Audiovisivo Fotografico – Monografie Grandi Autori

ArteVitae torna ad occuparsi di audiovisivo, un mezzo efficace e coinvolgente per raccontare visivamente e con accompagnamento musicale la fotografia. Lorenzo De Francesco ci racconta di un suo progetto di valorizzazione di alcuni autori di grande talento artistico.

di Rita Manganello

Lorenzo de Francesco

Ho già avuto occasione di intervistare Lorenzo De Francesco, Direttore del Servizio Audiovisivi Fiap, per ArteVitae. Lorenzo ha trattato diffusamente l’argomento audiovisivo fotografico nel corso dell’intervista, tracciando un profilo chiaro ed esauriente del significato di questo mezzo e della sua collocazione nell’ambito dello scenario fotografico amatoriale italiano e internazionale.

Instancabile lavoratore e promotore di nuove idee riguardo a uno strumento che lo appassiona, sta attualmente realizzando delle monografie in ambiente audiovisivo fotografico, per presentare alcuni autori di grande talento artistico e coloro che hanno lasciato il segno nel panorama della fotografia amatoriale.

Si tratta di documentari destinati a un pubblico di utenti dell’audiovisivo fotografico, e chiunque si interessi di fotografia.

RM Lorenzo, ho l’impressione che una ne pensi e cento ne fai; mi riferisco a questa tua creatura che è l’audiovisivo fotografico, che allevi con grande interesse e dedizione. Ho visto giusto ?

LDF Hai visto giusto, Rita: siccome lo ritengo un mezzo di comunicazione efficace e coinvolgente, ogni volta che mi trovo di fronte a qualcosa di interessante, mi viene spontaneo costruire nella mia mente una sua rappresentazione audiovisiva. E’ la mente il primo schermo dove si formano le immagini che, accompagnate da musiche già amate o inventate al momento, diventa audiovisivo: una sorta di culla della creatività, particolarmente fertile nei momenti di grande relax o di grandi emozioni. Il passo successivo è condividerlo, con l’obiettivo di suscitare nell’interlocutore le stesse emozioni. Quando avviene, è magia.

RM Nel corso di una conversazione, mi hai parlato di un tuo ambizioso progetto: realizzare dei documentari in sala AV sui grandi autori della fotografia amatoriale, curandone tutti gli aspetti costruttivi, dalla regia al montaggio, alla scelta del commento musicale e la conduzione delle interviste agli esperti interpellati. Un lavoro molto impegnativo. Come nasce questo progetto e come si struttura?

LDF Come molti, sono arrivato all’audiovisivo dalla fotografia amatoriale, per raccontare visivamente con accompagnamento musicale quanto visto in viaggio o provato come emozione. I miei primi lavori, ancora in diapositiva, raccontavano per esempio delle similitudini tra gli artefatti del gotico e le forme della natura, o della tragedia dei bambini di Terezin o della storia d’Italia vista con gli occhi di mio padre ed i suoi francobolli. Rapidamente assorbito da compiti organizzativi, ho un po’ perso di vista la cifra fotografica della rappresentazione audiovisiva, concentrandomi di più sul valorizzare gli aspetti narrativi e creativi. Ad un certo punto, una serie di circostanze hanno favorito gradualmente la formazione di una idea, inizialmente nebulosa, ma poi via via più definita.

La prima scintilla è stata una sera, durante una frequentazione occasionale al Circolo Fotografico Milanese, ove la fotografia classica è sempre ben presente; là il compianto Cesare Colombo conduceva dal vivo una serata di commenti delle immagini di Pietro Donzelli, altro autore storico del CFM e della fotografia italiana. Mi è venuto spontaneo pensare che questo lavoro di Cesare, con il suo prezioso commento volto a valorizzare Pietro Donzelli, sotto il profilo biografico umano e stilistico, potesse in qualche modo essere immortalato in un audiovisivo.

La scintilla finale, quella che mi ha consentito d’incanto di collegare tutti questi mattoncini già formatisi nella mia mente, è scaturita lo scorso ottobre a Garda, durante le giornate sempre fertili del Seminario Nazionale del DiAF, Dipartimento Audiovisivi fotografici FIAF, parlando e confrontandomi con Roberto Puato, Fulvio Merlak, rispettivamente responsabili del Dipartimento Audiovisivi e Manifestazioni: perché non valorizzare la potenza dell’audiovisivo fotografico e utilizzare le mie competenze per realizzare un vero e proprio documentario, un medio metraggio che racconti vita e opere di un grande autore di fotografia? L’audiovisivo sarebbe poi uno strumento di divulgazione presso i circoli oltre che dell’opera fotografica dell’autore, anche di una metodica di lettura delle immagini e di preparazione dello scatto; ma altri benefici mi si sono rapidamente affacciati alla mente: il fare memoria, l’approfondire tematiche e autori a me sconosciuti, portare il linguaggio fotografico su altri media.

Certo mi sarebbe servito un autore amico, importante e stimato per realizzare un numero zero nel quale saggiare le difficoltà e le mie capacità, per proporre in Federazione un prototipo da valutare, per poter dar seguito ufficialmente all’iniziativa. Ebbene, nel pranzo di gala del seminario, facevo queste riflessioni e alzando lo sguardo attraverso il bicchiere del brindisi finale, davanti a me vedevo Ivano Bolondi e tutto,improvvisamente, ha preso forma ed è iniziata d’incanto questa esperienza fantastica ed arricchente.

RM Ho visionato alcuni di questi documentari, domandandomi se si può parlare di un superamento dell’audiovisivo tradizionale, di impianto molto più semplice, puntando su un prodotto ben più articolato dal punto di vista realizzativo. Cosa ne pensi Lorenzo ?

LDF Tranquillizzo subito circa la definizione di questo genere, definizione che funge da ansiolitico ai più. Continuo a considerare questi prodotti “audiovisivi fotografici” e non film sia perché finalizzati concettualmente a raccontare autori di immagini singole e tecnicamente realizzati con prevalente utilizzo di immagini fisse, in dissolvenza e/o in multi visione, creando più schermi virtuali su di un unico schermo reale, la parte video essendo deputata unicamente alla realizzazione delle interviste dal vivo. Diciamo comunque che se qualcuno vuole definirli diversamente, io dormo lo stesso, a me interessa in ultima analisi il contenuto.

Siamo nell’ambito classico del documentare, quindi il taglio vorrebbe essere didattico.

Prima di iniziare mi sono messo a tavolino per cercare di razionalizzare la cosa e mi sono visto altri documentari su grandi fotografi, i documentari di Sky Arte, ho navigato su internet alla ricerca di modelli.

Quello che mi preoccupa in primis nella realizzazione di un audiovisivo è il mantenere sempre viva l’attenzione e l’interesse dello spettatore. Ora in un medio metraggio didattico, dai 30 ai 45’ questo non è banale. Ho quindi ragionato per sviluppare il prodotto su tre assi di contenuto: la biografia dell’autore, la formazione ed evoluzione del suo stile, il suo ambiente di lavoro, cercando il modo per avanzare in parallelo in corso d’opera nell’illustrazione di questi tre assi, cercando sempre di enfatizzare l’aspetto umano piuttosto che quello referenziale.

RM Hai incontrato qualche difficoltà particolare in corso d’opera?

LDF Molte: siamo in un ambito quasi cinematografico ove però tutti gli aspetti sono a carico di un’unica persona che, ripeto, è uno che non lo fa di lavoro ma per hobby; però devo dire che le maggiori difficoltà sono state di tipo tecnico, perché le idee non sono mai mancate e l’obiettivo finale era sempre ben chiaro nella mia mente.

La difficoltà maggiore inizialmente era nell’attrezzatura inadeguata e in alcuni errori dovuti all’ inesperienza.

Ho iniziato a girare i video con le funzioni video della fotocamera per poi capire che era meglio utilizzare una videocamera. La registrazione del sonoro all’inizio era di qualità inadeguata: anche con microfono direzionale la voce spesso era confusa e mascherata da rumori di fondo. Grazie alla consulenza dell’amico Fabrizio Luzzo ho migliorato la tecnica acquistando un microfono wireless che ha drasticamente migliorato la qualità delle registrazioni e aperto nuove possibilità. Sono passato ad utilizzare punti di ripresa differenti, con due macchine.

Un terreno minato è quello delle colonne sonore utilizzate, considerando che l’opera poi viene commercializzata. In questo caso, se non si utilizzano brani “free for commercial use” bisogna avventurarsi in richieste (e costi) di licenze all’utilizzo assolutamente fuori dalla portata di un’opera amatoriale rivolta ad un pubblico limitato. Quindi ho intrapreso un’opera di analisi dei brani “free for commercial use” disponibili, per individuare quelli che riproducevano un ambiente sonoro il più possibile confacente al mood che volevo trasmettere, in sintonia con le immagini e in funzione della rilevanza del piano sonoro.

Invece nel contesto interviste, anche con persone viste per la prima volta, mi sono sempre trovato a mio agio e rapidamente in empatia con l’interlocutore: solo una breve scaletta di introduzione, poi le domande e le risposte sgorgavano naturali senza bisogno di particolare preparazione.

Ora la difficoltà principale è che sono da solo a curare tutte le fasi, dall’ideazione alla produzione del filmato finale. E’ molto impegnativo. Mi piacerebbe che qualcuno mi affiancasse per delegare a alcune fasi: per esempio la seconda camera, la fotografia di scena, l’editing video, le ricerche musicali etc. Mi piacerebbe concentrarmi di più sulla fase creativa nella scelta e impostazione interviste, nell’approfondire i riferimenti culturali, nel farmi venire nuove idee per la diffusione; ritengo infatti che quest’opera dovrebbe essere diffusa il più possibile.

RM  Lorenzo, ora vorrei che raccontassi ai lettori di ArteVitae cosa in particolare ti affascina dell’audiovisivo fotografico e che ti ha portato a darne un significato per così dire, olistico, con focus particolare su quest’ultima avventura.

LDF E’ l’essenza del comunicare, del coinvolgere i sensi dello spettatore per entrare in sintonia con lui sui contenuti proposti. Scoprire qualcosa di bello, sintetizzarlo e cercare di porgerlo in modo elegante ed efficace, senza accademia né volontà di protagonismo. Studiare l’articolazione del linguaggio audiovisivo perché agli occhi dello spettatore scompaia l’aspetto tecnico e possa passare fluidamente il contenuto che può essere da questi assimilato e gustato. In questo caso il contenuto è illustrare l’opera fotografica anche multimediale di un autore, ma lo strumento può comunicare qualsiasi contenuto, qualsiasi emozione: storia, fede, amore: quando leggo negli occhi o nella voce dello spettatore l’emozione di chi ha colto il messaggio, questa è la più grande ricompensa umana.

Grazie, Lorenzo, per il tuo contributo e sempre buona vita nell’audiovisivo fotografico.

Grazie a te Rita e un saluto a tutti i lettori di ArteVitae.

One Comment

  1. lorenzo davighi

    conosco da oltre 20 anni Lorenzo, per varie collaborazioni in seminari e concorsi, apprezzo la sua dedizione alla fotografia ed in modo particolare all’audiovisivo, sia come autore che come presentatore di lavori altrui, condivido tutto quello che ha dichiarato nell’intervista ed aggiungo solo un Bravo e continua…e grazie x quello che fai.

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