Banksy: il sovversivo con la bomboletta

Molto poco si sa di Banksy, lo street artist più famoso al mondo, di cui non si conosce la vera identità. Uomo del mistero di fama mondiale, Banksy è divenuto uno dei più grandi artisti di strada di tutto il mondo.  

di Debora Focarino

Dipingere Graffiti è il modo più onesto in cui puoi essere un artista. Non servono soldi per farlo, non è necessaria una formazione per comprenderli e non c’è alcuna tassa di ammissione.

Inizio così, citando una delle sue frasi simbolo che riassume quella che è la sua natura, la sua filosofia e il suo modus operandi : parlo di Banksy.

  In una società in cui tutti cercano notorietà, fama e visibilità, Banksy resta ancora un’entità splendidamente anonima e questo, oltre a generare leggende metropolitane su chi sia o siano, fa’ in modo che soltanto le sue opere parlino: usando messaggi immediati, inequivocabili ed irriverenti. È questa infatti una delle sue doti: usare satira, spirito sovversivo ed ironia in maniera brillante e piacevole per raccontare e denunciare tematiche che documentano le assurdità della società occidentale come la manipolazione mediatica, la guerra, l’omologazione, l’inquinamento, la mancanza di libertà ed ogni tipo di sfruttamento a cui l’uomo moderno è sottoposto.

Politica, cultura ed etica sono le tematiche che permeano le sue opere: di tutti, su tutti e per tutti. Un messaggio per la massa, diretto e intelligibile, disseminato proprio dove tutti possono fruirne: la strada. È una comunicazione immediata e subito comprensibile ai più, grazie all’utilizzo (come la Pop Art insegna) di icone legate alla società moderna che iconograficamente si legano al messaggio e lo diffondono.

Accompagnati da “slogan” o immagini pure e semplici, l’intento è quello, girando l’angolo, di fermarsi, vedere, farsi delle domande …. pensare!

La tecnica esecutiva

Come tecnica esecutiva, resta fortemente legato allo stencil tanto da diventare un riferimento, facendo raggiungere a questa tecnica una popolarità globale. Questo non per incapacità di tratto, ma esclusivamente per accelerare il processo di realizzazione. Non dimentichiamo che in fondo la street art è “imbrattamento di suolo pubblico” e come ci rammenta il dispositivo dell’art. 639 del Codice Penale, è illegale. Di conseguenza il fatto di essere celeri nella produzione ed evitare di essere in qualche modo sorpresi …..diventa di vitale importanza!

Questa tecnica si avvale quindi di una “maschera in negativo dell’immagine” realizzata su un supporto rigido o parzialmente rigido; arrivato sul luogo designato, il writer appoggia la sagoma sulla superficie e spruzza il colore negli spazi vuoti: in questo modo si ottiene rapidità di esecuzione ma anche possibilità di serializzazione dell’opera, che può essere riprodotta pedissequamente all’infinito.

In questo modo il grosso del lavoro viene fatto, studiato e meticolosamente organizzato in studio, lontano da occhi indiscreti, in modo da agire poi per strada: nell’ombra, veloci ma precisi.

L’evoluzione della street art

Questa nuova forma d’arte, che non può più essere definita “imbrattamuri” grazie anche ad artisti come Banksy, si è meritata un “posto in paradiso”… forse anche troppo! Sì perché ultimamente pare abbia abbandonato la “street” per trovare nuovi alloggiamenti in musei, gallerie e stanze private di collezionisti. Il nostro eroe dalla bomboletta facile, ovviamente bistratta tutto ciò, tant’è che in segno di protesta spesso si reca nelle gallerie più blasonate dove appende clandestinamente opere realizzate da lui “in stile” ma con dettagli del tutto anacronistici ed assurdi; come ad esempio in queste opere:

Show me the Monet” in cui la poesia delle ninfee è rotta dall’inciviltà dell’uomo che getta noncurante, carrelli della spesa e un cono stradale.

           Ritratto di Gentiluomo” in cui anacronisticamente un parruccato settecentesco, in alta uniforme ufficiale dell’esercito, si fa’ autore (bomboletta in mano) di graffiti a sfondo pacifista. Installato nel Brooklyn Museum e rimosso dopo 8 giorni.

            Madama con maschera antigas”. In questo caso l’epoca è ottocentesca e il viso della ritrattata è ben coperto da una maschera antigas che diventa protagonista dell’opera. Installato al Metropolitan Museum of art e rimosso dopo 2 ore.

             Tesco Value Tomato Soup” in cui alla maniera warholiana viene rappresentata una lattina di zuppa di pomodoro dei supermercati Tesco. Installato negli ascensori del Museum of Modern Art.

L’arte è sempre stata in qualche modo un linguaggio testimone della realtà, Banksy, le sue opere e la street art in generale non fanno certo eccezione riuscendo a denunciare l’abominio, le brutture, le ingiustizie, ma anche a raccontare i sogni, le speranze e le prospettive della società contemporanea, spingendoci a riflettere, a prendere delle distanze e delle consapevolezze, a farci aprire gli occhi e vedere: in maniera immediata, diretta e senza orpelli un messaggio che viene diffuso a tutti, per tutti, in qualsiasi luogo, gratis e anche esteticamente bello da vedere … questo è il suo intento, questo il suo manifesto e questa l’idea che, tutto sommato, esula da chi sia realmente Banksy.

La street art di Banksy

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