Senza mediazione, la fotografia di Davide Colagiacomo

di Alessandra Cellanetti

Nel consueto appuntamento dedicato all’approfondimento del lavoro fotografico dei nostri autori, oggi conversiamo amabilmente con Davide Colagiacomo, disponibile ed entusiasta amico del nostro gruppo. Come insito nelle sue qualità umane che tanto apprezziamo, Davide ha deciso di accettare il nostro invito ad aprirsi con noi permettendoci di conoscerlo, attraverso le sue immagini ma anche regalandoci un affaccio sul suo pensiero e sul suo quotidiano. Buona lettura!

Nato a Genova nel 1973, città in cui vive, si definisce un ingegnere mancato, si occupa da venti anni di spedizioni marittime e gestisce un piccolo cinema insieme ai genitori. Detesta il calcio ma gli piacciono molto gli sport acquatici, il nuoto la vela e la subacquea. Adora smontare le cose per vedere cosa c’è dentro, gli piacciono i Lego e abbiamo potuto appurare, tramite le sue immagini, che ama anche fotografarli. Non ultimo, ha fondato un anno fa con alcuni amici l’Associazione Culturale Sintesi nata con l’intento di alimentare l’espressione artistica e come afferma egli stesso “per svegliare un po’ le teste addormentate di questa città!”, attraverso la ricerca di sinergie e valorizzazione di differenti forme di espressione artistica di fronte a tematiche comuni. “Nel nostro piccolo cerchiamo di valorizzare chi ha capacità artistiche di qualunque tipo attraverso workshop, occasioni di mostre, visite a luoghi famosi ed esposizioni” aggiunge con soddisfazione Davide.

© Davide Colagiacomo

AMB: Davide, la consueta domanda che poniamo all’inizio delle nostre interviste, come e quando nasce in te la passione per la fotografia?

DC: Ho la passione della fotografia da quando ad otto anni,  mi feci regalare una mitica Olympus XA2 per la comunione. Mio padre aveva una piccola camera oscura dismessa: non l’ho mai usata, ma tutti quegli strumenti mi affascinavano terribilmente, così come le pellicole e i proiettori ‘dietro’ ai cinema, che fin da piccolo ho avuto la fortuna di frequentare non solo da spettatore. Ma  è diventata una passione più seria da circa sei anni, quando, in concomitanza di un periodo di crisi personale abbastanza profonda, ho cominciato inconsciamente a farne una forma di espressione personale che mi ha aiutato ad uscirne.

AMB: Quindi sovvertiamo la casistica secondo cui la passione per la fotografia ci viene in qualche modo trasmessa , il tuo è stato un colpo di fulmine?

DC: Si, decisamente. Mediato sicuramente dal fatto di avere ‘respirato’ aria di fotografia in casa, ma del tutto casuale, come un amore vero e proprio che non ha motivazioni razionali. Il colpo di fulmine si è poi evoluto in qualcosa che è divenuta una forma di espressione alternativa alla parola. Per me che ho sempre avuto una personalità evasiva e spesso subordinata al giudizio altrui, la fotografia è stato il mezzo per essere me stesso senza mediazione. Quando scatto mi sento veramente libero e trasparente, il mio pensiero esce chiaro e senza vergogna e questo mi ha aiutato tantissimo nella vita quotidiana.

AMB: Sbirciando le tua pagina facebook ed il tuo sito si notano le tue peculiarità eclettiche ma c’è un genere in particolare per il quale ti senti portato ed un altro verso il quale senti meno inclinazione?

DC: Mi piace molto la fotografia architettonica, la street e quel ramo chiamato “minimal” dove secondo me, affluisce tutto quello che sa di bello ma non si riesce a classificare. Amo fotografare luoghi abbandonati, unendo il piacere dell’esplorazione di luoghi sconosciuti a quello di cogliere le atmosfere di un tempo fermato quando certe porte si chiusero anni prima per l’ultima volta . Mi piace moltissimo giocare a cercare nuove “anime” agli oggetti che ritraggo. Vado a colpo sicuro nel dirti che il genere per cui mi sento meno incline è il ritratto in studio! Proprio non vado d’accordo con le pose ma neanche la fotografia paesaggistica. Poi magari, domani mi sveglio e cambio idea ma per ora sono abbastanza convinto!

© Davide Colagiacomo

AMB : A proposito di atmosfere, nelle tue immagini si percepisce sempre il silenzio, aria rarefatta in cui si respira una sensazione di sospensione. Cosa puoi dirci in merito?

DC : Si, è un’atmosfera che inseguo, o meglio, che sento e mi viene ‘semplice’ ritrarre. Come ti dicevo, credo sia legata ad un lavoro introspettivo che sto facendo su me stesso e mi porta ad apprezzare l’isolamento. A volte e soprattutto nei casi di luoghi abbandonati, mi sembra di varcare una soglia che mi separa dal resto del mondo, quasi un’altra dimensione fuori dalla realtà dove è piacevole trovarsi, ma questo credo possa dirlo solo uno psicologo! Sono atmosfere spesso molto cariche di energia, che soprattutto nei casi di ex ospedali psichiatrici, esce fuori in maniera molto forte e diventa per me appagante cercare di renderla visibile attraverso le immagini.

© Davide Colagiacomo

AMB : Perchè il monocromatismo è così ricorrente nelle tue foto, cosa manca al colore?

DC: Il bianco e nero mi piace perché è essenziale e rappresenta meglio l’astrazione dell’oggetto o la persona che riprendo. Per me che sono abbastanza ‘distratto’ è uno sforzo curare i particolari, come in generale credo anche le mie composizioni. Al colore non manca nulla, anzi, trovo che scattare in bianco e nero mi abbia aiutato, nel tempo, a rendere al meglio i colori. Sono due forme di espressione diversa che vanno usate nella maniera corretta. Un tramonto non lo fotograferesti mai in bianco e nero, anche se sono riuscito a fare anche quello!

AMB :“P-assaggi” è un tuo affascinante lavoro vuoi raccontarci come è nato?

DC: E’ un gioco nato per caso, tornando in moto qualche anno fa mi sono fermato un attimo sul lungomare, davanti ad una passeggiata che si trovava di fronte alla spiaggia ed ho scattato qualche foto a caso con il cellulare. Mi è rimasta in testa questa fissità del paesaggio in contrapposizione al movimento della gente e in me è nata l’esigenza di darle una forma più completa.  Quindi quest’anno sono tornato sullo stesso luogo per realizzare la mia idea. E’ nata inizialmente la slide e poi la visione di immagini nell’immagine.

P-assaggi sta per ‘passaggi‘ di persone e animali ma anche per ‘assaggi‘ di quelle stesse vite che cogliamo in un attimo e che mai più incontreremo.

© Davide Colagiacomo

Mi piace molto giocare con le parole, metterle insieme dandogli significati nuovi, come spesso faccio con gli oggetti che fotografo e trovo che siano l’integrazione perfetta delle mie immagini. Sono dell’idea che la giusta didascalia sia un complemento perfetto di una fotografia, così come la fotografia aggiunga qualcosa alla parola. Poi esistono fotografie che non hanno bisogno di parole e parole autosufficienti, ma qui si tratta di teoria pura e potremmo continuare a discuterne per ore!

© Davide Colagiacomo

AMB: Tu quando ti muovi hai sempre dietro la tua fedele macchina fotografica ?

DC: Solitamente con la reflex esco appositamente e non l’ho mai dietro quando servirebbe, infatti spesso fotografo con il telefono che è un’ottima scuola per imparare e spremere al massimo il mezzo che si ha in mano in quel momento. In generale, non sono un amante dell’ultimo grido in fatto di tecnologia, rimango dell’idea che la foto la faccia il fotografo e non la macchina, entro certi limiti ovviamente.

AMB: Davide, ti ringrazio è stato piacevolissimo parlare con te, mi piace pensare che questa non sia stata una semplice intervista, piuttosto una tranquilla chiacchierata tra amici davanti ad un buon bicchiere di vino.

DC: Già: ottima compagnia e ottimo vino. Una chiacchierata veramente piacevole. Un grazie a te per la compagnia, a tutto lo staff e i membri del gruppo per la selezione e l’attenzione!

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Associazione Sintesi

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