Coronavirus, le immagini che non dimenticheremo.

Gli ultimi due mesi sono stati senza ombra di dubbio i più complicati e ricchi di emozioni contrastanti che la nostra società moderna ha vissuto dal dopoguerra. L’emergenza sanitaria dovuta al contagio da Covid-19 ha suscitato in ognuno di noi reazioni del tutto personali dalle quali ancora non ci siamo completamente ristabiliti.

di Giulio Borghese

Fiumi di parole sono stati scritti in questi mesi sull’emergenza sanitaria, divenuta poi pandemia, che si è abbattuta come un flagello sulle nostre società evolute e sull’economia globale. Trasmissioni televisive di ogni genere e su ogni canale in ogni orario del giorno e della notte con ospiti dai nomi altisonanti provenienti dal mondo della sanità, dell’economia, del giornalismo, della sociologia e psicologia.

Tutto ed il suo contrario ci è stato detto e ad un certo punto come automi, come pugili colpiti ripetutamente ci siamo ritrovati in una bolla surreale a vivere vite non nostre che ci erano state imposte dall’alto, per scongiurare il peggio in uno dei momenti più drammatici della crisi che stavamo vivendo nostro malgrado.

Il dibattito politico nazionale che verteva fino a qualche giorno su argomenti che definire futili sarebbe essere benevoli, si è ritrovato davanti ad una crisi imponente che ha sovvertito l’ordine delle cose e che ci ha catapultati tutti in una situazione al limite dei disastri cinematografici.

Ma come spesso accade nelle situazioni di trauma, il mezzo di comunicazione che riuscirà a rimanere indelebile nel tempo, nell’immaginario collettivo di chi le ha vissute, dando inoltre la reale percezione della situazione contingente a chi avrà modo di approcciarla negli anni a seguire, è la fotografia.

Molte sono quelle che hanno caratterizzato i omenti salienti di questa pandemia e moltissime quelle che sono giunte a noi poi da tutto il mondo. Si perché questa moderna pandemia ci ha chiusi in casa fisicamente ma ci ha dato modo di vivere in tempo reale anche le reazioni di tutte le nazioni del mondo colpite, che si sono unite in un abbraccio virtuale, rendendoci tutti più forti di fronte ad un nemico invisibile quanto implacabile.

Foto pubblicata su ‘NurseTimes’, giornale di informazione sanitaria, di una infermiera dell’ospedale di Cremona che crolla stremata dagli infiniti turni di lavoro.

Questa è la foto dell’infermiera dell’ospedale di Cremona stremata in corsia, dopo ore ed ore passate a curare i malati. Senza dubbio questa è la fotografia che per prima ha dato l’idea esatta di ciò che stava avvenendo all’interno delle terapie intensive. I giorni passavano e l’impegno del personale medico diventava sempre più intenso, l’emergenza raccontata non faceva comprendere fino in fondo quello che il personale percepiva nelle corsie d’ospedale.

 

Un medico piacentino (che La Libertà ha pubblicato con il consenso del diretto interessato) appoggiato a un armadietto di un ambulatorio: dorme, ma da seduto, pronto a riprendere il lavoro in caso di necessità.

Da queste immagini potentissime abbiamo cominciato a capire che forse non si trattava di una banale influenza che risultava essere mortale solo per persone molto anziane e con gravi patologie pregresse, con un incidenza di circa il 3% sul totale di chi la contraeva. Ecco così che le immagini del personale sanitario hanno cominciato a dilagare sul web, andando a dare forza all’#tag ormai popolare #iorestoacasa.

“Sono i un’infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria”. Inizia così il racconto che Alessia Bonari, giovane infermiera dell’ospedale di Grosseto, affida a Instagram @alessiabonari_

Ormai era chiaro, eravamo sotto attacco. Chiusi in casa allora abbiamo cominciato a fraternizzare con i vicini, unendoci in abbracci virtuali, visto che quelli reali ci erano preclusi, affacciati ai balconi, uniti nei flash mob organizzati sui social, che aveano luogo a determinati orari e condivisi con i nostri compagni di sventura e che alteravano i ritmi di giornate altrimenti sempre uguali, rendendole più ricche di emozioni.

Jacopo Mastrangelo, il 19enne che ha suonato ‘Nessun Dorma’ sulla terrazza del Campidoglio

 

Come spesso accade nelle situazioni di emergenza, superato lo smarrimento iniziale, subentra nelle persone lo spirito di sopravvivenza. Scatta quella corsa senza senso verso l’accaparramento dei beni primari alla sopravvivenza.

 

I giorni passavano e noi diventavamo sempre più consapevoli che stavamo combattendo una guerra nella quale l’unica arma che avevamo a disposizione era quella di defilarci, per permettere a chi davvero stava combattendo di raggiungere il miglior risultato possibile.

Una situazione surreale si, ma che ad un certo punto, sempre complice una fotografia, ci ha fatto piombare nello sconforto più assoluto.  Più di mille parole, questa fotografia è stato un pugno durissimo allo stomaco che ancora non abbiamo davvero superato.

Questa foto ci ha uccisi nell’anima. Stavamo perdendo una generazione che è stata tra le più produttive ed importanti della nostra società moderna. Una generazione che aveva lavorato sodo e che ci aveva protetti, mentre noi non eravamo stati in grado di fare altrettanto. La lasciavamo andare via senza la possibilità neanche di un ultimo saluto, senza avergli potuto tenere una ano nel momento peggiore. La vita però si sa, deve andare avanti, ecco allora che nelle prossime due immagini, ad essere ritratti sono i simboli di due importantissime istituzioni che hanno in tutti i modi cercato di tenere unite le anime e le persone, presenziando anche a due importanti cerimonie che comunque andavano onorate.

Tutto il mondo è stato colpito da questa tragedia sanitaria, tutto il mondo ha reagito, dando grande prova di solidarietà, di capacità di reazione e di grande umanità.

I gesti più naturali, una stretta di mano, un abbraccio, ci sono stati vietati fino a data da destinarsi. Accessori che cominciavano a farsi largo nelle nostre vite, le mascherine chirurgiche, prima vendute solo a prezzi stratosferici, poi completamente sparite dal commercio ed ora compagne di viaggio indispensabili finalmente a prezzi accessibili ai più.

Un evento traumatico come quello che stiamo vivendo presenta tante sfaccettature, ha tante implicazioni in quella che è la vita e la socialità di tutti noi. Rappresenta un momento delicatissimo sotto molti punti di vista, ma che può rappresentare però anche una grande opportunità di cambiamento che spero venga colta, perché quello che queste immagini suggeriscono, è che solo uniti possiamo davvero venirne fuori, insieme. Concluderei questo viaggio fotografico allora con una foto meravigliosa che suggerisce ed alimenta in noi la speranza.

©Tobias Baumgaertner IG @tobiasvisuals


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