Arrivano i Paparazzi! Glamour e mondanità in mostra a Torino

Arrivano i Paparazzi! Fotografi e Divi dalla Dolce Vita a oggi è il titolo della mostra allestita a Torino da Camera – Centro italiano per la Fotografia – che racconta un’epoca, in 150 scatti rubati a vip e celebrità.

di Rita Manganello

Alison Jackson, Marilyn undressing in front of JFK © Alison Jackson

L’epoca d’oro della dolce vita, raccontata attraverso l’obiettivo di fotografi d’assalto, i paparazzi, autori di molteplici appostamenti allo scopo di cogliere momenti piccanti e privati degli appartenenti al bel mondo dello spettacolo e non solo.

Tradimenti, nuovi amori, maternità, una gamma di liaisons dangereuses a vario titolo, il materiale umano oggetto primario di questo genere fotografico.

Paparazzo è un termine introdotto nel vocabolario e nell’immaginario collettivo da Federico Fellini, grande cineasta e autore dell’indimenticabile film La Dolce Vita, ed Ennio Flaiano che ne curò la sceneggiatura, nel quale un personaggio che incarna quel tipo di fotografo alla ricerca di scatti sensazionali, si chiama proprio Paparazzo.

Ora dovremmo mettere a questo fotografo un nome esemplare perché il nome giusto aiuta molto e indica che il personaggio vivrà. Queste affinità semantiche tra i personaggi e i loro nomi facevano la disperazione di Flaubert, che ci mise due anni a trovare il nome di Madame Bovary, Emma. Per questo fotografo non sappiamo che inventare, finché, aprendo a caso quell’aureo libretto di George Gessing che si intitola “Sulle rive dello Jonio” troviamo un nome prestigioso: “Paparazzo”. Il fotografo si chiamerà Paparazzo. Non saprà mai di portare l’onorato nome di un albergatore delle Calabrie, del quale Gessing parla con riconoscenza e ammirazione. Ma i nomi hanno un loro destino.»

Ennio Flaiano, La Solitudine del Satiro.

L’origine del nome paparazzo non si ferma al racconto di Fellini: anche la moglie Giulietta Masina ebbe la sua versione, unendo le parole zanzare (pappataci) e ragazzi.

Infilarsi nella vita degli altri, nella loro intimità, è il compito di questo modo di fare cronaca soprattutto rosa, alla ricerca di situazioni compromettenti, scoop e materia di pettegolezzo per incuriosire un pubblico alla ricerca di emozioni che non è in grado di procurarsi nella realtà. Superare la noia di una vita a una dimensione.

La vista dei divi di cui si è ammiratori, o di altre celebrità del jet set e della politica, dei personaggi importanti che vivono al di sopra delle possibilità del piccolo o medio borghese che si trascina nell’anonimato, eccita gli animi e fa vendere i giornali. Spiare è bello.

All’epoca dei paparazzi di una dolce vita che molti potevano solo immaginare, i rotocalchi e la neonata televisione erano l’unico mezzo di informazione con crescente potere seduttivo per regalare sogni: vivere la vita degli altri, sentirsi minimamente parte di quel mondo dove tutto appare fuori dall’ordinario anche in negativo.

Questa, in breve, la ragion d’essere di una modalità di fotogiornalismo che perdura ancora oggi, potenziato dall’evoluzione tecnologica del mezzo fotografico e dalla presenza di piattaforme multimediali che diffondono immagini e notizie in tempo reale.

La bistrattata figura del paparazzo, modellata da Fellini sui racconti di noti fotografi del mestiere, fra cui il conosciutissimo Tazio Secchiaroli, ha avuto un altro esponente di spicco, Rino Barillari, sulla scena per molti anni a partire dal 1959. Un lungo elenco di celebrità immortalate dall’obiettivo di Barillari, il quale per mestiere, ha collezionato una quantità di traumi fisici di varia entità, fra costole rotte, una coltellata, un orecchio spaccato da Peter O’Toole nel 1963 in via Veneto e un buon numero di fotocamere sfasciate dalla furia dei suoi “clienti” o dei loro body guard.

Serie: Tazio Secchiaroli, Anthony Steel si scaglia contro i fotografi. Roma, Agosto 1958. © Tazio Secchiaroli/David Secchiaroli

Un mestiere pericoloso. Devi amarlo.

Ma non solo lustrini e divi del cinema; la cronaca dell’ultimo ventennio ha dato ulteriore e negativo risalto ai paparazzi, quelli che inseguirono Lady D, fino all’interno del tunnel dell’Alma a Parigi, con l’esito che conosciamo; la tesi più accreditata sulla fine della sventurata principessa.

La mostra percorre la storia di questo genere di fotografia irriverente e non posata, a supporto di una presunta ricerca della verità a qualunque costo.

La fotografia è capace di creare mondi rappresentati secondo la visione di chi impugna la fotocamera e scatta, ma la vita in diretta vista con l’occhio del paparazzo vorrebbe portarci nella direzione di un “qui e ora”, testimonianza e documento di realtà solamente immaginate.

La mostra “Arrivano i Paparazzi! Fotografi e Divi dalla Dolce Vita a oggi” a cura di Walter Guadagnini e Francesco Zanot è presente a Torino fino al 7 gennaio 2018, presso Camera – Centro Italiano per la Fotografia. Maggiori info qui.

2 Replies to “Arrivano i Paparazzi! Glamour e mondanità in mostra a Torino”

  1. Uno spaccata di un’epoca in cui la dolce vita romana era su giornali e settimanali.e i fotografi, ho conosciuto Secchiaroli, con i loro furti di immagini ne facevano motivo di cronaca. Molto bello questo articolo di Rita Manganello e ben corredato.

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