Bernard – Racconto breve di Daniela Luisa Bonalume

Bernard è il nuovo racconto breve scritto da Daniela Bonalume per la raccolta “Suggestive Evasioni”. Una lettura veloce, intensa e dal finale bruciante, quello che non ti aspetti e ti sorprende sempre. Una storia bonsai che concentra la trama in pochi, avvincenti paragrafi. Da leggere in un respiro.

di Daniela Luisa Bonalume

#Hayden Williams Fashion Illustrations #’Red Blooded Woman’ by Hayden Williams

Lucrezia sbatté la borsetta Chanel sul tavolo e si diresse con passo marziale verso la sua camera. Era una furia, non salutò nessuno, rientrando a casa. La madre, ricca, ma povera donna, l’aveva cresciuta senza alcuna privazione, e si era fatta schiacciare da ogni capriccio. Era sufficiente che Lucrezia tirasse su col naso, perché la genitrice mettesse a ferro e fuoco se stessa e tutta la servitù, pur di accontentare l’unica figlia che il matrimonio le aveva donato.

La ragazza aveva quasi vent’anni ma adottava sempre lo stesso metodo: allargava le narici e tirava su col naso. Quando faceva così, assumeva un’espressione arcigna. I suoi denti si mostravano e sembrava che si distanziassero tra loro. Il suo sguardo languido e scuro, si trasformava in una coppia di lance pungenti e torve. E tirava su col naso. Se fosse stato mai possibile immaginare la terribile trasformazione provocata dall’avidità, Lucrezia si sarebbe guadagnata il ruolo di protagonista della metamorfosi.

La madre ne soffriva, l’amore che scaturiva dai suoi gesti non aveva nessun potere sulla figlia. Lucrezia era impermeabile a tutto ciò che non fosse puramente materiale e griffato, e riteneva naturale il possedere, prima di chiunque altro, qualsiasi cosa le piacesse. Appena varcato l’arco che divideva il soggiorno dalle altre stanze della casa, la ragazza scalciò, lanciando le sue décolleté Lauboutin tacco 12 lungo il corridoio le quali, atterrando, fecero un gran fracasso.

Scalza, tornò in soggiorno per recuperare la borsetta. Ne estrasse il portafogli di Bottega Veneta e si mise a frugarci dentro grufolando – dove cacchio l’ho messo quel biglietto, come si chiamava quel tipo, accidenti, dove l’ho infilato il fogliettino?! – ed alternava grugniti ad una voce stridula che spaccava le orecchie e le terminazioni nervose.

La madre, seguita a ruota dalla governante, le si precipitò appresso – Amore della mamma, amore mio, cosa ti è successo, come posso far tornare un dolce sorriso sul tuo bellissimo viso? –

-Ah, chi è Bernard! Mamma chi è Bernard? – urlò la giovane con quanta voce aveva in corpo: – Vo-glio-sa-pe-re-chi-è-Ber-nard,-ca-pi-to? – Era la prima volta che in casa si sentiva questo nome, la ragazza continuò sbraitando – Voglio andare nella show room di Bernard, nel Salone di Bernard, voglio anche io la parure di Bernard! –

Oh Madonna, e questa novità cos’era! Ci mancava solo Bernard! La ragazza si piazzò davanti al suo Apple notebook ed iniziò a digitare Bernard, Bernarde, Bernardo, Bernar. Usciva di tutto, da Google. Da Bernard Anìcio calciatore brasiliano di 25 anni all’unità di misura romagnola, dal Castello della Bernarde a Bernardo di Chiaravalle. Lucrezia era ormai purpurea. Solo l’idea di non sapere cosa fosse quella cosa di Bernard di cui aveva sentito parlare al circolo dell’Università, la mandava fuori dalla grazia di Dio. E tutti a casa se ne accorsero.

– Voglio quella cosa di Bernard per il mio compleanno – disse alla governante. La madre rispose che lei ed il padre avevano già provveduto all’acquisto di un regalo importante, per il suo ventesimo genetliaco. Avevano prenotato un diamante Lorraine Schwartz, che sarebbe stato nascosto in una banalissima borsa Kelly di Hermes.

La ragazza, picchiando il portafogli sulla consolle, rispose che non gliene fregava niente, e che aveva sentito commenti entusiastici su questo Bernard. Le ragazze che ne parlavano sostenevano che con queste cose di Bernard tutto risultava più facile. Vero è che lei non sapeva neppure chi fossero, quelle. Erano più grandi di lei questo si vedeva bene, ma già il fatto che chiacchierassero fittamente di qualcosa che lei non conosceva, deponeva male. E poi, in quale modo ne parlavano: erano entusiaste, con queste cose di Bernard tutto era molto più logico, meno doloroso ed il risultato era eccellente, si poteva tornare subito a sorridere.

Un siero di bellezza, un cofanetto di pozioni magiche per la gioventù eterna, un astuccio di cosmetici miracolosi, di colori iridescenti, ammalianti, ipnotizzanti. Un contenitore di profumi irresistibili, una trousse avveniristica che sarebbe diventata trendy di lì a breve.

Insomma, in quella casa non si viveva più. Bernard aveva completamente squassato la pace familiare, che era sempre stata un pochino precaria proprio per il carattere capriccioso della rampolla. Si pensò, quindi, di investire della cosa il fidanzatino della ragazza.

Il padre di Lucrezia, pressato dalla consorte, si decise a telefonare al giovane virgulto – Ciao Edoardo, come va? Hai già provveduto al regalo di compleanno per Lucrezia? Abbiamo un problema, peggio di Houston. – senza aspettare una risposta l’uomo continuò, guardato a vista dalla moglie che non gli lasciava via d’uscita – Lucrezia è tornata a casa qualche giorno fa con la fissa per un certo Bernard, non siamo riusciti a sapere chi sia e tanto meno cosa faccia. Sappiamo solo che produce qualcosa di miracoloso che vende in astucci ben specifici. Astucci, cofanetti, trousse, non sappiamo bene – continuò il poveretto tutto d’un fiato – se te ne potessi occupare tu, ovviamente a spese nostre, tutta la famiglia ti sarebbe debitrice fino all’anno prossimo! –

Edoardo lo ascoltò in silenzio. I due ragazzi si conoscevano dalle elementari ma Lucrezia era troppo antipatica e ancora bruttina. Invece Edoardo era bellissimo sin da piccolo, con quegli occhioni azzurri ed il caschetto biondo e liscio. E crescendo era diventato ancora più bello. Era l’adone dell’Università e Lucrezia non trascurò alcuna strategia pur di accaparrarselo. Edoardo era innamorato ma non stupido. Il pensiero di accontentare la sua Lucrezia il giorno del suo compleanno, con un dono inaspettato, lo spinse ad iniziare le ricerche su questo benedetto Bernard.

Il giorno della festa arrivò. Come tutti gli anni, si affittò un locale dove gli invitati e la festeggiata potessero cenare e ballare. Quest’anno venne allestito anche un piccolo palco dal quale Lucrezia avrebbe dato vita al rito “Scarta la carta”, rito che prevedeva lo scartamento in pubblico dei regali, completato dal ringraziamento collettivo. Lei arrivò, bellissima, camminando tra le due ali di invitati che la applaudivano. Una diva: scarpe Jimmy Choo, abito di Valentino Atelier, gioielli Chopard: un red carpet di tutto rispetto. La serata trascorse nervosamente. La fretta di aprire i regali rendeva la ragazza poco affabile, e si che erano tutti lì per lei…

Finalmente arrivò il momento. La festeggiata si posizionò sul piccolo rialzo affinché tutti potessero vedere tutto, e gongolante iniziò il suo gioco. Gli occhi erano quelli che ormai conosciamo. Pacco numero uno, pacco due, pacco tre ecc. ecc. Pacchetto otto, piccolo, venti centimetri per dieci, forse meno. Un biglietto. “Tanti Auguri, amore mio, dal tuo Edoardo e da Bernard”.

Scesero le lacrime. Lucrezia guardò Edoardo con occhi languidi ed amorevoli. Prima di scartare raccontò brevemente agli astanti quale fosse il regalo più ambito, suscitando la curiosità di tutti, unita alla frustrazione ed anche ad un po’ di invidia.

La carta dorata lasciò posto ad una scatoletta di alluminio rettangolare dagli spigoli arrotondati. Il Dr. Bernard aveva ideato una serie di attrezzi, di varie misure e con forme diverse, chiamate leve o sindesmotomi, atti ad isolare delicatamente la radice del dente dall’osso prima dell’estrazione. Questo insieme si identifica come “Trousse Bernard”, e facilita il lavoro del dentista alleggerendo il trauma al paziente.

Lucrezia, finalmente, ebbe per regalo la sua “Trousse Bernard”, sorridendo, appena prima di svenire.


Note biografiche sull’autrice

Daniela Luisa Bonalume è nata a Monza nel 1959. Fin da piccola disegna e dipinge. Consegue la maturità artistica e frequenta un Corso Universitario di Storia dell’Arte. Per anni pratica l’hobby della pittura ad acquerello. Dal 2011 ha scelto di percorrere anche il sentiero della scrittura di racconti e testi teatrali tendenzialmente “tragicomironici”. Pubblicazioni nel 2011, 2012 e 2017.

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