Arlecchino, servitore di due padroni

Libere Divagazioni di Luca Tizzi.  Arlecchino la più popolare e durevole delle maschere ha ispirato e stimolato l’arte di scrittori, pittori e compositori. Una storia che ha radici molto lontane.

di Luca Tizzi

Orderico Vitale, storico normanno, attorno all’anno 1100 scrisse un opera in 13 volumi, la Historia Ecclesiastica, nei suoi libri si parla di un orda di demoni che pungolano i peccatori, uomini e donne, per fargli espiare i loro peccati. Lo storico si ispira alla mitologia francese che racconta di un mostruoso gigante a cavallo che reclutava gli spiriti dei soldati morti e li costringeva a combattere per l’eternità formando cosi “la masnada di Hellequin”.
Orderico racconta che il primo di gennaio del 1091, il prete normanno Gualchelmo, incontra in una foresta “la masnada Hellequin”, o “famiglia Herlequini”, che guida un esercito di morti verso la dannazione.

Nel quadro di Arbo del 1872 “Åsgårdsreien”, la caccia selvaggia è guidata da Odino in groppa a Sleipnir, il suo cavallo nero a otto zampe. Odino, seguito da un corteo formato da guerrieri morti in battaglia e spesso anche segugi e battitori, le 12 notti successive al 21 dicembre, solstizio d’inverno, cala dal cielo e conduce una furiosa caccia selvaggia intorno. Coloro che la schiera furiosa trova sul suo cammino vengono rapiti e condotti nel regno dei morti.

Il sommo poeta Dante Alighieri, anche lui Florentini Natione Non Moribus, parla nella sua commedia del diavolo “Alichino”, i canti che lo riguardano narrano della 5^ bolgia dell’8° cerchio dell’inferno dove sono puniti i “Barattieri”. Immersi nella pece sono sorvegliati dalle “Malebranche”, di cui Alichino fa parte, demoni che arpionano e squartano i dannati che tentano di affiorare dalla pece bollente. Alichino, nella divina commedia, è una figura burlesca, quasi comica, l’unica forse.

Alichin non si tenne e, di rintoppo
a li altri, disse a lui: «Se tu ti cali,
io non ti verrò dietro di gualoppo,
ma batterò sovra la pece l’ali.
Lascisi ’l collo, e sia la ripa scudo,
a veder se tu sol più di noi vali»

Anche Boccaccio, nel suo Decamerone, parla di un cavaliere nero che insegue e fa sbranare dai suoi cani una fanciulla che corre nel bosco; è la storia di Nastagio degli Onesti, signorotto ravennate che nella pineta di Classe assiste a questa scena, il cavaliere nero è morto suicida per l’amore della fanciulla che, per averlo fatto soffrire, è condannata a subire quel supplizio ogni venerdì della settimana per tanti anni quanti sono  stati i mesi di sofferenza inflitti al cavaliere. Vi potete leggere la Quinta giornata del Decamerone o, se vi piacciono le figure, potete guardarvi i quattro quadri, dipinti da Botticelli, che raffigurano la vicenda.

 

 

 

 

 

 

Dalla “Famiglia Herlequini”, al diavolo”Alichino” e a tutte  le figure mitologiche nordiche con nomi simili, Hölle König, Erlkönig, Erlking, molto probabilmente nasce la più famosa maschera della commedia dell’arte, Arlecchino.

La commedia dell’arte prende origine dalla commedia degli “Zanni”, una versione lombardo-veneta del nome Gianni, una maschera dalle sembianze demoniache che nelle sue azioni animalesche è spinto da due pulsioni, il sesso e la fame. Gli Zanni, nella commedia dell’arte sono di due tipi, uno astuto e veloce e l’altro lento e sciocco. Arlecchino appartiene al secondo tipo di maschera, quella del servo sciocco e pasticcione che travisa gli ordini del padrone e gli procura soltanto guai.

Una figura così non poteva essere ignorata dai musicisti, credo che la prima citazione di Arlecchino in musica si abbia nei “Pagliacci” di Leoncavallo, nell’aria “Vesti la giubba” Canio recita:

Recitar! Mentre preso dal delirio,
non so più quel che dico e quel che faccio!
Eppur è d’uopo… sforzati!
Bah! sei tu forse un uom?
Tu se’ Pagliaccio!

Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga, e rider vuole qua.
E se Arlecchin t’invola Colombina,
ridi, Pagliaccio… e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e ‘l dolor…
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che t’avvelena il cor!

La moglie di Canio, Nedda, tradisce il marito con l’amante Silvio, lo tradisce sul palco, interpretando Colombina, e nella vita reale; un aria bellissima e struggente, ascoltatela.

Anche canzoni più recenti sono dedicate alla maschera bergamasca, la prima che mi viene in mente è la penultima traccia, Harlequin appunto, del disco dei Genesis Nursery Crime; del 1971 è il primo album inciso dalla formazione storica del gruppo, non lo avete mai ascoltato? “Continuiamo così, facciamoci del male”.

Nel 1975 la nostra PFM (Premiata Forneria Marconi), incide “Chocolate Kings”, il gruppo che si rifà musicalmente ai Genesis incide la loro Harlequin, per me migliore di quella del gruppo inglese. L’anno prima il cantautore romano Francesco de Gregori, nell’omonimo album, aveva dedicato un brano al servitore sciocco, bella ma me non piace molto.

Se vi piace la musica Jazz Fusion non potete non aver ascoltato I Weather Report, nel loro album Heavy Weather compare la loro Harlequin, assieme alla maschera bergamasca compare anche mister Jaco Pastorius, il più grande bassista che sia mai esistito. Brano e album capolavoro della band di Zawinul/Shorter, era il 1977.

La burlesca maschera, di origine demoniaca, viene cantata anche da Alberto Camerini in Rock’n Roll Robot, il cantante brasiliano di italiche origini, è stato definito “L’Arlecchino” della musica italiana. Il ritmo di Ska, il fare burlesco e canzonatorio ridonano freschezza, e ironia alla figura che comunemente conosciamo.

Grazie di avermi letto fino in fondo.

 


Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

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