Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta

Libere Divagazioni di Luca Tizzi. “Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta”, recita il proemio dell’Iliade. I canti epici come le moderne e crude immagini di ogni guerra, le canzoni che la esaltano o che la disprezzano ci hanno donato una certa bellezza ma forse ci hanno insegnato poco.

di Luca Tizzi

Da sempre la guerra viene celebrata, non so se per esaltarla o esorcizzarla ma, ormai da millenni, la cantiamo. Il modo di raccontarla è ovviamente cambiato nel corso dei secoli.
In passato il racconto epico, le strofe dei cantastorie che narravano le eroiche gesta di Orlando nella liberazione di Gerusalemme, credo sostituisse un informazione che non c’era. I Cantari portavano di piazza in piazza le gesta dell’eroe puro di cuore, e illuminato dal Signore, che combatteva contro l’infedeltà del nemico esaltandone il valore delle gesta. Non esisteva altro mezzo per raccontare quanto accadeva in terre lontane e, chi le cantava, ripeteva a memoria spesso inventando storie che non aveva vissuto.

I Pupi siciliani, Orlando e Rinaldo

Con l’evoluzione della tecnica pittorica la guerra fu rappresentata anche visivamente, magari visibile a pochi ma visibile. Alle scarne figure dei quadri dei cantastorie si sostituiscono i capolavori di Paolo Uccello e di Leonardo, la cui “Battaglia di Anghiari”, affresco forse sbagliato e nascosto da un opera di Vasari, è diventato uno dei miti irrisolti della storia dell’arte. Si sono trovati i cartoni dell’opera, poi ripresi da Rubens, e la “Tavola Doria” ma è quel “Cerca Trova”, piccola scritta sull’opera di Vasari “La Battaglia di Scannagallo” e che forse copre l’opera Leonardesca, che suscita interesse e solleva dubbi.

Paolo Uccello, Battaglia di San Romano, Uffizi – Firenze
Tavola Doria, Artista sconosciuto

E’ con la nascita della fotografia che ci arrivano le prime immagini reali delle scene di guerra, gli Apaches di Geronimo catturati dalle giacche blu americane e le più crude foto nelle trincee della prima guerra mondiale.

Apaches trasferiti nelle riserve

Si inizia a cantare la guerra, non più esaltando le gesta dell’eroe epico ma raccontando le sofferenze, il sacrificio del soldato semplice, quello che dona la sua vita per fermare l’esercito invasore. Ad aiutare il racconto dei fotografi si aggiunge il cinematografo, di films dedicati alla guerra se ne contano a migliaia, più o meno belli, più o meno ben fatti, è impossibili ricordarli tutti ma con loro le marcette militari diventano familiari anche a chi di quelle guerre ha solo sentito parlare.

I film di quel periodo, quello fino alla fine della seconda guerra mondiale, riprendono lo schema del poema epico cavalleresco, la guerra è crudele ma deve essere combattuta perché noi siamo i buoni e, anche se costretti ad uccidere, la facciamo per riportare giustizia e libertà.

Questa certezza quasi assoluta cede a seguito della guerra del Vietnam, le immagini che ci arrivavano non era più mediate da una sceneggiatura spesso accondiscendente, erano crude, reali, terribili.
Si iniziarono a fare pellicole dove si insinuava il dubbio che tutto quell’orrore fosse legittimo e i cineasti produssero capolavori assoluti come “Platoon”, “Apocalypse Now” o “Full Metal Jacket”. “Il Cacciatore”, film di Michael Cimino, non racconta necessariamente la guerra ma piuttosto le conseguenze che questa provoca su chi l’ha vissuta in prima persona.
Queste opere cinematografiche sono accompagnate da colonne sonore da brividi, canzoni scritte negli anni ’60 e ’70 del millenovecento, brani che hanno accompagnato la contestazione giovanile alla politica guerrafondaia e sono capolavori della musica rock.  Proverò a ricordarvene solo alcune, sono tutte belle e sono tantissime, “Fortunate Son”, dei CCR, “Paint it Black” dei Rolling Stone e “Volunteers” il disco dei Jefferson Airplane che da solo ci dovrebbe togliere ogni voglia di combattere.

Contro la guerra è stato anche scritto un Musical, portato sul palcoscenico da Gerome Ragni  e James Rado, lo splendido “Hair”, ripreso e diretto da Milos Forman nell’omonimo film, non ve lo racconterò, magari ne parleremo a parte, sappiate che è pieno di tanta buona, buonissima musica.

Ma anche noi Italiani non siamo da meno. Migliacci e Lusini scrissero per Gianni Morandi ” C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, cover di “Solitary Man” di Neil Diamond, altri due capolavori e non dimentichiamo la canzone popolare “Bella Ciao” che, da canzone partigiana, è diventata l’inno universale contro l’oppressione.

I canti epici, le moderne e crude immagini di ogni guerra, le canzoni che la esaltano o che la disprezzano ci hanno donato una certa bellezza ma ci hanno insegnato poco, in questo momento, in paesi dove è nata la civiltà, la civiltà sta morendo.
Speriamo torni a rifiorire presto.

 


Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

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