Digressioni sulla fotografia, a tu per tu con Andrea Gottardi.

Per la rubrica Digressioni sulla fotografia, curata da Luigi Coluccia, in copertina oggi c’è Andrea Gottardi. Nel consueto appuntamento dedicato all’approfondimento dei nostri autori, ne racconteremo la storia e la fotografia.

di Luigi Coluccia

Andrea nasce a Vittorio Veneto in provincia di Treviso nell’ottobre del 1984. Dopo la maturità, Andrea è un geometra, cambia radicalmente indirizzo di studi e si iscrive all’Accademia musicale di Bologna dove si diploma nel 2007. Dopo diversi anni di insegnamento musicale e concerti però, torna alle origini ed avvia un’agenzia immobiliare, successivamente costituisce una sua società di costruzioni ed infine apre un ristorante.

Non c’è che dire, non siamo ancora entrati nel vivo di un personaggio tutto da scoprire ma l’inizio è già indicativo di una personalità ricca di sfumature. La fotografia ha sempre rappresentato il sottofondo di questa vita affascinate e densa di avvenimenti, dal 2009 infatti ha accompagnato tutta la sua esistenza scandendo i ritmi di tutte le numerose attività svolte, fino a diventare, per concludere, la sua occupazione principale.

Dal punto di vista fotografico possiamo considerarlo un autodidatta. Non ha infatti seguito corsi e non ha nessuna formazione scolastica in merito. I suoi più cari maestri sono rappresentati dai tantissimi libri letti sulla storia dei grandi fotografi e pittori.

Mi ero già imbattuto fortuitamente in Andrea e nella sua singolare ed avvincente storia diversi mesi fa, ma come spesso accade, a causa dei ritmi di vita frenetici cui siamo sottoposti ogni giorno e nonostante mi fossi riproposto più volte di approfondirla, solo ora sono riuscito a farlo.

Avevo con ogni probabilità inconsciamente già stabilito, che il mio appuntamento con Andrea sarebbe prima o poi arrivato. Alla fine di settembre infatti, durante la mia visita al Live di Novafeltria organizzato dal gruppo Facebook Semplicemente Fotografare, evento di cui ci siamo ampiamente occupati, ho avuto modo di incontrarlo personalmente e di poterne ammirare l’opera e l’arte.

Quella che mi sono trovato davanti, era proprio il genere di persona che avevo  immaginato: un ragazzo dotato di una vivida intelligenza, estremamente sensibile, capace di metterti subito a tuo agio regalandoti sempre il suo sorriso, capace di trasmettere immediate sensazioni positive. Un ragazzo umile, orgoglioso e tenace, che ha saputo fare di necessità virtù, che ha saputo trovare nella forza della sua arte una ragione di vita e un modo unico di relazionarsi con il mondo.

Andrea Gottardi

AVB: Andrea, grazie per aver accettato il mio invito a raccontarti. Immagino non sia così semplice per te, abituato a farlo con le tue immagini e la tua musica,  raccontarti a parole davanti ad un pubblico. Apprezzo quindi molto questo tuo sforzo, che considero come sempre un graditissimo omaggio, un privilegio di cui godere. Sento il desiderio di approfondire la tua conoscenza, i tuoi lavori e la tua visione sul mondo della fotografia. Sono certo che anche i nostri lettori apprezzeranno molto.

GB: Grazie a te, a voi. Per me è un grande piacere essere qui. Spero solo di essere all’altezza delle vostre aspettative! 

AVB: Sono certo che lo sarai e che andrai anche oltre. Ma veniamo a noi, vorrei infatti riuscire a farti conoscere meglio dai nostri lettori, sono certo che la tua storia avrà su di loro lo stesso dirompente impatto emotivo che ha avuto su di me, vorrei tanto riuscire a trasmettere loro le forti emozioni che ho provato io quando mi ci sono imbattuto. Abbiamo già scritto del tuo variegato percorso di studi, come ritieni abbia influito e determinato la tua passione artistica e la tua fotografia?

AG: Diciamo che la mia grande passione per la musica, alimentata dai miei studi all’Accademia musicale, ha influito notevolmente sulla mia fotografia. Suonando infatti per molti anni davanti a centinaia di persone ho sviluppato nel tempo una certa capacità di stabilire con loro un legame empatico.

Andrea in Concerto

Questa dote molto particolare mi è servita tantissimo in fotografia dove per il genere fotografico che pratico ho fortemente bisogno di riuscire a stabilire con i miei soggetti un rapporto molto stretto, quasi intimo, capace di metterli a proprio agio e al tempo stesso di farmi immaginare per loro un progetto sempre personale, studiato ad hoc. 

Andrea al lavoro

AVB: Hai accennato al genere fotografico che pratichi, dell’approccio che prediligi, un lavoro originale e anche inusuale che hai inteso racchiudere sotto il nome di Secret Stories. Puoi parlarcene?

AG: Certamente, Secret Stories è il mio progetto e brand, un lavoro fotografico in cui la protagonista assoluta è la fotografia di ritratto. Ho fotografato infatti centinaia di persone, prevalentemente di genere femminile, in giro per tutta Italia. Le Storie Segrete sono cominciate con la necessità di creare il mio mondo intimo, bisogno nato perché non mi sento di appartenere a questa realtà, a quest’epoca.

Le ho chiamate Storie Segrete perché cerco di raccontare una storia con ogni immagine che realizzo, legando ad essa indissolubilmente il mio vissuto, le mie sensazioni più personali e segrete. Negli anni poi, queste mie foto sono state condivise da riviste internazionali, sia per il mercato on-line che per quello tradizionale. 

AVB: Inutile dire che ci hai incuriosito. Hai realizzato questo lavoro in giro per l’Italia, raccontaci però come nasce l’idea di questo progetto e come hai pensato di realizzarla, perché è proprio questo il punto forte di questa storia.

Andrea ed il Giallone

AG: Secret Stories nasce dall’esigenza di riuscire a convogliare ed esprimere tutte le mie emozioni. Ogni fotografia di questo progetto è una storia a se stante, che riesco a condividere con gli altri, ma che in cuor mio, mi appartiene, segretamente mi appartiene ecco!

Come ho deciso di realizzare questo mio progetto? Girando il paese in camper. Ho acquistato un Ford Transit del 1981 aiutato da un Crowfunding, attraverso il quale i miei tanti amici e fans hanno potuto aiutarmi a realizzare questa impresa. Il Camper è di colore giallo, da qui il nome di Giallone.

AVB: Davvero interessante, questa storia mi ha subito intrigato proprio per questa sua particolarità. Come hai avuto l’ispirazione per realizzare un’idea così suggestiva?

AG: Mi sono ispirato ai pittori del Grand Tour che, nel 1700, giravano l’Europa facendo ritratti o dipingendo paesaggi Italiani su commissione per mantenersi, guadagnando anche il danaro per finanziare i loro viaggi verso le mete più ambite dell’arte, Venezia, Firenze, Roma.

Ho pensato che avrei potuto concretizzare anche io un’idea di questo tipo, realizzando fotografie in cambio di beni di consumo come cibo e carburante per il mio mezzo di trasporto. Quello che loro erano stati così bravi a fare con la pittura, io lo avrei fatto con la fotografia. E così è stato.

AVB: Decisamente romantico, una storia davvero da raccontare, da cui lasciarsi rapire. Come nasce invece questo modo di fotografare i soggetti così caratteristico e come instauri il rapporto con loro prima dello scatto, che è solo la fase finale di un percorso destinato ad andare più in profondità?

AG: La mia arte è molto più vicina alla pittura che alla fotografia. Infatti non amo definirmi fotografo. Le mie influenze derivano principalmente da maestri dell’arte come Turner, Lorrain, Klimt, Mucha, per citarne alcuni.

Quando fotografo un soggetto cerco di creare empatia immediatamente, a volte semplicemente fermandomi a parlare e conoscendolo meglio tra una sigaretta ed un caffè, proprio per cercare di instaurare con lui un rapporto di fiducia. 

Mi piace molto la fase che precede lo scatto. La ricerca degli oggetti da inserire nella composizione, i vestiti da utilizzare e il modello giusto per incarnare quello che ho in mente, nonché la fase in cui avviene la creazione degli ornamenti. C’è poi tutto un lavoro imperniato sulla ripresa, sulla ricerca della posizione perfetta e sulla gestione ottimale della luce. 

AVB: Come nasce invece l’originale lavoro di post- produzione durante il quale applichi al soggetto ripreso ed alla composizione ideata i tuoi magici sfondi?

AG: La prima sensazione che deve giungermi da un’immagine è proprio il senso di avvolgimento, di accoglienza. Sì, voglio sentirmi avvolto dall’immagine, catapultato nell’ambiente che ho creato, voglio sentirmi al sicuro in quello che vedo, rimanendo incastrato in quella sensazione per tutto il tempo che desidero, protetto da tutti e tutto.

Una volta che ho la foto nella mia macchina fotografica, inizia la fase di post-produzione, in cui mi isolo per ore di fronte al monitor del computer, cercando di creare la mia arte. Attendo il momento giusto, quello in cui il mio umore entra in una fase vibrante, il momento in cui il silenzio si fa sordo. Seguo quindi  il mio umore del momento, determinato in parte anche dallo scambio di sensazioni avute con il soggetto e affidandomi al mio istinto e gusto, decido quale sia lo sfondo più idoneo a rappresentarlo.

AVB: Spesso negli sfondi usati per realizzare le tue composizioni compaiono dei teschi. Puoi spiegarci il perché di questa scelta così forte e netta e anche un po’ macabra?

AG:  Si è vero, i teschi sono spesso presenti nelle mie foto, a testimonianza del mio desiderio di scavare più in profondità e andare oltre le apparenze, credo rappresentino la parte più vera di noi stessi, ci identificano, senza alcuna differenza nel sesso, nell’età, nella religione o nel modo di pensare.

AVB: Interessante. Immagino tu sia depositario di numerosi aneddoti accumulati nei tanti viaggi che ti hanno visto protagonista, con il tuo Giallone, nel tuo peregrinare in giro per l’Italia. Ce ne racconteresti uno che ti ha particolarmente colpito?

AG: Certamente, mi viene subito alla mente di una sera in cui stavo percorrendo l’autostrada che da Piacenza porta a Milano. In una delle tante auto che mi superava, il mio Gallone non si distingue infatti per la brillantezza delle sue prestazioni stradali, viaggiava una persona che si è subito incuriosita della sua particolarità, tanto da sentire l’esigenza di informarsi subito dopo il suo arrivo a destinazione, complice la rete e di riuscire a mettersi in contatto con me.

Si trattava di una coppia di giovani ballerini/acrobati che solo dopo due giorni dalla telefonata, ho fotografato nella loro palestra a Milano. Ho scoperto solo successivamente che si trattava di due artisti molto conosciuti per via della loro partecipazione al programma televisivo Italia’s Got Talent, del quale erano stati anche finalisti!

AVB: Possiamo quindi affermare che, nato da un’improvvisa ed inaspettata necessità, questo tuo mondo sta diventando il modo in cui riesci ad esprimerti al meglio? Se sì, perché?

AG: Ho avuto sempre molta difficoltà nell’esprimermi, soprattutto a parole e la fotografia in questo senso mi ha insegnato molte cose. E’ diventata il linguaggio con cui riesco ad esprimermi al meglio, quello grazie al quale riesco liberamente a far emergere le mie sensazioni più intime e profonde, disegnando le mie immagini con la luce.

AVB: Devo dire Andrea che la tua è proprio una storia d’atri tempi. Viviamo in una società fortemente ripiegata su se stessa, in cui l’io è diventato più importante del noi. Tu ti sei trovato in diverse circostanze nella condizione di dover chiedere aiuto, trovando sempre il supporto di tante persone, anche economico. Come spieghi questa controtendenza sociale?

AG: Nel mio caso posso ricondurre questa controtendenza al fatto che evidentemente ho saputo seminare bene nel corso della mia vita. Ho saputo dare e trasmettere a chi mi sta intorno positività, altruismo, onestà, sincerità, gentilezza.

Lavoro ogni giorno su me stesso, sforzandomi di essere una persona migliore e tratto gli altri sempre come vorrei essere trattato io. Ora continuo a seminare e quando verrà il tempo di raccogliere, raccoglierò. E voi? Cosa avete seminato?

AVB: Facciamo un passo indietro adesso, quale è stato l’evento che ha scatenato in te la voglia di misurarti con la fotografia? Quale è stato l’evento che ha fatto nascere in te questa passione al punto di farla diventare un vero e proprio lavoro?

AG: Come quasi ogni cosa nella mia vita, è successa un po’ per caso. Ho comprato infatti la prima reflex nel 2009, dopo aver vinto 800€ al casinò di Venezia! Mi trovavo lì per una serata con amici e la dea bendata mi ha offerto questa opportunità, vincere dei soldi, che io ho deciso di investire nell’acquisto di una reflex.

Dal quel momento in poi, la fotografia è stata una continua scoperta per me, una fucina di emozioni forti, sotto forma di numerose soddisfazioni, che mi hanno spinto nel corso degli anni a farne una professione.  

AVB: E’ giunto il momento che tu ci risponda ad una domanda topica, un classico delle mie interviste. Cosa rappresenta esattamente per te la fotografia?

AG: E’ una cura per i miei problemi di depressione ed attacchi di panico, miei compagni di vita da molti anni. La fotografia mi mette costantemente alla prova rendendomi così più forte, più consapevole.

E’ una chiave per aprire porte che non riuscirei mai ad aprire da solo, è una fortuna, perché ha portato e continua a portare, persone meravigliose nella mia vita. In sintesi dunque, è una parte di me cui non saprei più rinunciare, è l’obiettivo attraverso il quale vivo e decifro le mie emozioni.

AVB: Adesso qualche aspetto tecnico, le tue immagini sono così particolari e ricche di quel fascino tipico della pittura che siamo davvero curiosi di sapere di quali strumenti tecnici ti avvali e di che software utilizzi per realizzare questa particolarissima post produzione.

AG: Posseggo una reflex della Nikon, uso sempre un obiettivo 24-70 e per la post produzione mi avvalgo di un pc portatile e del programma Photoshop. Tutto qui.

AVB: Presenterai al tuo pubblico nel breve periodo dei progetti fotografici di cui ti stai occupando o che vorresti mettere a punto?

AG: Sì, Secret Stories on Tour è il progetto che sto sviluppando da un anno e credo che proseguirà per almeno un altro. Dopodiché, come sempre, prenderò la vita per come viene, senza progetti, senza programmi, giorno per giorno.

AVB: Per finire, si percepisce nel tuo lavoro e nelle tue parole molta passione per ciò che fai, cosa ti sentiresti di suggerire dunque a coloro che inesperti vogliano approcciare la fotografia? Cosa ti ha insegnato la tua esperienza?

AG: La fotografia è un mezzo potente che richiede coraggio.  Viviamo in un periodo storico in cui grazie alla rete abbiamo la possibilità di poter apprezzare mostre fotografiche e d’arte 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. SFRUTTATELA!  

Ogni fotografia che fate, è l’espressione di ogni singolo evento vissuto, ogni singolo viaggio, ogni singola esperienza fatta, ogni profumo annusato, ogni persona incontrata, ogni alba vista, ogni litigata, ogni caduta ed ogni risalita. Tutte le vostre scelte sono visibili nella vostra fotografia, in ogni singola foto, anche se non ve ne rendete conto.

VIVETE PIU’ CHE POTETE! 

AVB: Davvero un bel viaggio quello che ci hai saputo donare Andrea. Un’emozione che corre sulle ruote del tuo Giallone e che si sprigiona attraverso il tuo grande cuore. Grazie per la disponibilità e per la sincerità con cui ti sei raccontato a noi.

AG: Grazie a voi, davvero. Un saluto a tutti gli amici di ArteVitae. 

Riferimenti dell’autore

Web site

Pagina Facebook

Secret Stories on Tour

Photogallery di Andrea Gottardo


[Ndr] : Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse Andrea Gottardi © ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.


Note biografiche sull’Autore

Gigi, salentino di nascita e romano d’adozione, intraprende il percorso di laurea in Economia Bancaria e successivamente abbraccia la carriera militare. Alterna la passione per l’economia e la letteratura, ereditata dal nonno, a quella per la fotografia che coltiva da tempo, applicandosi in diversi generi fotografici, prima di approdare alla fotografia di architettura e minimalismo urbano in cui trova espressione la sua vena creativa. Dotato di personalità votata alla concretezza e con uno spiccato orientamento alla cultura del fare,  Gigi intuisce le potenzialità aggreganti della fotografia unite alla possibilità di condivisione offerte dal Social e fonda il Gruppo ArchiMinimal Photography attraverso il quale riesce a catalizzare l’attenzione di tanti utenti italiani e stranieri attorno ad progetto di più ampio respiro che aggrega una nutrita comunità attiva di foto-amatori. Impegnato nella promozione e nella divulgazione della cultura fotografica, crea il magazine ArteVitae, progetto editoriale derivato dal successo della community social, per il quale scrive monografie ed approfondimenti sugli autori fotografici e cura la rubrica Digressioni sulla Fotografia, ricercando nel panorama fotografico contemporaneo,  personaggi e spunti di interesse di cui parlare. 

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