Bill Viola. Rinascimento Elettronico

Bill Viola torna a Firenze con “Rinascimento Elettronico”. Questa volta a Palazzo Strozzi, piano nobile e Strozzina, dal 10 marzo al 23 luglio 2017, a cura di Arturo Galansino e Kira Perov

Bill Viola Rinascimento Elettronico

 

di Daniela Luisa Bonalume

Quando vidi An Ocean Without a Shore con cui Bill Viola partecipò alla Biennale di Venezia, nel 2007, rimasi a lungo in apnea. In una piccola chiesa quadrata, dotata di un altare per lato, egli installò 4 maxischermi proprio sopra i paliotti. Sarà davvero così che potremmo ritornare a sbirciare, una volta andati nell’aldilà? La voglia di ficcare la mia testa direttamente dall’altra parte era tanta. La curiosità di capire cosa ci fosse e perché gli altri venissero a rivedere l’aldiqua era travolgente. Ma non si poteva fare. Nella migliore delle ipotesi mi sarei ritrovata il viso pieno di pixel.

In quell’occasione, Bill Viola, fece emergere dall’oscurità, dietro un muro di acqua, individui che potevano scegliere. Cosa? Se fermarsi prima della sbirciatina, se infrangere il muro e monitorare attorno, oppure ancora, se superare completamente la barriera e rimettere piede da questa parte. Comunque avessero scelto, il destino delle anime sarebbe stato il ritorno nell’oscurità.

An Ocean Without a Shore

Bill Viola nasce a New York nel 1951, il cognome è italiano, suo nonno emigrò dalla terra pavese.  Frequenta la Syracuse University dal  1969 laureandosi nel 1973. Inizia a lavorare nei primi anni settanta con artisti già affermati e pionieri della videoarte quali Brune Nauman e Nam June Paik. Nel 1974 si trasferisce a Firenze dove lavora come Direttore Tecnico di Produzione nell’agenzia ART/TAPES/22 fino al 1976. Proprio qui viene abbagliato dall’arte fiorentina, che rivisiterà secondo i canoni a lui più congeniali.

Bill Viola, Catherine’s Room (2001), Video Installation
Bill Viola

Non a caso Bill Viola viene attualmente considerato uno dei maggiori esponenti, se non il più significativo, della videoarte contemporanea. Fin dagli esordi privilegia il dualismo uomo/tempo, ponendo l’accento su quanto sia difficile prestare attenzione all’uomo. La forsennata corsa a tutti i beni materiali sembra l’irrinunciabile percorso di vita che brucia il tempo. La fruizione delle sue opere richiede calma, pazienza, attesa, riflessione. Richiede una predisposizione dello spirito, quello spirito che egli vuole esaltare o accarezzare. I suoi videoquadri sono in lentissimo movimento ed echeggiano opere d’arte della nostra storia. Ad esempio, The Greeting (1995) si ispira a La Visitazione di Pontormo. In questa installazione i personaggi si riuniscono molto lentamente, ricostruendo l’impianto pittorico messo in atto dal maestro del rinascimento fiorentino.

 

Bill Viola ci pone in contatto quasi completamente con tutte le fasi dell’esistenza. Egli affronta il tema della nascita e quello della morte, mai trascurando il percorso intermedio. Corpi che emergono dall’acqua e scompaiono dallo schermo. Il dolore, il suo contenimento oppure, al contrario, la trasfigurazione fisica  provocata quando la lacerazione non è più arginabile. Quando, dopo aver tramortito tutti i sensi, lo si lascia libero e lo si accompagna nell’uscita da sé. Rallentatissime rappresentazioni attraverso le quali si penetra la metamorfosi del corpo causata dal sopravvento di un’emozione violenta. Un’ulteriore dimensione costante nelle sue opere è quella liquida. L’acqua. Questo elemento trova la sua collocazione a causa di una esperienza personale che egli stesso ha raccontato in una intervista rilasciata nel giugno 2014 in occasione della Mostra al Gran Palais di Parigi.

Quando ero piccolo – racconta Bill Viola – ho rischiato di annegare. Questa esperienza incredibile ha cambiato la mia vita. Avevo sei anni e sono caduto in acqua. Mio zio, fortunatamente, era lì vicino, si è buttato in acqua e mi ha tirato fuori. Io sono rimasto sul fondo per un momento. E’ stata un’esperienza emotiva molto forte. Non avevo paura, davvero nessuna paura, sarei rimasto lì se lo zio non si fosse tuffato, e sarei stato felice.

Era un’esperienza positiva e non spaventosa. Una sorta di traumatismo, ma un traumatismo positivo. Forse un altro, che non avesse avuto la mia forma mentale, avrebbe trascorso un momento difficile perché avrebbe avuto paura. Ma io non avevo paura, credevo di essere in Paradiso o poco lontano. Era un mondo nuovo, non ero mai andato sott’acqua, non avevo mai visto niente sotto questo angolo. E dopo, sono sempre ritornato lì, costantemente, in tutto il mio lavoro”.

Palazzo Strozzi, The Deluge (teaser)

Anche la pietas umana, o la Pietà con la “p” maiuscola partecipano al ventaglio di emozioni  mitragliateci addosso dall’artista. Bill Viola non tralascia nessun alveolo dell’anima. Vuole esserci ovunque nasca un sentimento o un’emozione nobile, anche nella spiritualità religiosa.

In occasione dell’esposizione nella St Paul Cathedral di Londra dello scorso anno intitolata Martyrs (Earth, Air, Fire, Water),

Bill Viola e la Pietà contemporanea

Il riferimento è marcatamente rinascimentale, potrebbe essere una contemporaneizzazione di Michelangelo o di Sebastiano del Piombo. Non fa differenza. Il Rinascimento italiano è tornato ad ispirare Viola. Il grande artista che nel 2007 mi costrinse a fermare il respiro per poter navigare attraverso le sue opere, torna a Firenze con un “Rinascimento Elettronico” arricchito, completo di spirito, tempo, acqua, fuoco, amore e pietà. E sicuramente altro ancora. Mi piace pensare che tutto torni da dove è partito, e tutto torni con questa retrospettiva a tema rinascimentale, nella città che con il proprio Rinascimento ha illuminato l’arte europea. Soprattutto mi piace pensare che per nulla al mondo mi farò scappare questa nuova immersione in una atmosfera che da virtuale diventa tangibile attraverso l’illusione e l’abilità di chi sa così penetrare il segreto della vita.

Palazzo Strozzi, The Deluge (teaser)

Informazioni su biglietti ed orari 

 

Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

 

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