L’Audiovisivo fotografico – Intervista a Lorenzo De Francesco

Oggi parliamo di audiovisivo fotografico, divenuto ormai un mezzo di comunicazione dinamico e moderno, che non a torto può essere considerato come il superamento delle vecchie diapositive, complice il digitale. Ne parliamo con Lorenzo De Francesco, Direttore del Servizio Audiovisivi della FIAP.

di Rita Manganello

Chi meglio di Lorenzo De Francesco, esperto di questo genere che coltiva con passione e competenza, può condurci nel mondo dell’audiovisivo e assaporarne il gusto?

Lorenzo de Francesco

RM: Prima di tutto facciamo conoscenza con Lorenzo, che ringraziamo per la sua disponibilità.

LDF: Laureato in ingegneria elettronica calcolatori e impegnato professionalmente nel settore, ho sempre coltivato interessi in ambito umanistico, tra i quali l’audiovisivo fotografico al quale ho dedicato tempo e crescente attenzione.

Mi sono cimentato dagli anni ’80 nell’abbinamento di immagine statiche e video con una colonna sonora ai fini di documentare, raccontare e immaginare in diversi ambiti.

I miei filoni di attività come autore riguardano la documentazione (volontariato, manifestazioni storiche , religioni) e la narrazione.

Attivo dal 1993 nelle due federazioni nazionale (FIAF) e internazionale (FIAP) opero nel circuito nazionale e internazionale come membro di giurie, organizzatore di concorsi, proiezioni a tema e circuiti e gestore di una collezione mondiale di audiovisivi su vari temi.

Ho sempre coniugato lo sviluppo delle mie competenze al desiderio di divulgare e condividere esperienze e nozioni, tenendo corsi, seminari, workshop tecnici e scrivendo regolarmente articoli di approfondimento per i notiziari federali, oltre a pubblicazioni specifiche sulla didattica dell’audiovisivo.

RM: Lorenzo, data la tua ampia esperienza nell’ambito dell’audiovisivo fotografico, ti rivolgerò qualche domanda per raccontare ai lettori di ArteVitae in che cosa consiste questo strumento.

Prima di tutto ti chiedo di tracciare un breve profilo del mezzo, in modo da inquadrare chiaramente le sue funzionalità e finalità.

LDF: L’audiovisivo fotografico ha radici lontane nel tempo: la lanterna magica, descritta per la prima volta nel 1646 dal  gesuita Athanasius Kircher nel libro Ars Magna Lucis et Umbrae. Già fin dalle origini era utilizzata per spettacoli di proiezioni al buio a fini o didattici o fantastici di intrattenimento, con accompagnamento vocale o musicale. La cifra distintiva che rendeva appetibile al pubblico le proiezioni, ieri come oggi, è la creazione, in un ambiente il più possibile “isolato” dal mondo esterno (sala buia, insonorizzazione) di uno spazio-tempo gestito dall’autore. Nel corso dei secoli la tecnica si è arricchita di nuovi elementi tecnologici, fino ad arrivare ai moderni proiettori e alle sale cinematografiche.

Come dice il termine “fotografico” si intende privilegiare il ruolo dell’immagine statica e non cinematografica cioè in movimento dal greco “kinesis”, in questi termini l’audiovisivo fotografico ha iniziato a sviluppare i suoi canoni con l’avvento delle diapositive e dei relativi proiettori, ai quali è rimasto storicamente legato sino al sopraggiungere della tecnica fotografica digitale. Quest’ultima ha praticamente abbattuto il diaframma tra immagine statica e in movimento, rendendo permeabile l’audiovisivo fotografico ai contributi video.

RM: Come si realizza un audiovisivo fotografico?

LDFL’audiovisivo è un mezzo di comunicazione, quindi muove da un’idea circa un contenuto da comunicare, che abbiamo visto appartenere sostanzialmente ai due grandi macrogeneri della documentazione e della narrazione. Lo schema di sviluppo classico vede l’autore sviluppare l’idea in uno storyboard o sceneggiatura, realizzare le immagini necessarie, creare o scegliere una colonna sonora (note musicali, rumori, parlato, silenzi) e convogliare il tutto in un montaggio finalizzato alla comunicazione del messaggio. Si ritiene che il metodo di lavoro a “progetto” sia quello che garantisce una realizzazione coerente ed efficace. E’ un percorso che, in piccolo, vede tutte le componenti che costituiscono la realizzazione anche di opere audiovisive complesse come il cinema e quindi richiede competenze interdisciplinari non banali.

In realtà, a livello amatoriale fotografico, che è l’ambito privilegiato della nostra attività, c’è la tendenza a partire da un insieme di immagini già realizzate intorno ad un quid caratterizzante (cfr. la tecnica del portfolio fotografico) accompagnandole con una colonna sonora “commerciale” che si fonda sinergicamente con le immagini per potenziarne l’effetto comunicativo.

RM: E’ un mezzo tecnicamente alla portata di tutti ?

LDFSì è alla portata di tutti anche se ovviamente è necessaria una certa padronanza nell’uso del computer. Esistono software freeware e a pagamento, con vari livelli di complessità che consentono la gestione ed il montaggio simultaneo di immagini e suoni. Mentre una volta era necessaria una certa disponibilità finanziaria e di tempo per acquisire le costose attrezzature (camera, proiettori e obiettivi, centraline ecc) oggi un audiovisivo realizzato su computer può essere proiettato in qualsiasi sala d proiezione dotata di videoproiettore e impianto audio. Tuttavia nel mondo amatoriale spesso esistono autori che realizzano le immagini fotografiche ma delegano il montaggio ad un tecnico esperto, che provvede anche alla selezione della colonna sonora.

RM: Perchè l’audiovisivo? Qual è il valore aggiunto rispetto ad altre possibilità di espressione, come ad esempio la classica mostra?

LDF: E’ questa la domanda cardine che mette in luce l’essenza dell’audiovisivo.

Di fronte ad una mostra fotografica, lo spettatore è libero di organizzarsi un percorso di lettura, nei tempi e modi desiderati, passando da un’immagine all’altra e soffermandosi il tempo che ritiene necessario alla fruizione della singola immagine; lo spettatore può ritornare su immagini interessanti e sorvolare su altre che lo sono meno. Gli unici elementi didascalici sono i titoli e le descrizioni delle immagini se presenti.

Nell’audiovisivo il paradigma viene ribaltato: lo spettatore è bloccato su di una sedia per un periodo di tempo definito; l’autore stabilisce tempi e modi di fruizione di ogni immagine, l’ordine di visione delle immagini e le modalità di passaggio da un’immagine all’altra (dissolvenza, cut, disposizione ecc), stabilendo così un percorso forzato di osservazione. Inoltre l’autore aggiunge il contesto generato dalla colonna sonora che ne indirizza ulteriormente la lettura.

Il contenuto visivo si integra quindi con il contenuto sonoro e proprio nell’efficacia di tale complementarietà viene valorizzato o sminuito il significato delle singole componenti. E’ questa come si vede una grande responsabilità dell’autore. Dal punto di vista logistico inoltre, l’audiovisivo una volta realizzato è agevolmente “portabile” in altri contesti, mentre la mostra ha dei limiti di portabilità evidenti.

RM: Cosa è necessario conoscere per realizzare un buon audiovisivo ? Esistono particolari regole da rispettare ?

LDF: Penso che un buon audiovisivo debba nascere da un’idea sentita, forte, che si vuole comunicare, per documentare o per narrare. Il terreno fertile per le idee è la cultura, la cultura personale, le relazioni, gli interessi, gli scambi e gli approfondimenti. Gli autori devono curare la loro cultura in generale e quella fotografica e musicale in particolare.

I canoni sono quasi sempre una conseguenza dei generi; per esempio un documentario richiede un certo tipo di fotografia e capacità di illustrazione, un lavoro creativo può spaziare più liberamente, e così via, ma anche nell’audiovisivo fotografico ci sono autori che partendo da un genere ne modificano i canoni creando un genere nuovo. In ambito amatoriale ci può essere un autore che possiede tutte le competenze, oppure un gruppo ove ognuno ha competenze specifiche e si organizza sotto la guida di un “regista” per realizzare l’opera.

RM: Esiste un genere di fotografia più di un altro, che si presta maggiormente a questo impiego ?

LDF: La fotografia di reportage, che racconta, può assecondare meglio l’esigenza narrativa dell’audiovisivo, specie se l’autore lavora su di un progetto; più difficile la fotografia naturalistica, fatta di scatti singolarmente eccezionali ma difficili da organizzare in un racconto. I documentari cosiddetti “di viaggio” che in realtà documentano non il viaggio ma luoghi e persone incontrati, sono molto diffusi come genere, ed i più riusciti sono quelli ove l’autore si prepara prima del viaggio per capire che progetto fotografico vuole portare a casa. Studiare la storia del paese, la sua cultura, le abitudini, la geografia, consente di far lavorare l’immaginazione prima e sul campo per individuare filoni narrativi da sviluppare.

RM: Per realizzare un audiovisivo è necessaria una regia ? In caso affermativo quali competenze prevede ?

LDF: Una regia è sempre necessaria: quando è una sola persona che si occupa di tutto, la regia è sacrificata, ma comunque presente, a partire dall’idea, come sceneggiatura e piano di lavoro per realizzare e assemblare i vari componenti. In un’opera di gruppo il regista è un po’ come il capo progetto che deve gestire il processo, dall’ideazione alla realizzazione, coordinando i vari specialisti in funzione dell’obiettivo finale. E’ colui che ha la visione di sistema dell’audiovisivo e che dà lo stile a tutta l’opera.

RM: Lorenzo, cosa ci puoi dire riguardo all’accoglienza del pubblico in generale ?

LDF: E’ necessario premettere una piccola analisi del concetto di pubblico, sotto la cui definizione in realtà si cela un universo diversificato. Il nostro pubblico si articola in vari livelli:

  • La cerchia degli amici e familiari dell’autore, generalmente entusiasta delle opere presentate, a prescindere dalla qualità intrinseca. 
  • I membri del circolo fotografico di appartenenza, generalmente più critici verso l’audiovisivo, che vogliono apprezzare la bontà delle singole immagini piuttosto che cogliere il messaggio narrativo complessivo e che vedono l’audiovisivo sostanzialmente come una mostra sonorizzata. 
  • I raggruppamenti di autori e simpatizzanti dell’audiovisivo fotografico in quanto tale, comuni ai vari gruppi fotografici, che si radunano periodicamente in seminari, manifestazioni e workshop finalizzati proprio all’approfondimento e condivisione dei contenuti e delle tecniche realizzative e quindi analizzano con sguardo critico l’audiovisivo in quanto tale in tutte le sue componenti.

Si tratta di diverse centinaia di persone a livello nazionale, alcuni con produzione regolare, altri saltuaria. E’ una realtà diffusa in diversi paesi europei, soprattutto Francia, Italia, Regno Unito, Germania, Olanda, Belgio, con diversi gruppi attivi anche in Polonia, Sud Africa, Australia. In tali ambiti vengono organizzati anche competizioni a livello nazionale e internazionale.

Le grandi manifestazioni pubbliche, che vedono a volte migliaia di partecipanti. Qui piace l’audiovisivo “croccante”, “grand spectacle” con immagini di impatto e colonne sonore coinvolgenti soprattutto di reportage naturalistico, avvenimenti o fantasy.

RM: Sono a conoscenza dell’impegno che ti vede coinvolto in tutta l’attività correlata alle manifestazioni che promuovono questo mezzo. Puoi raccontarci qualche aspetto saliente ?

LDF: L’aspetto saliente è quello di cercare di diffondere la cultura dell’audiovisivo fotografico come efficace e coinvolgente mezzo espressivo che unisce le opportunità offerte dalla fotografia e dalla colonna sonora. Il lavoro fatto in questi anni è quello di cercare di identificare e documentare con esempi le caratteristiche di questo linguaggio in ambito didattico (AV-lògos) ma nel contempo offrire agli autori opportunità per stimolarne la creatività. Lavoro oramai da vent’anni nell’ambito della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche – Dipartimento audiovisivi e nell’ambito della Fédération International de l’Art Photographique come responsabile del servizio audiovisivi.

Uno degli strumenti che utilizzo è organizzare proiezioni commentate a tema, utilizzando i lavoro di un’ampia collezione internazionale che ho raccolto in questi anni. Mantengo viva anche l’attività come autore, in particolare sto realizzando degli audiovisivi fotografici che illustrano la vita e le opere di fotografi importanti, nello stile documentario.

RM: Lorenzo, puoi dirci cosa ti appassiona, in particolare, di questa attività ?

LDF: La comunicazione. La più bella soddisfazione come autore e organizzatore è quando alla fine capisci da uno sguardo, da una stretta di mano, da una vivace discussione, da una mail, di essere riuscito a comunicare quello che avevi dentro o di avere catturato l’attenzione e fatto nascere nuove idee ed interessi. Allora tutti gli sforzi sono ripagati.

Inoltre vorrei aggiungere che è una forma di arte minore che però consente con mezzi semplici di riportare in pubblico e diffondere realtà locali poco note ma interessanti oppure consente all’autore di rappresentare e comunicare i propri sentimenti, passioni, emozioni, piccoli strumenti per dissolvere gradualmente l’ignoranza e l’indifferenza che sono i principali ostacoli alla continua evoluzione verso un mondo migliore.

Il filmato che presentiamo per una migliore comprensione dell’audiovisivo fotografico, è un buon esempio di sinergia tra immagini, narrazione e commento musicale, che si risolve in un ottimo impianto drammaturgico. Breve ma intenso, ci emoziona senza incorrere in sbavature stilistiche; trasmette uno stato d’animo in pochi minuti. Questa è l’essenza di un buon audiovisivo: asciutto, essenziale, coerente  ma ricco di informazione.

 

Lorenzo De Francesco – FIAF – DIAF Biografia
DIAF – Dipartimento Audiovisivi

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