Colmar, la città delle favole.

Per la rubrica  Viaggi Fotografici, curata da Stefano Degli Esposti, oggi viaggiamo con la fantasia fino a Colmar, nell’Alto Reno alsaziano, in Francia.

L’OASI

Come ad ogni vigilia di viaggio, la mia mente era già pronta ad immaginare scenari e storie, che restano ancora custoditi nel primo dei tre cassetti di questa nuova scoperta. Complice la brevità delle giornate invernali, mi sono ritrovato in una buia cittadina sorprendentemente normale. Le solite case coi tetti a spiovente e i soliti negozietti di uno dei tanti piccoli agglomerati della campagna francese. Nulla di lontanamente simile alle stravaganze che mi avevano incuriosito, al punto di catapultarmi qui. Era come aver trovato l’oasi dopo i miraggi durante la lenta marcia fatta dentro la fittissima nebbia convogliata dal Reno, che scorreva come in parallelo alla strada.

L’ INCONTRO FRA VISTA E IMMAGINAZIONE

Mi è bastato attraversare il primo ponticello sul canale che scorre nel cuore della città antica per rivolgere lo sguardo verso l’immaginario. Entrambi avvolti dall’atmosfera creata dalle luci colorate che illuminano il borgo affacciato sulle sponde. Il canale è inondato dal blu che tinge la nebbia, in piena sintonia con la notte che sta per arrivare. Nel buio intravedo solo le forme delle case, ma le luci ancorché fioche consentono di riconoscere i ricami dei loro graticci. Le luci dorate dei ristoranti, già semivuoti, si riflettono sull’acqua. Il blu si alterna al rosso e le fantasiose immagini proiettate sulla casa più vicina al ponte ruotano con i simboli e gli auguri del Natale. La magia che tanto attendevo mi viene immediatamente servita, come la bella sorpresa che ripaga le aspettative dopo la delusione dell’immancabile imprevisto.

IL NATALE NEL DNA

Il clima natalizio raggiunge ogni angolo, dalle luci sfavillanti del luna park a quelle soffuse delle bancarelle dell’immancabile mercatino. Il mondo intero è esposto sui banchi degli ambulanti, seminascosti dietro ad una galassia di oggetti decorativi della festività per eccellenza. Babbo Natale è onnipresente, sui tetti con la slitta o a passeggio, di ritorno a casa dopo una giornata di lavoro. Il Natale è quindi il tema dominante, come si usa in tutto il Nord Europa, ma qui a Colmar lo avverto come parte del suo DNA.

LA CITTÀ DELLE FAVOLE

Rivedendola con la luce del giorno, gli occhi mi restituiscono la sensazione di camminare in un mondo fiabesco. Il lungo caseggiato sulla Rue de la Poissonnerie è un allegro trenino che marcia a ritmo di musica. Le case panciute, ognuna delle quali ben distinta per la sua forma irregolare ed il suo colore, restituiscono nel loro complesso uno straordinario dinamismo ottico.

Il passeggio mi ha messo appetito, ma non solo per via delle calorie che brucio. Piuttosto perché sono stimolato dalla visione di quelle casette così graziosamente imperfette da sembrare opere di un pasticciere. Le curvature delle loro pareti di marzapane, lievemente debordante dai graticci di cioccolato ed i biscotti assortiti a fianco delle finestre. Le avrei assaggiate tutte, una ad una, lentamente. Ciascuna di un gusto diverso. Quella gialla aspra come il limone, quella verde fresca come la menta, quella bianca dolce come la panna e quella rosa gustosa come la ciliegia.

Mi trovo nella città delle favole, abitata però da persone in carne ed ossa, che appaiono gioiose e spensierate. Quasi mi turba l’idea di camminarci dentro o di toccarne le porte e le sedie dei bar o dei ristoranti, per il timore di rompere qualcosa o di spezzare un sogno. I colori delle case creano un’ atmosfera da set cinematografico, esaltata dai pacchi regalo, le candele, le stelle ed ogni altro oggetto che ne adorna le facciate.

Alzo lo sguardo e mi sento osservato da tenerissimi orsi di peluche affacciati alle finestre. Le insegne in ferro battuto, lavorate con la maestria dei migliori fabbri, dialogano in perfetta sintonia con gli intrecci dei graticci. Ogni spazio sfruttato senza parsimonia di dettagli, tutti perfettamente composti ed assortiti, nell’evidente ricerca, quasi ossessiva, di un’estetica narcisista. La bellezza contagia ogni cosa che possa essere raggiunta dallo sguardo. Una medicina per curare il male e prevenirlo come un vaccino non invasivo. Non c’è spazio per il dolore.

Qui, a Colmar, abita solo la felicità.

Stefano Degli Esposti  ©

Note biografiche sull’autore

Stefano Degli Esposti

Carpe noctem”, quando il “carpe diem” non basta. Stefano Degli Esposti nasce nel 1958 a Casalecchio di Reno (BO), che resta la sua città di riferimento, nonostante il trasferimento sulle colline di Sasso Marconi. La formazione scolastica di indirizzo commerciale caratterizza il suo percorso professionale fino alla direzione di aziende di contesto multinazionale. Si diverte in cucina, si rilassa con la musica Rock e Jazz ed è appassionato di fotografia. Fotografa tutto ciò che lo emoziona, con una spiccata predilezione per l’astrattismo, specie in contesti urbani. Espone i suoi lavori a mostre collettive e personali dal 2015. Il MIA Photo Fair nel 2017 ed il Photofestival nel 2018 e nel 2019 le più prestigiose, tutte a Milano. Ama la natura e gli animali. Sa cogliere gli aspetti positivi di ogni situazione.


Per ArteVitae cura la Sezione Viaggi Fotografici.  Racconta le sue esperienze di viaggio, riportando alla memoria le emozioni che gli hanno lasciato segni indelebili, accompagnate dalle sue fotografie. Lo scopo ambizioso è di farle rivivere ai suoi lettori, scatenando in loro il desiderio di visitare quei luoghi.


[Ndr]: Tutte le immagini contenute in questo articolo sono coperte dal diritto d’autore e sono state gentilmente concesse da ©Stefano Degli Esposti  ad ArteVitae per la realizzazione di quest’articolo.

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