Vermeer, due labbra dischiuse a contenere una perla

La storia dell’arte è ricca di ritratti femminili eseguiti solo per illudersi di  poterne carpire i segreti più profondi e preziosi. Racchiusi e protetti tra due labbra come una perla nella sua conchiglia. Difficilmente decifrabili. Come la bellezza di uno sguardo femminile che porta in superficie un mondo interiore complesso e magnetico. Vermeer fu l’artista che più si avvicinò a quel mistero.

di Cristiana Zamboni

In tutta la storia della letteratura e dell’arte la figura femminile è la più rappresentata.  Analizzata, studiata, incompresa ed amata. Fin dall’antichità l’uomo ha cercarto di comprenderne i segreti così da poterla definire in un algoritmo. Ha costruito canoni e definizioni che crollano come castelli di ghiaccio al sole d’estate se vengono posti davanti alla vera bellezza.

Ragazza con l’orecchino di perla
Jan Vermeer
1665

Jan Vermeer  fu uno dei pochi uomini che riusci ad avvicinarsi il più possibile al segreto del mondo femminile. Oltrepassando addirittura l’ermetico sorriso della Gioconda di Leonardo. Fu lui che, ammaliato dalla “Ragazza con l’orecchino di perla”, riuscì ad immortalare l’attimo in cui  il segreto sta per essere svelato. Un segreto che, dal 1666, è posato su quelle labbra socchiuse da lui, magistralmente, dipinte. Contornate da un viso in cui, anche gli occhi,  partecipano vivi e divertiti all’eterno e seducente  gioco a nascondersi.

“Lo fissai negli occhi, e vi lessi la tenerezza. Ma vi vidi anche quello che temevo: delle aspettative.”

T. Chevalier

Jan Vermeer è uno tra i più grandi pittori rappresentativi della pittura fiamminga del Seicento olandese. Si sa molto poco di lui, così come della ragazza con l’orecchino di perla. A causa del suo carattere schivo e riservato acquista il soprannome di ” Sfinge di Delft”.

Nasce a Delft nel 1632 e non lasciò mai la città natia. Morì a quarantatre anni, si pensa per le precarie condizioni economiche in cui versava. Alla morte del padre eredita la locanda di famiglia ed il lavoro  di mercante d’arte.

Autoritratto di Vermeer

Nel 1653 si sposa e si converte al cattolicesimo. Da quel matrimonio nacquero ben quindici figli. Non era un periodo economicamente semplice per il suo paese.  Nella seconda metà del XVII secolo i Paesi Bassi perdono la forza economica conquistata. E le successive due guerre con l’Inghilterra, nel 1652 e  nel 1665,  mettono il paese definitivamente  in ginocchio lasciandolo con pochissime possibilità lavorative.

Vermeer è annoverato fra gli artisti più attenti e riflessivi . Sceglie personalmente, con minuzia e puntigliosità, i pigmenti dei colori da usare per i suoi quadri.  Gli capitava di star via giorni interi   per trovare l’esatto punto di blu oltremare e giallo ocra che tanto amava.

La lattaia
Jan Vermeer
1658

Grande interprete della pittura di genere, ama rappresentare scene di vita casalinga quotidiana. Rappresenta una classe sociale attiva e produttiva. Simbolo dei valori familiari come risorsa fondamentale per un paese in crisi economica, quasi a voler recuperare la dignità che la guerra aveva portato via al popolo olandese.

Le sue donne sono il moto sotterraneo che muove la vita di un paese.

Vermeer si trova in netto contrasto con la tendenza artistica del periodo e decide di trovare una via di mezzo conciliante con la sua visione di pittura creando le famose Tronie. Ovvero ritratti rappresentanti personaggi comuni.

Una delle più famose tronie di Vermeer è  rappresentata dal dolce e sensuale volto di una misteriosa fanciulla dalle incerte origini. Difficile dire se sia  esistita davvero o  sia frutto della fantasia dell’artista.  Potremo ipotizzare  essere una delle giovani donne a servizio nella sua locanda vista la tendenza del pittore a ritrarre le persone che contornavano la sua vita. Vero o no, immaginarla reale,  rende certamente la storia più affascinante. Non ha nome e viene identificata col titolo dell’opera dipinta dall’artista la  “Ragazza con l’orecchino di perla” o la “Ragazza col turbante”.

Una giovane donna dal viso seduttivo e misterioso. Che si  gira verso l’osservatore nell’ istante in cui lui si ritrova davanti all’opera.  L’espressività e  l’eloquenza dell’immagine sono impressionanti.  Avvolta in un’atmosfera silente. In cui i riflessi della luce si muovono a creare una sorta di tangibilità della  pelle e dei tessuti del turbante che la adornano.

“Osservate [nel Gentiluomo e ragazza che beve} la natura morta, così complessa, formata dalla sedia, dalla carta sul tavolo, e infine dal banco, che fa ‘fuggire’ le forme verso il fondo. Guardate bene il disegno, così mutevole di colori e di luce, e poi confrontatelo con la natura morta dell’Amore del Caravaggio: vi troverete lo stesso spirito, ma di un’altra generazione.”

G. Isarlo

Galantuomo e donna che beve
Jan Vermeer
1660

“La ragazza con l’orecchino di perla” è la dimostrazione del maturo virtuosismo pittorico di Vermeer.  Il volto è abilmente modellato col colore e crea la sensazione reale di una pelle giovane e vellutata.  Attraverso pochissime pennellate di luce, l’artista, riesce a donare consistenza epressiva e luminosa ai suoi occhi e carnosità e morbidezza alle sue labbra appena dischiuse. Quest’opera, in ogni suo particolare, esprime la genialità dell’artista olandese.

La scelta del turbante e dell’orecchino di perla non sono da considerarsi particolari canonici della pittura di Vermeer. Sono stati appositamente scelti per creare una composizione equilibrata sia dal punto di vista stilistico che emotivo. E non solo.

particolare de “Ragazza con l’orecchino di perla”
Jan Vermeer

La perla è grande per essere considerata pregiata. Sicuramente era una di quelle finte perle che arrivavano da Venezia. Prodotte in vetro per poi esser ridipinte. Molto meno costose di quelle vere.  In quest’opera la grandezza della perla acquista un valore essenziale. Lì vi si specchia l’ambiente esterno posto di fronte alla modella.  E, grazie alla luce che entra dalla finestra,  si  ha la sensazione di intravedere  una figura umana.

Potrebbe essere il pittore  stesso che le si trova di fronte per ritrarla o lo spettatore dell’opera. Così facendo, l’artista,   pone realmente in quel gioco di sguardi l’osservatore proiettandolo proprio lì davanti a lei e riflesso nel suo orecchino.

“Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.”

Alda Merini

Il vero segreto dell’opera è la capacità di suscitare un’attrazione particolare da parte dell’osservatore  verso il soggetto. Simbolicamente legata alla psicologia del profondo. Sicuramente attribuibile al linguaggio corporeo insito nella postura  assunta dalla fanciulla. Ella ruota il collo spostando il viso quasi all’altezza delle spalle. Portando gli occhi  al massimo grado di angolazione come a cercare qualcosa che sta dietro all’osservatore.  In un civettuolo atteggiamento atto ad instillare il dubbio che lei sia interessata ad altro.

particolare occhi

Affascinante e morbida in un posa tra il venire e l’andare. Tra l’invito a seguirla ed il suo porgersi a chi la guarda. Tra il suo concedersi e ritrarsi allo stesso tempo. Tipico della sensualità femminile.

“Le donne dei suoi quadri… lui le tira dentro nel suo mondo. Tu ti ci potresti perdere.”

T. Chevalier

Unico soggetto di tutta l’ambientazione dell’opera. La luce, che proviene dall’alto,  è al servizio dell’esaltazione della sua ingenua e consapevole voluttuosità. La sua immagine si scaglia in un profondo buio che l’avvolge così come l’avvolge l’eterno mistero della sua storia.

L’arte di Vermeer è al servizio della sua modella.

… I suoi occhi si agganciarono ai miei. Non riuscivo a pensare a nulla se non che il loro colore grigio era identico all’interno di una conchiglia di ostrica. Sembrava che stesse aspettando qualcosa. Il viso incominciò a contrarmisi dalla paura, forse non gli stavo dando quello che desiderava.

Tracy Chevalier

Osservando l’opera è possibile percepire tutte le sensazioni che l’artista deve aver provato di fronte a così tanta sensuale purezza. Il battito del cuore accellerato. La voglia delle sue mani di poterla accarezzare e sfiorare le sue rosse labbra. Il sentirsi attratto da quello sguardo invitante ma, allo stesso tempo, pudicamente ritroso. Il voler avvicinarsi per poter ascoltare quel mistero pronto ad esser svelato.

Particolare bocca 

Una sfuggente passione carnale e spirituale.  Resa eterna dalla maestria di un genio creativo malinconico e sempre alla ricerca della perfezione.  Un segreto posato su quelle labbra in eterna attesa d’esser svelato.

Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge.

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