Chisseneimporta. Racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

Chisseneimporta è il nuovo racconto breve scritto da Daniela Luisa Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”.

di Daniela Luisa Bonalume

Red roses

Si, avevano fatto la solita colazione in ufficio e poi, visto il sole attraverso le finestre grigie, avevano deciso di uscire a fare due passi. Uscivano tutti i giorni. Era concessa solo mezzora ed in quella mezzora quasi tutto il palazzo scendeva sui marciapiedi circostanti per fare due passi. Un po’ come il cortile di una prigione, dove tutti si salutano ma ognuno tira dritto. Avrebbero potuto prolungare per un’altra mezzora, ma poi sarebbero dovute restare nella cella per recuperare l’orario di lavoro quindi, Stefania e Monica, dopo i consueti due passi, decisero di rientrare.

Era il giorno di San Valentino e le battutacce si sprecarono, durante la passeggiata. Entrambe con importanti storie alle spalle, ironizzavano sull’ipocrisia della festa e sui quintali di BaciPerugina che prendevano le vie più disparate. Lemme lemme, procedendo a zigzag, inciamparono in un vetusto signore che, claudicante con bastone, stava salutando l’egiziano del chiosco di fiori che gli aveva appena confezionato una rosa rossa.

– Che invidia! – disse Monica, ridendo – guarda questo vecchietto con la rosa, guarda Stefy! Nella confezione c’è, arrotolato, un foglio di carta a quadretti scritto in stampatello a caratteri grandi grandi – continuò Monica indicando col dito l’involucro mezzo argentato e mezzo trasparente.

Il signore in questione avrà avuto quasi novantanni, o tanti sembravano. Vestito di tutto punto con cappotto di cammello, sciarpa e Borsalino nero, procedeva a piccoli ma veloci passi verso il semaforo pedonale. Traspariva una certa fretta. Le due donne decisero di tallonarlo.

-Che tenerezza, pensa che bello a quell’età essere ancora così innamorati della propria moglie. Che dolcezza, guarda come corre! Quasi quasi gli chiedo se posso fargli una foto, è un segno di speranza per tutte noi che non abbiamo più fiducia nelle relazioni amorose! – incalzò Monica.

-Madaaiii, smettila – la interruppe Stefania – non vedi che sta in piedi per miracolo! Se lo fai fermare non riparte più, lascialo andare incontro alla sua vecchietta – concluse l’amica.

–Ma l’amore è un miracolo, ed ancora più miracoloso è riuscire a mantenerlo vivo per un periodo così lungo – pontificò Monica, gesticolando come un predicatore.

I tre attraversarono il semaforo e si avviarono verso lo spazio verde che decorava il quartiere, costeggiando le alte siepi all’italiana che delimitavano il marciapiede, negli anfratti delle quali vi erano nascoste alcune panchine in pietra. In senso contrario, sullo stesso marciapiede, una ben tenuta signora, anch’essa con bastone, procedeva lentamente verso le due donne, che nel frattempo avevano affiancato il vecchietto.

Lo avevano fatto perché non si volevano perdere neppure un millesimo di secondo dell’incontro tra i due. Già si erano predisposte alla rivalutazione del genere maschile con frasi del tipo: gli uomini di una volta erano più seri, gli uomini di una volta erano più fedeli, gli uomini di una volta mantenevano fede agli impegni presi, e tante altre belle cose come queste. Per passare poi a: magari lei ha dovuto ingozzare qualche rospo però erano altri tempi! Magari ha dovuto tenere gli occhi bendati per qualche fattaccio, perché lui ha un occhietto ancora bello vispo! E tante altre cose belle come queste.

E nel frattempo i due anziani procedevano pian piano, l’uno verso l’altra. E nel frattempo, le due donne concentravano i loro sguardi su di loro. L’ometto tremava visibilmente ed aveva accorciato i passi pur accelerando il ritmo. Iniziò ad alzare lentamente il braccio la cui mano stringeva la rosa. Improvvisamente sparì dietro un anfratto della siepe, dove una panchina occupata fece mostra di sè.

Sulla panchina sedeva una procace giovane donna dalla pelle chiara e capelli ricci che si alzò mentre il vecchietto, con un inchino, le porgeva la rosa. La bionda prese la testa dell’uomo tra le mani e lo baciò lungamente sulla bocca, il cappello cadde. Lei raccolse il cappello e glielo riposizionò sulla testa, lo fece accomodare sulla panchina, poi scartò l’omaggio iniziando a leggere il foglio a quadretti.

Furono baci e parole dolci, carezze e ancora baci. Mentre la donna leggeva con accento straniero, lui la guardava trasognato con le mani giunte. Tra una parola e l’altra lei lo riempiva di bacetti sul viso e lui le baciava le mani.

Le due amiche si fermarono pietrificate. Con gli occhi incollati al vecchio signore, non proferirono verbo. Ma come? Non era la vecchietta la destinataria del fiore? La vecchietta aveva già ampiamente superato il punto focale ed aveva preso la strada del centro commerciale. Le due impenitenti romantiche si erano fatte l’ennesimo film? “Chisseneimporta”, non avevano neppure pagato il biglietto, anche se la fine era molto amara, il film era stato bello. E questo bastava.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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