Daniel Libeskind – Archistar del nostro tempo

Archistar del nostro tempo – Daniel Libeskind. E’ una delle figure più poliedriche della creatività contemporanea. Architetto decostruttivista e designer, Liebeskind ha realizzato una vasta serie di progetti diversi. Giusy Baffi ne ripercorre la storia e illustra le sue principali opere.

di Giusy Baffi

Daniel Libeskind

L’Architettura non si basa sul calcestruzzo e l’acciaio e gli elementi del suolo. Si basa sulla meraviglia. Daniel Libeskind

Daniel Libeskind è nato a Łódź, in Polonia il 12 maggio 1946, attualmente è cittadino statunitense. Appartiene, insieme ad altri, alla corrente architettonica decostruttivista, corrente inizialmente solo ideologica creata da Jacques Derrida con il suo saggio Point de Folie – Maintenant l’architecture (1982) e poi affermata dall’esposizione nel 1988 a New York con i progetti di Frank O. Gehry, Daniel Libeskind, Rem Koolhaas, Peter Eisenman, Zaha Hadid, il gruppo Coop Himmelb(l)au e Bernard Tschumi. Un grande evento mediatico che sancisce l’affermazione di quella che di fatto è l’ultima corrente culturale dell’architettura del Novecento. Una non-architettura priva di rigide geometrie in un’esaltazione della plasticità dei volumi, delle asimmetrie geometriche e dei piani scomposti.

E’ in questo clima che i progetti di Libeskind prendono vita, costruzioni cubiche, sinusoidali, asimmetriche,  con superfici spezzate, tagli nella materia per lasciare filtrare la luce e contemporaneamente dare movimento alla costruzione.

La sua è una complessa cornice intellettuale, basata su un accurato esame degli elementi formali, culturali e simbolici che spaziano dall’architettura al design.

L’architettura di Libeskind è assimilabile alla scultura, infatti oltre che architetto è anche designer e la sua filosofia è quella di produrre oggetti per la vita quotidiana pensati come piccole architetture, dando un taglio architettonico a questi oggetti che non devono essere particolarmente costosi. Con i suoi oggetti di design ha collaborato con le più importanti aziende sia italiane che internazionali (Poliform, Saporiti, Alessi, Sawaya & Moroni, Frau).

Nel 2015 viene concluso il progetto del Centro Congressi A Mons, in Belgio, l’edificio, soprannominato “L’Arca”, nasce da due forme geometriche, con un contrasto formale tra due materiali diversi, quello materico dalla superficie lucida e quello opaco del legno di robinia, il volume superiore, realizzato in semitrasparenza, sembra sospeso nello spazio. L’interno è illuminato dai tagli di luce tipici di Libeskind, tagli riprodotti anche nel pavimento quasi a creare un effetto di rifrazione visiva, le superfici sono completamente bianche in modo da esaltare i tagli volumetrici, il pavimento in cemento liscio bianco diventa una superficie riflettente, campito da tagli in marmo blu che seguono come delle ombre gli elementi proiettati dal soffitto, con corrispondenza visiva.

Mons – esterno –
Mons – Interno

Per EXPO 2016, a Milano, realizza “The wings”, quattro sculture alte 10 metri poste tra il cardo e il decumano, con andamento a elica in alluminio, l’elemento ispiratore di queste ali è una materializzazione dei concetti di energia, di tecnologia e di fantasia immaginativa, esaltate dagli effetti luminosi e dai suoni, sono rivestite in materiale metallico riflettente e cangiante, una sorta di pelle d’alluminio spazzolato che esalta gli elementi cromatici della scultura.

Wing – Expo Milano –

Sempre suo è il padiglione Wanke, ispiratosi a un drago dalla  forma dinamica e a spirale, viene esaltata la rottura di qualsiasi elemento ponderale statico. Il rivestimento, in piastrelle di ceramica rossa riflettente, aumenta l’idea di energia e di forze contrastanti con un effetto scultura.

Wenke – Expo Milano – ©giusybaffi

 

”Qualsiasi cosa guardiate, anche se è inanimata risponde al vostro sguardo; in quel momento avviene qualche sorta di comunicazione a cui il vostro volto reagisce cambiando espressione. Lo stesso vale per gli edifici. La facciata di un palazzo è come un volto che può rivolgersi a noi o girarsi dall’altra parte ” (D.L.)

1776 non è una cifra buttata lì a caso, è  l’anno della dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, questa cifra è stata volutamente utilizzata  per definire l’altezza totale, misurata in piedi (mt.541,33),  del Freedom Tower, meglio conosciuto come l’One World Trade Center di New York. Il grattacielo, sesto al mondo in altezza, fa parte di un progetto molto più ampio affidato allo studio Libeskind per la risistemazione di tutto il quartiere, il Ground Zero Masterplan di Lower Manhattan, che sarà completato nel 2021 rispettando in pieno lo spazio vuoto lasciato dalle precedenti due torri gemelle. Libeskind mantiene  le divisioni in lotti che appartengono  alla griglia storica della planimetria della città.

Progetto Ground Zero Masterplan Lower Manhattan – New York

Il Freedom Tower, completamente rivestito da una griglia metallica con diverse angolature, è costituito da una serie di elementi in vetro a lame sfaccettate, che, in una sorta di prisma di luce riflettente, dà la sensazione di innumerevoli sfaccettature lungo  tutto l’edificio.

Freedom Tower (One world trade center) New York ©timemagazine

Un chiaro esempio del suo stile-scultura nonché dei tagli di luce tipici delle sue opere è il Wohl Centre Bar-Ilan University Ramat-Gan a Tel Aviv, costruito tra il 2001 e il 2005. L’edificio, totalmente chiuso, si presenta come un elemento scatolare che riprende le sue tematiche con la rottura dei volumi dove l’intersezione dei piani inclinati creano un effetto voluto di instabilità. L’interno è illuminato attraverso le particolari fenditure della costruzione, mentre l’esterno ha una superficie ramata riflettente dall’effetto cangiante.

Wohl Centre Bar-Ilan University – Tel Aviv

Sempre con lo stesso concetto scatolare ad elementi scomposti è il Run Run Shaw Creative Media Centre University of Hong Kong, costruito nel 2011, realizzato in un gioco continuo di volumi e di intersezioni.

Run Run Shaw Creative Media Centre – Hong Kong

The Ascent at Roebling’s Bridge a Cincinnati, terminato nel 2008 è un edificio residenziale alto 90 metri dal tetto ricurvo a lama che gli dà una particolare forma slanciata ed una dinamicità giocata con le aperture dagli elementi irregolari.

The Ascent at Roebling’s Bridge – Cincinnati –

Il Park Marine a Busan nella Corea del Sud (Haeundae Udong Hyundai I’Park), terminato nel 2013 è considerato il complesso residenziale più alto dell’Asia, con una bellissima superficie curvilinea iridescente.

Park Marine – Busan – Corea del Sud

Rispettoso dell’ambiente che lo circonda e delle costruzioni pre-esistenti, Libeskind nel 2007 termina l’ampliamento dell’Ontario Museum di Chicago, la nuova struttura, in pieno stile decostruttivista, è interamente formata da vetro e alluminio ed assume le sembianze di un immenso cristallo realizzato attraverso la creazione delle  geometrie tipiche dei cristalli e la successiva formazione di cinque elementi, di forma prismatica autoportante ed auto-connesse tra loro, collegati alla struttura del museo esistente.

Ontario Museum – Chicago –

A Milano, nel nuovo quartiere di Citylife, è in fase di costruzione la sua Torre dalla forma ricurva, il complesso residenziale abitativo già costruito che porta la sua firma, riprende la  sua volontà di rompere l’ortogonalità creando superfici spezzate, è caratterizzato dal movimento dinamico delle facciate e da sporgenze irregolari che, schermando con dei frangisole dall’andamento ricurvo sinusoidale irregolare, interrompono così la monotonia della facciata.

CityLife – complesso Libeskind – Milano

Sensibile da sempre ad un’architettura eco-sostenibile ad altissima resistenza, con un consumo energetico pari allo zero, Liebeskind progetta delle architetture con parchi verticali inseriti all’interno dell’edificio stesso, il primo esempio realizzato, nel 2012, è il Keppel Bay di Singapore, un complesso realizzato in alluminio e vetro costituito da 6 torri di altezza ed orientamento differente ad uso residenziale, giocato con un insieme di linee curve e linee ortogonali che si riflettono nella baia in uno sky line d’insieme molto piacevole. Il progetto ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del premio Emirates Glass LEAF Awards 2012.

Keppel Bay – Singapore –

Con il progetto di One Madison Avenue a New York, Libeskind concepisce una torre di 54 piani che prevede all’interno l’inserimento di piante e piani attrezzati a giardino per mezzo di veri e propri tagli nel rivestimento esterno vetrato. Un’idea di verde cittadino verticale.

One Madison Avenue – New York

A Tolosa è in fase progettuale l’Occitane Tower vicino alla stazione Matabiau, una torre estremamente innovativa per la città, che si svilupperà ruotando come una spirale di vetro trasparente intorno ad una sorta di nastro verde vegetale fino al 40° piano con alberi di tutto rispetto. Sarà progettata a verde anche la sommità della torre.

Occitane Tower – Tolosa –

A Seul, per il Development Company di Hyundai progetta l’edificio chiamato Tangente, inaugurato nel 2005, è concepito esclusivamente a livello pubblicitario.

Ma il capolavoro di Libeskind rimane sempre e comunque l’ampliamento del Museo Ebraico di Berlino, il più grande d’Europa, realizzato nel 1999/2000. Di questo suo lavoro, insieme al Museo Ebraico di Copenhaghen, dovendo dare lo spazio e l’importanza che meritano, ne parlerò in maniera più approfondita prossimamente.

-Fine prima parte-

©Tutte le foto e i video sono stati presi, a titolo esplicativo,  da internet  e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

©Giusy Baffi 2018

Intervista a Daniel Libeskind:

 


 Note biografiche sull’autrice

Giusy Baffi, dopo essersi occupata per vent’anni dell’azienda di elettronica professionale industriale nella quale era socia, dal 2000 si occupa attivamente di antiquariato diventando perito d’arte nell’ambito di arredi antichi, ha collaborato con diverse testate di settore scrivendo numerosi articoli inerenti l’antiquariato e con una sua rubrica mensile “L’esperto risponde”. Ha al suo attivo la pubblicazione di due libri.
La sua passione è la fotografia, vincendo il concorso fotografico Unicredit/Corriere della Sera 2013 e con pubblicazioni di sue foto su Vivimilano/Corriere della Sera, Ulisse Alitalia Magazine, Nikon Magazine, sul libro “E poi la luce” edizioni Fioranna, su calendari animalistici e su alcuni siti professionali. Ha partecipato a diverse mostre fotografiche, sia personale che collettive.

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