Letizia Battaglia. Per pura passione. Un’antologica sulle opere dell’autrice.

ArteVitae oggi vi propone l’approfondimento della produzione fotografica di Letizia Battaglia, testimone d’eccezione della vita e della società del nostro Paese. La Battaglia è una delle figure più importanti della fotografia contemporanea e le sue fotografie sono considerate patrimonio del nostro immaginario collettivo. Questa meravigliosa e coraggiosa autrice inoltre, ha inteso attribuire alla fotografia un forte valore etico e civile che è riconducibile inevitabilmente al suo modo di essere, onesta e sincera.

di Luigi Coluccia

Da poco conclusa al Museo delle arti del XXI secolo di Roma la mostra dal titolo Letizia Battaglia. Per pura passione, una antologica sulla fotografa siciliana che ho avuto la fortuna di visitare proprio negli ultimi giorni di apertura. Hanno fatto parte di questa esposizione oltre 200 scatti che ripercorrevano la storia professionale di questa incredibile autrice contemporanea. Come oramai consuetudine, in mostra c’erano immagini anti-mafia, ma non solo. Oltre 200 fotografie esposte insieme a provini e vintage print inediti provenienti dall’archivio storico di questa grande autrice, insieme a riviste, pubblicazioni, film e interviste. Parte integrante della mostra era anche il film documentario di Franco Maresco “La mia battaglia. Franco Maresco incontra Letizia Battaglia”.

Quello che veniva prepotentemente fuori, ammirando le opere in mostra, era senza dubbio un ritratto a 360 gradi di un’autrice determinata e forte che ha saputo raccontare per immagini, vicende molto cruente della storia recente del Paese. Si era davanti ad un album che, senza soluzione di continuità, raccontava delle proteste delle piazze milanesi degli anni ’70, dei tanti morti ammazzati dalla mafia, delle processioni religiose, degli scempi perpetrati sulle coste siciliane. Molti anche i ritratti dei personaggi come quelli di Pier Santi Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per arrivare a quello del Boss Leoluca Bagarella.

Erano presenti anche alcuni inediti, immagini di Pier Paolo Pasolini e Franca Rame esposte per la prima volta. Un’altra serie inedita era quella rappresentata dalle immagini realizzate nel 1983 all’ospedale psichiatrico di via Pindemonte a Palermo: con la “Real Casa dei Matti” la Battaglia ha infatti collaborato a lungo, organizzando laboratori teatrali e attività che confluiranno nei filmati Festa d’agosto e Vatinni, presentati qui per la prima volta dopo trent’anni.

Ospedale psichiatrico di via Pindemonte a Palermo – L. Battaglia

Il lavoro della Battaglia è caratterizzato da un forte e marcato impegno sociale e politico. Non bisogna sottovalutare inoltre, che una delle difficoltà maggiori incontrate da questa straordinaria autrice è rappresentata proprio dal suo essere donna. Non è infatti facile in quegli anni per una donna imporsi come fotografa, men che meno accreditarsi come reporter di fatti del genere di quelli che ha saputo così egregiamente riportare. Palermitana di nascita, ha saputo raccontare la sua città e tutte le ambiguità che in essa convivono. Ha denunciato la mafia e le sue attività con reportage coraggiosi e audaci scritti per il quotidiano “L’Ora” di Palermo, in cui ha inizio la sua carriera.

Ha intuito da subito che solo un impegno civile forte e intellettualmente onesto avrebbe potuto affrancare una terra martoriata da un anti-stato sempre più opprimente. La sua passione civile negli anni si è fatta portavoce di tante questioni siciliane e nazionali. Ricordiamo la questione femminile, quella dei carcerati, i problemi ambientali. Nella sua vita ha anche ricoperto incarichi pubblici, è stata consigliera comunale e assessore regionale. Proprio nell’ambito del progetto Atlante Italiano ha ripreso con immagini forti e dirette il degrado della costa est di Palermo. Un degrado che viene associato chiaramente però a quello morale ed etico della società civile che lo ha perpetrato o che lo ha lasciato perpetrare senza opporsi.

Letizia Battaglia per tutti noi però è la «fotografa della mafia», nel senso di «anti-mafia». E’ stata testimone dei più cruenti fatti di cronaca che hanno insanguinato Palermo. Alcuni suoi scatti sono patrimonio del nostro immaginario collettivo: Giovanni Falcone al funerale del Generale Dalla Chiesa; Piersanti Mattarella assassinato tra le braccia del fratello Sergio; la vedova Schifani; il boss Leoluca Bagarella dopo l’arresto; Giulio Andreotti con Nino Salvo. Nell’ultimo periodo ha voluto però percorrere un cammino da lei stessa definito di “liberazione” da quell’orrore che probabilmente stava diventando un fardello troppo pesante da sostenere quotidianamente. Un cammino che ha il compito di allontanarla da immagini che come afferma la stessa autrice “mi hanno segnato molto, per cui basta parlare di mafia, non ne posso più. Parliamo di riscatto, di bellezza, di futuro“.

Riceve nel 1985 a New York, il prestigioso “The W. Eugene Smith Award”, un riconoscimento internazionale istituito per ricordare il fotografo di Life. È inoltre cofondatrice del centro di documentazione “Giuseppe Impastato”. La Battaglia crede molto all’importanza della relazione tra fotografo e soggetto. Bisogna essere onesti e diretti con le persone che si sta fotografando, proprio sul motivo per il quale lo si sta facendo. Perché in quel momento, stai prendendo una parte della loro anima. Diceva inoltre: “bisogna fotografare tutto sempre da molto vicino, a distanza di un cazzotto o di una carezza. Il punctum nella fotografia «è l’essenza stessa dell’immagine”.

 

Letizia Battaglia – Biografia e opere

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