ristretto di studiosi e appassionati di libri antichi.

Un auditorium multi-funzione per conferenze e concerti concepito come un palco sopraelevato che si incastra abilmente nella pianta dell’edificio  senza compromettere l’unità dello spazio, anche perché al posto delle pareti ha una speciale tenda isolante che consente di viverlo come un teatrino a sé stante o un palco aperto da cui rivolgersi all’intera platea della biblioteca.

Fine della prima parte, la seconda parte il mese prossimo!

©Giusy Baffi 2020

L’articolo completo al sito https://www.giusybaffi.com/

© Le foto sono state reperite in rete e possono essere soggetti a copyright . Le foto  sono state inserite puramente a scopo esplicativo. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

Note biografiche sull’autrice:

Giusy Baffi si occupa di antiquariato con la qualifica di perito d’arte nell’ambito di arredi antichi, ha collaborato con diverse testate di settore scrivendo numerosi articoli inerenti l’antiquariato e con una sua rubrica mensile dal titolo “L’esperto risponde”. Il suo interesse è l’Arte a tutto tondo. Ha al suo attivo la pubblicazione di due libri.
La sua passione è la fotografia, ha vinto il concorso fotografico Unicredit/Corriere della Sera 2013, le sue foto sono state pubblicate su prestigiose riviste e quotidiani anche internazionali, sul libro “E poi la luce” edizioni Fioranna, su calendari animalisti e su alcuni siti professionali. Le sue foto sono state presentate ad una mostra personale e a diverse mostre fotografiche collettive nazionali, alla mostra itinerante “Come look my town” organizzata dal gruppo Archiminimal  che in 10 mesi ha toccato le più prestigiose piazze italiane, a mostre internazionali ad Amsterdam, Copenhagen, Berlino, Barcellona, Atene, Vienna, Belgrado, Lisbona, al MIA Photo Fair di Milano 2018 e al  MIA Photo Fair di MIlano 2019, MIA Photo Fair 2020. Sempre nel 2020 una sua foto è stata selezionata per la mostra Humans in Architecture del gruppo  Archiminimal a Roma e Milano, è risultata finalista al Concorso Siena International Photo Awards 2020.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: