Dave Brubeck – Il Jazz che aiutò la distensione.

Oggi le Libere Divagazioni ci portano a conoscere Dave Brubeck, celebre jazzista americano collegato ad un episodio, forse poco noto, che può aver contribuito alla fine della guerra fredda; pochi si rendono conto di quello che la musica, e l’arte in genere, può fare.

di Luca Tizzi

Alcuni giorni fa assieme alla mia compagna di caffè, compagna ormai da una ventina d’anni, siamo entrati in un bar, uno di quelli dove andiamo raramente. Il locale era abitato solamente dalla barista e da noi miseri avventori, entrando fummo accolti dalle note di uno standard jazz coi controfiocchi, “Take Five”, composta da Paul Desmond e suonata dal Dave Brubeck Quartet.

Commentando il brano mi tornò alla mente un episodio legato alla vita del grande pianista americano, lo voglio accennare anche a voi ma prima due righe per conoscere il personaggio.

la copertina della rivista TIME

Dave Brubeck nasce a Concord in California nel 1920 e ci lascia nel 2012 a Norwalk, Connecticut, a causa di un arresto cardiaco. E’ considerato uno dei migliori pianisti Jazz, non sapeva leggere molto bene gli spartiti ma contribuì alla diffusione di quel genere di musica che viene definita cool jazz.
Questo genere musicale si sviluppò nei campus universitari americani attorno agli anni ’40 e ’50 del XX secolo ed è una versione più calma e rilassata, “cool” appunto, del bebop.

Nel 1951 Dave fa nascere il suo quartetto a assieme a Paul Desmond , sax alto, e altri, contrabbasso e batteria. Il Dave Brubeck Quartet salì nell’olimpo del jazz a seguito della pubblicazione del disco ,Time Out, del 1959 che  conteneva Take Five,  uno dei più bei pezzi di musica jazz mai composti, secondo me ovviamente.

Ascoltatelo, ne vale la pena. Bando alle ciance veniamo all’episodio di cui vi volevo parlare. Alla fine del secondo conflitto mondiale, propria quando il jazz iniziò a diventare cool, il mondo si trovò diviso tra due grandi potenze militari, quella statunitense e quella sovietica. Tra i due giganti iniziò un periodo di tensione militare e politica che prese il nome di guerra fredda.  Il termine fu coniato da George Orwell che in un suo saggio, You And The Atomic Bomb, scrisse:

Guardando il mondo nel suo insieme, la deriva per molti decenni non è stata verso l’anarchia, ma verso la reimposizione della schiavitù … La teoria di James Burnham è stata molto discussa, ma poche persone hanno ancora considerato le sue implicazioni ideologiche – cioè, il tipo di visione del mondo, il tipo di convinzioni e la struttura sociale che probabilmente prevarrebbero in uno stato che era allo stesso tempo invincibile e in uno stato permanente di “guerra fredda” con i suoi vicini.

 Questo stato di conflitto continuo e apparente perdurò per decenni e terminò ufficialmente alla fine del 1989 con la caduta del muro di Berlino. Durante tutto quel periodo i governanti delle due superpotenze si incontrarono spesso cercando  di allentare la tensione tra di loro, nel 1988 fu il presidente americano Ronald Reagan ad andare a Mosca per trattare  con quello sovietico, Mikhail Gorbaciov, a questo incontro fu invitato dalla First Lady Nancy Reagan  anche Dave Brubeck.

La caduta del muro di Berlino

L’incontro non stava andando molto bene ma durante una serata nel salone delle feste dell’ambasciata americana, Dave Brubeck e la sua banda iniziarono a suonare, e sulle note di Take The A Train, un classico del jazz composta da Billy Strayhorn, si vide prima muovere ritmicamente il piede di Gorbaciov e poi persino simulare un assolo di batteria. Dopo quella serata l’incontro proseguì proficuamente e non sarebbe stato così senza la musica del grande jazzista americano.

Quello che la musica può fare.


Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

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