L’architettura brutalista

di Simona Constantin

Approfondiamo una corrente architettonica in particolare, svincolandola dall’aspetto fotografico, pur rimanendo nella convinzione  che l’architettura rappresenti lo sfondo di tutte le nostre immagini, consapevoli di questo o meno.

La corrente architettonica di cui vorrei parlarvi è il Brutalismo.
Si tratta di uno stile architettonico caratterizzato da forme decise e dall’utilizzo di materiali pesanti che sembra non passare mai di moda. E’ questa, una corrente architettonica essenzialmente vista come il superamento del movimento moderno.

Già Le Corbusier nell’Unité d’Habitation di Marsiglia aveva sottolineato le possibilità espressive del cemento armato grezzo, sia nelle poderose strutture portanti, sia nei particolari costruttivi. I più giovani Peter Smithson e Alison Gill che erano stati studenti insieme all’università di Durham, poi soci e sposi, nella scuola Hunstanton di Norfolk lasciarono a vista, oltre alla struttura in acciaio e all’apparecchiatura muraria, anche la dotazione impiantistica.

In una relazione tecnica per una piccola casa di Soho, volutamente lasciata molto spoglia, Alison Gill parlò per la prima volta nel 1953 di Brutalismo. Il termine new brutalism fu usato poi dal critico Reyner Banham a partire dal manifesto del 1955 e poi in un saggio omonimo del 1966 che delineava il nascere della nuova corrente.

Questa corrente che ha avuto i suoi momenti di maggiore gloria nel mondo anglosassone degli anni ’50 fino alla fine degli anni ’70, è caratterizzata da un utilizzo importante del cemento che, unito a forme plastiche lavorate e plasmate nei particolari, mettono in evidenza la potenza della struttura. Il cemento a vista, o come viene spesso associato a lui l’espressione “béton brut”, grezzo e poco costoso, verrà utilizzato moltissimo per ricostruire parti di città distrutte dopo la seconda guerra mondiale come è accaduto anche a Berlino o Roma. La particolarità del brutalismo sta nell’intento di mettere in vista tutti i componenti materiali dell’architettura e quindi le forme rudi e i materiali grezzi.
La maggior parte dei progetti in stile brutalista sono edifici istituzionali o destinati a scopi commerciali, ecco perché la loro architettura si presenta maestosa e di grandi proporzioni che, accostata a forme semplici, genera una monumentalità quasi schiacciante capace di stupire chiunque. Infine, la ripetizione regolare dei moduli e degli elementi costruttivi crea un ritmo sorprendente in questi giganti di cemento .

Boston City Hall – Kallmann McKinnel&Knowles, 1969

Un esempio lampante di edificio brutalista è certamente la Boston City Hall, progettata dagli architetti Kallmann McKinnell & Knowles nel 1969.

L’utilizzo del cemento a vista si ritrova in numerosi esempi dell’architettura contemporanea : lo Jüdisches Museum di Libeskind a Berlino, il Royal National Theatre di Denys Lasdun a Londra o la tomba Brion di Carlo Scarpa a Treviso. Come fare per riconoscere le opere che si rifanno a questa corrente? Un elemento le accomuna tutte: l’utilizzo massiccio del cemento.
Già all’inizio del secolo scorso, il calcestruzzo, unito alle forme del classicismo francese e dell’arte greca, hanno fatto di Auguste Perret uno dei maggiori esponenti di questa linea architettonica. Un passaggio chiave che ha segnato la sua carriera è stata la commissione, nel 1945, della ricostruzione del centro di Le Havre devastato dalla seconda Guerra Mondiale, tutelato poi nel 2005 come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

In Italia le opere brutaliste più note sono a Milano, La Torre Velasca, progettata dallo Studio BBPR su incarico della società Rice, con la collaborazione dell’ingegner Arturo Danusso, su un’area del centro di Milano devastata dai bombardamenti angloamericani del 1943 e La chiesa di San Giovanni Battista realizzata da Giovanni Michelucci alle porte di Firenze è chiamata anche chiesa dell’Autostrada del Sole.


Architecture is always acting as background of our daily shooting, whether we are supposed to shoot specific architectural elements or not. Architecture is everywhere and several are the styles and movements that have characterized the urban environment over the years. One main, contemporary style is the Brutalist architecture, made by original shapes and heavy materials, that seems to never go out of style.

It is a movement in architecture that flourished from the 1950s to the mid-1970s, descending from the modernist architectural movement of the early 20th century. The term originates from the French word for “raw” in the term used by Le Corbusier to describe his choice of material “béton brut” (raw concrete). British architectural critic Reyner Banham adapted the term into “brutalism” (originally “New Brutalism”) to identify the emerging style.

Even Le Corbusier nell’Unité d’Habitation in Marseille (1948-1954) had emphasized the expressive possibilities of the raw concrete, both in powerful structures, both in construction details. The younger Peter Smithson (1923-2003) and Alison Gill (1928-1993) who had been students together at the University of Durham, then members and spouses, in the Hunstanton school Norfolk (1949-1954) left exposed, in addition to steel structure and equipment walls, even the plant assets. In a technical report for a small house in Soho, I left intentionally very bare, Alison Gill spoke for the first time in 1953 of Brutalism.

The term new brutalism was then used by the critic Reyner Banham from manifesto of 1955 and then in a self-titled 1966 essay outlining the birth of the new current.
This current is characterized by an important use of cement that, coupled with machined plastic forms and shaped in particular, highlight the power structure. The exposed concrete, or as it is often associated to him the expression “béton brut”, crude and inexpensive, is used a great deal to rebuild parts of the city destroyed after the Second World War as it also happened in Berlin or Rome. The particularity of the brutalism is in order to put all the components in view of architecture materials, and then the rough forms and the raw materials.
Most of the brutalist projects are institutional buildings or intended for commercial purposes, that is why their architecture is majestic and of great proportions that turn simple shapes, creates a monumental almost overwhelming able to surprise anyone. Finally, the regular repetition of the modules and their components and creates an amazing rate in these concrete giants.

Boston City Hall, drawings by Kallmann McKinnel and Knowles

A striking example of brutalist building is certainly the Boston City Hall, designed by architects Kallmann McKinnell & Knowles in 1969.

The use of exposed concrete is found in numerous examples of contemporary architecture: the Jewish Museum in Berlin by Libeskind, the Royal National Theatre in London Denys Lasdun or Brion tomb of Carlo Scarpa in Treviso. How to recognize the works that refer to this current? One element unites them all: the massive use of concrete.
Already at the beginning of the last century, the concrete, together with the forms of French classicism and Greek art, made by Auguste Perret one of the greatest exponents of this architectural style. A key step that has marked his career was on the Committee, in 1945, the reconstruction of the center of Le Havre ravages of the Second World War, then protected in 2005 as a UNESCO World Heritage Site.

Torre Velasca – © Cesare Cicardini

In Italy the most famous Brutalist works are in Milan, La Torre Velasca, designed by Studio BBPR commissioned by the Rice Company, with the collaboration of engineer Arturo Danusso, on Milan’s downtown area devastated by the Anglo-American bombing in 1943 and the church of San Giovanni Battista (1960-1964) by Giovanni Michelucci near Florence (it is also called the church of the Autostrada del Sole).

Per approfondire seguite i link
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Brutalism. Architecture of Everyday Culture, Poetry and Theory

Brutalism:Online – Architetti e Designer

Brutalism:Online – Architetture brutaliste di tutto il mondo

 

 

One Comment

  1. Pingback: Le Corbusier e il Movimento Moderno in architettura – ArchiMinimal

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