Digressioni sulla fotografia, a tu per tu con Salvatore De Rosa.

Per la rubrica Digressioni sulla fotografia, curata da Luigi Coluccia, in copertina oggi c’è Salvatore De Rosa. Nel consueto appuntamento dedicato all’approfondimento dei nostri autori, ne racconteremo la storia e la fotografia.

di Luigi Coluccia

Salvatore De Rosa, nasce a Napoli nel luglio del 1972. Ha due grandi passioni, la fotografia e i viaggi, un binomio molto interessante che stimola in Salvatore tutta la sua potenza comunicativa nella fotografia di reortage.

Amo immortalare gli istanti di vita reale, gli sguardi che incontro per strada, le persone e le scene in cui mi imbatto battendo le strade del mondo.

Già, Salvatore ci regala emozioni forti, di quelle che sanno parlare, che arrivano dritte al cuore e vengono trasmesse attraverso la sua grande sensibilità e capacità di racconto. “La maggior parte delle mie fotografie sono scattate per strada, passeggiando nella mia splendida Napoli – ci dice orgoglioso –  oppure in giro per il mondo durante i miei viaggi. Le mie fotografie non sono mai costruite e raramente vengono modificate. La macchina fotografica rappresenta per me un  terzo occhio capace di fissare per sempre quello che attraverso i miei sensi, colpisce il mio cuore“.

Fotografie tratte dalla serie “Barlume di innocenza”

Le fotografie di Salvatore, sono semplici, immediate, a volte irriverenti ma con l’ardire di raccontare sempre la verità, anche quella che a volte si vorrebbe far tacere. Curiosità e semplicità sono qualità che animano questo fotografo d’emozioni e di storie di tutti i giorni, ci riportano al vero significato della fotografia, quello che sfugge dalla spettacolarizzazione a tutti i costi, che si ritaglia il suo angolo di semplice rappresentazione della realtà come unico obiettivo.

Fotografie tratte dalla serie “Il Femminiello”

Le fotografie di Salvatore sono state pubblicate su “Vogue”, “Camera Raw”,  “Repubblica” e molte altre riviste fotografiche importanti. Nella sua storia di fotografo amatore ha ricevuto riconoscimenti, fra i quali il terzo posto e la menzione d’onore per la categoria reportage al FIOF Italy International Photography Awards, nel 2016 e nell’edizione del 2018 il primo posto con menzione d’onore per la categoria Reportage ed il primo posto per la categoria Architettura. E’ stato inoltre  selezionato dal FIOF per una mostra Al Palazzo dei Sette di Orvieto, con dieci fotografie tratte dal reportage ” Tra Sacro e Profano”, realizzato in India. Le opere vengono per la prima volta esposte in una location, così prestigiosa, nell’ambito dell’Exhibitions FIOF “La bellezza salverà il mondo”.

AVB: Salvatore, anche per te la solita domanda d’apertura. Come ti sei avvicinato alla fotografia, come si è accesa in te questa grande passione?

SDR: Ho incominciato a fare “ foto” nel momento stesso in cui ho incominciato a viaggiare, circa venticinque anni fa. Inizialmente le mie erano le classiche fotografie fatte dal turista. La passione invece si è accesa nel momento in cui ho cominciato a desiderare di immortalare quei momenti in giro per il mondo, riportandoli a casa con me.

Ma è solo da dieci anni che ha assunto una dimensione vera e propria, che ha preso corpo una reale consapevolezza, allorquando comprai la mia prima reflex e capii che tipo di fotografie volevo realizzare, quelle che comunemente vengono classificate nei generi di street photography  e reportage.

AVB: Cosa rappresenta per te la fotografia?

SDR: La fotografia per me è un miracolo che si ripete ogni volta che riesco a immortalare un istante, rendendolo immortale, isolandolo dal tempo che inesorabilmente trascorre, a volte senza lasciarci il modo di pensare.

AVB: La fotografia che prediligi è essenzialmente quella di reportage. Come sovente accade però, immaginiamo sia stata l’approdo finale maturato dopo un percorso di ricerca stilistico ed artistico più lungo ed articolato, puoi raccontarcelo?  Da ultimo, cosa ti attrae in questo genere?

SDR: Si esatto. Prediligo la fotografia street e quella di reportage che sono state le mie primissime passioni. Sono partito da questi due generi ai quali sono rimasto fedele e semmai evoluzione c’è stata, è stata proprio quella che mi ha spinto da alcuni anni ad affiancare la street e il reportage alla fotografia d’architettura.

AVB: Salvatore, vorrei approfondire ora il significato della tua fotografia. Abbiamo detto che fotografi per amore della fotografia, che fotografare e viaggiare sono le tue grandi passioni, che è da questo binomio inscindibile che nascono tutte le tue foto. Parli inoltre del tuo amore per quegli istanti di vita reali che immortali con una tale naturalezza che permette a chi fruisce della visione dei tuoi scatti di trovarsi catapultato subito in un mondo che poi è il tuo. Raccontaci il tuo punto di vista che credo sia inesorabilmente intrecciato al tuo vissuto.

SDR: Si amo la fotografia e tutto ciò che rappresenta. Ho avuto la fortuna di viaggiare tanto, anche in luoghi del mondo caratterizzati da realtà politiche e condizioni sociali difficili. Solo con il senno del poi ho capito cosa mi sono perso da un punto di vista fotografico, durante quei viaggi. Purtroppo non avevo ancora maturato del tutto questo mio sentire, questa mia voglia e bisogno di raccontare storie attraverso un obiettivo. Mi limitavo a fare foto turistiche, come amo ripetere spesso, vorrei tanto poter rivivere quelle sensazioni e quei momenti alla luce della mia maturità artistica odierna. 

AVB: Come riesci a trasmettere queste emozioni? Ti sei fatto nel tempo un’idea delle qualità e della sensibilità che deve avere un fotografo per poter riuscire ad entrare nelle emozioni di chi la fotografia la osserva?

SDR: In realtà non ci ho mai pensato. Cerco sempre di cogliere l’attimo. Rendendo poi pubbliche le mie foto, faccio dono dei miei sentimenti a chi ha il piacere di osservarle e la giusta sensibilità per leggerle. Ecco io cerco di fare questo, sperando sempre di suscitare emozioni in chi le osserva, qualunque esse siano.

AVB: Da quali grandi autori della fotografia o del mondo della pittura hai tratto ispirazione per realizzare i tuoi lavori fotografici?

SDR: In tutta onestà devo confidarti che non mi ispiro a nessuno in particolare. Certo, ci sono una serie di fotografi che adoro, penso a Steve McCurry, Henri Cartier-Bresson, Sebastião Salgado, Garry Winogrand, Vivian Maier e Bruce Davidson.

AVB: Napoli è bellezza, è speranza, è passione e tradizione. Mille sensazioni uniche tutte intrecciate alle pendici del Vesuvio, in una città ricca di arte, che vive tra mille contraddizioni. Scorci meravigliosi si contrappongono ad altri più duri. Sono le luci e le ombre di una città che lascia sempre un segno indelebile nei ricordi di chi la visita. Napoli, con tutte le sue contraddizioni, sembra essere il set nel quale riesci a muoverti meglio. Conosco molto bene la tua città, ma ti confesso che spesso mi ha inibito alla fotografia, sembra sempre di essere fuori luogo, fuori contesto. Ti mette nella condizione di sentirti non all’altezza di rappresentarla come sarebbe opportuno fare per renderla vera, sentita, viva.

SDR: Sono nato, cresciuto e vissuto a Napoli, questo inevitabilmente mi aiuta tanto per il tipo di fotografia che prediligo. Mi aiuta perché è una città in cui non puoi non trovare ispirazione. Giro tra i vicoli e le strade di questa città, anche mille volte, ma posso garantire che ogni volta si possono cogliere momenti particolari e così diversi dagli altri, che sembra quasi di trovarsi in tante realtà diverse.

Napoli è un teatro all’aperto, dove riesco a trarre tanta ispirazione. Non sono completamente d’accordo sulla tua affermazione, a mio avviso invece Napoli ti mette a proprio agio, in quanto le persone sono abituate ad essere fotografate, sembra quasi che lo desiderino, non c’è quel distacco che sembrerebbe esserci, chiaramente bisogna sempre avere il massimo rispetto.

AVB: L’essere napoletano a tuo avviso aggiunge possibilità che non sono concesse e quindi precluse a prescindere per chi napoletano non è? A mio giudizio per interpretare correttamente lo spirito della tua meravigliosa città serve conoscerne affondo la sensibilità, più di quanto avviene in altre realtà, ritengo quindi Napoli  una città unica in questo, sei d’accordo?

SDR: Chiaramente essendo di Napoli sono agevolato molto, ma ti assicuro che chiunque può venirci e fare tante belle foto senza problema. Napoli e la sua gente si prestano volentieri. Ogni giorno viene presa d’assalto da persone con la passione della fotografia. Purtroppo i luoghi comuni spesso hanno il potere di distorcere la realtà.

AVB: Fotografia e sociologia nascono nello stesso periodo storico, siamo nella seconda metà dell’800 e condividono la medesima curiosità nei confronti della società. Tuttavia hanno ben presto preso strade diverse, per inseguire, ciascuna, la propria aspirazione: diventare arte, la prima; trovare riconoscimento in qualità di scienza, la seconda, anche se sempre con dei mal celati complessi di inferiorità verso le “vere scienze”, essendo appunto una disciplina giovane. L’importanza del mezzo fotografico, quale strumento di conoscenza della realtà, tuttavia, non è mai venuta meno.

SDR: Non tutti si rendono conto che chi ama la fotografia ha nelle mani, a disposizione, uno strumento potentissimo, che può rendere immortale un momento e il tempo che lo ha concesso. Le fotografie possono raccontare qualcosa che altri non riescono a vedere, o che non hanno la possibilità di vedere. La fotografia è verità, è un istante che dura per sempre. 

AVB: La tua fotografia di reportage, specie quando riferita alla società che hai sempre vissuto e respirato, sembra proprio improntata allo studio e alla rappresentazione sociologica dei rapporti tra i suoi abitanti ed un territorio a volte difficile, problematico, in cui tuttavia emerge sempre un sentimento di speranza. Il tuo rapporto con i tuoi soggetti, è casuale? Nasce e muore nel tempo di una fotografia o si crea con il tempo, ponendo la giusta attenzione a quegli equilibri necessari che rendono la fotografia scattata più vera e sincera possibile? Cosa rimane invece a te come patrimonio conoscitivo ed emozionale da questi incontri e da questo scambio simbiotico di sensazioni?

SDR: A volte è casuale, altre volte invece con i miei soggetti si è instaurato un rapporto conoscitivo, mi hanno raccontato delle loro vite, facendomi capire che non bisogna mai “giudicare” nessuno dall’apparenza, perché ogni persona ha una sua storia personale, nella fattispecie dei miei soggetti, spesso triste e sfortunata.

AVB: Ma come detto ami molto viaggiare e la tua fotografia ha raccontato anche tanti altri luoghi e popoli. Quali viaggi, dal punto di vista fotografico sono stati più stimolanti e perché? Quali sensazioni riporti a casa dopo un viaggio e cosa invece lasci della tua napoletanità alle persone che in quei viaggi incontri?

SDR: Come ho detto prima ho viaggiato tanto, ma non sono riuscito a raccontare quello che ho visto in giro per il mondo e ti assicuro che ne ho viste di cose che avrebbero meritato di essere raccontate. Molti viaggi sono solo nella mia memoria, non documentati fotograficamente, perché a quel tempo, per me aveva senso solo raccontare di me in quel luogo, piuttosto che ciò che quel luogo suscitava in me. 

I luoghi più stimolanti dal punto di vista fotografico, sono stati senza ombra di dubbio i paesi del sud America, anche se al primo posto metterei l’India, un vero e proprio miscuglio di religioni, un intreccio tra sacro e profano, un set fotografico mai visto prima. E’ proprio dopo aver visitato questi luoghi che mi sono sentito fortunato di essere nato in Italia.

AVB: Di quali strumenti tecnici ti avvali, tipo di macchina fotografica, obiettivi e post produzione?

SDR: Attualmente posseggo una Nikon D750 con un obiettivo 24/120 ed una Fuji XT2 con un obiettivo 18/55 che uso per la street e i viaggi, praticamente è sempre con me. Come post produzione camera RAW, ma giusto quel poco che occorre in quanto non amo stravolgere e le mie fotografie. 

AVB: Hai nel breve periodo dei progetti fotografici di cui ti stai occupando o che vorresti mettere a punto?

SDR: Si, ci sono alcuni progetti che sto portando avanti, ma per il momento su di essi mantengo il più assoluto riserbo.

AVB: Per finire, si percepisce nel tuo lavoro e nelle tue parole molta passione per ciò che fai, cosa ti sentiresti di suggerire a coloro che inesperti vogliano approcciare la fotografia? Cosa ti ha insegnato la tua esperienza?

SDR: Occorre innanzitutto essere animati da tanta passione, documentarsi, studiare e fare tanta pratica, la solo teoria non basta. Per fare buone foto non occorrono macchine fotografiche costosissime, chiaramente anche lo strumento ha la sua importanza, ma non è tutto. Tanti credono che macchine fotografiche super performanti, possano da sole tirare fuori scatti meravigliosi. A mio avviso non è cosi. La macchina fotografica non sa fare fotografie, siamo noi che dobbiamo imparare a farle. 

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[Ndr]: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse da Salvatore De Rosa © ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.


Note biografiche sull’Autore

Gigi, salentino di nascita e romano d’adozione, intraprende il percorso di laurea in Economia Bancaria e successivamente abbraccia la carriera militare. Alterna la passione per l’economia e la letteratura, ereditata dal nonno, a quella per la fotografia che coltiva da tempo, applicandosi in diversi generi fotografici, prima di approdare alla fotografia di architettura e minimalismo urbano in cui trova espressione la sua vena creativa. 

Dotato di personalità votata alla concretezza e con uno spiccato orientamento alla cultura del fare,  Gigi intuisce le potenzialità aggreganti della fotografia unite alla possibilità di condivisione offerte dal Social e fonda il Gruppo ArchiMinimal Photography attraverso il quale riesce a catalizzare l’attenzione di tanti utenti italiani e stranieri attorno ad progetto di più ampio respiro che aggrega una nutrita comunità attiva di foto-amatori. Impegnato nella promozione e nella divulgazione della cultura fotografica, crea il magazine ArteVitae, progetto editoriale derivato dal successo della community social, per il quale scrive monografie ed approfondimenti sugli autori fotografici e cura la rubrica Digressioni sulla Fotografia, ricercando nel panorama fotografico contemporaneo,  personaggi e spunti di interesse di cui parlare. 

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