Antonello da Messina nei rilievi di Cavalcaselle

In un’epoca in cui la critica d’arte conosceva ancora pochissimo di Antonello, le attribuzioni al messinese fatte da Giovanni Battista Cavalcaselle hanno retto tutte le revisioni successive, ottenendo ampie conferme e quasi nessuna smentita.

Di Francesco Galletta e Franco Sondrio

Antonello da Messina all’interno della grandissima quantità di appunti e disegni sull’arte europea redatti da Cavalcaselle, ha una parte limitata, tuttavia basilare per la storia critica del pittore. Sotto l’azione – da una parte demolitrice, dall’altra edificatoria – del più grande conoscitore d’arte italiano dell’ottocento, il messinese emergerà, infatti, dalla visione nebulosa delle epoche precedenti, per rivivere di nuova luce nei giusti termini scientifici. Infatti, come suggerisce – in via però generale – l’analisi nitida di Carlo Ludovico Ragghianti:

… non distratto da preoccupazioni letterarie o descrittive egli aveva concentrato tutta la sua attenzione nello scolpire, nel caratterizzare e nel differenziare i caratteri delle scuole artistiche […] e dei singoli artisti […]. Dopo il Cavalcaselle, malgrado secolari tradizioni, le personalità degli artisti da lui considerati ne sono uscite come rinnovate, con una propria sicura fisionomia.

Tale fu Cavalcaselle per Antonello. Esemplari sono i fogli del 15, 22 e 28 agosto 1854 e l’appunto del 30 settembre, sul San Girolamo nello studio, all’epoca in collezione Baring a Londra. Partendo dall’impegnativa attribuzione a Jan Van Eyck già data da altri, il 15 agosto egli disegna prima tutto il quadro in modo sintetico (fig. 1), appuntandosi anche il nome di Jacopo Bellini e un “pare italiano” che è già una novità. Il 22 agosto, entrando in profondità (fig. 2), isola la finestra di sinistra con le sue figure minute e annota alcuni pensieri sui colori; poi disegna la fuga di colonne a destra, i vasi e il primo piano con la pernice e il pavone.

fig. 1 – cavalcaselle, san girolamo di antonello, rilievo e disegno d’insieme

A margine, egli registra che il legno della tavola è di un’essenza rara per le Fiandre. Il 28 agosto, disegna il viso del santo e quelle parti del quadro che più avevano sofferto, a suo dire, le ingiurie del tempo. Il 30 settembre, infine, dopo aver raffigurato i dettagli del panneggio del mantello, decreta con certezza che l’autore non può essere Van Eyck ma Antonello. I dati stilistici pseudo fiamminghi dell’opera, utilizzati coscientemente dal messinese, non lo avevano ingannato. Le sue analisi prive di preclusioni non si fermarono neppure davanti alla presunta attribuzione ingombrante a Van Eyck, più comoda e redditizia per certi versi.

fig. 2 – cavalcaselle, san girolamo di antonello, rilievo e disegno di dettagli

Tuttavia, ciò che meglio emerge dalla cronaca spicciola di quel mese e mezzo di riflessioni riunite in quattro tappe grafiche del suo taccuino da viaggio non è solo la positività dell’attribuzione , quanto la bontà del  processo metodologico.

fig. 3 – disegno dell’ignoto mandralisca di cefalù di cavalcaselle, in sovrapposizione al dipinto originale (galletta-sondrio 2011)

Fondamentale per lo studio su Antonello è il viaggio in Sicilia effettuato da Cavalcaselle fra il dicembre 1859 e il marzo 1860, partendo da Palermo. Poiché l’unico dipinto del pittore che riuscì a trovare fuori da Messina fu il ritratto Mandralisca di Cefalù (fig. 3), la tappa dello Stretto divenne decisiva, potendo egli lì disegnare il San Nicola in cattedra (fig. 4) e il Polittico di San Gregorio (fig. 5).

fig. 4 – cavalcaselle, rilievo del san nicola e storie della sua vita di antonello

La visita messinese e l’osservazione di altri dipinti da lui attribuiti invece alla scuola antonelliana, lo convinsero che quanto narrato in ambito locale e dai viaggiatori sulla controversa genealogia del pittore era del tutto falso, anzi da sovvertire.

fig. 5 – cavalcaselle, rilievo e disegno del pannello centrale del polittico di san gregorio

Antonello non aveva antenati pittori, come si credeva fino a quel momento, ma era il capostipite di una famiglia di artisti che dipingerà anche dopo la sua scomparsa. Inoltre, a parte l’estrema cura nei disegni che rivela l’importanza data al Polittico (fig. 5), le riflessioni sul dipinto sono basilari perché, in poche righe – con un lampo interpretativo spesso sottovalutato dagli storici dell’arte successivi – Cavalcaselle ricongiunge l’anno di esecuzione dell’opera, il 1473, al soggiorno a Venezia del pittore del 1475/76. Scriverà, infatti:

opera stupenda che giustifica le lodi degli scrittori veneziani riguardo Antonello […] questa pittura mi suggerisce nuove idee e mi fa trovare Antonello quale doveva essere. Antonello occupa un gran posto tra i quattrocentisti (è il creatore della scuola veneta). L’anno 1473, e il metodo, dolcezza, e fusione di colore giustificano la nostra credenza riguardo all’anno del quadro di Anversa, cioè essere stato quello dipinto nel 1475. Così pure mi prova essere il San Girolamo di Baring opera di Antonello e non di Van Eyck.

In un colpo e in poche righe, Cavalcaselle chiude il cerchio critico su Antonello. Innanzitutto, senza documenti ma solo grazie all’osservazione dei dipinti, indica la strada per ridefinire la genealogia del pittore; riscontra poi nel Polittico le qualità di sintesi tra disegno e colore dei veneziani (senza mai aver potuto conoscere l’Annunciazione, riscoperta a Palazzolo trentasette anni dopo). Si chiarisce le idee sull’anno di esecuzione della Crocifissione di Anversa, dibattuta per il cartellino consunto e, se mai ce ne fosse stato bisogno, torna ancora – dopo sei anni – sull’attribuzione del San Girolamo.

Quella che potrebbe apparire come una rivelazione geniale, fu in realtà il frutto di un’osservazione stratificata, attenta e spietata. Con quella breve nota, il più grande conoscitore d’arte italiano ci indicava, infatti, con lucidità, una precisa strada interpretativa: non si poteva suddividere l’attività di Antonello in compartimenti, benché i diversi ambiti in cui aveva lavorato lo potessero suggerire.

Egli fece emergere per altro verso quanto già compreso ai suoi tempi da Pietro Bon, che, con scelta consapevole, nel 1475 affidava l’esecuzione della veneziana Pala di San Cassiano non ai più celebrati pittori delle sue parti, ma ad Antonello di cui, certamente, conosceva almeno il Polittico, ultimato a marzo del 1473, o l’Annunciazione, in piena lavorazione sul finire del 1474.

Date per scontate le doti di Cavalcaselle nel disegno, è accertata dagli studiosi la sua progressiva evoluzione nell’espressione grafica, funzionale al compito di rilevatore. I disegni si trasformeranno da sintetici appunti di viaggio in rilievi analitici, molto diversi da quelli dei contemporanei. Ciò si avverte già nel 1852, in viaggio fra Madrid e Berlino, dove …

dai quadri vengono estratti ed ingranditi singoli dettagli significativi, ma a Berlino la casistica si dilata ulteriormente: profili o teste intere, studiate per i lineamenti o per il drappeggio del velo, mani, piedi, dita, addirittura ginocchi […]. Se […] a Madrid si era notata una attenzione spiccata per i dettagli, ora la grande collezione di pitture [rende] possibile una ricca gamma di confronti […] tramite i dettagli può avvertire le più raffinate sfumature e può verificare meglio punti di contatto e diversità (Levi, 1988).

La grande visione analitica di Cavalcaselle, sapientemente espressa nel modo di ridisegnare i quadri, che non è mai arte grafica in sé, ma innanzitutto metodo; la sua scelta di stare un passo dietro all’artista nei limiti dei compiti del rilevatore; le sue idee sul restauro, ancora attuali benché poco note e, infine, la serena capacità di rapportarsi come coautore e studioso per cinquanta anni con l’alter ego Joseph Archer Crowe nel rispetto dei singoli ruoli, fanno ancora oggi dello studioso ottocentesco un modello irrinunciabile e attuale per rilevatori, critici e disegnatori e, nell’ambito specifico di Antonello, un sicuro riferimento scientifico.


Note biografiche sull’autore

Francesco Galletta (Messina, 1965), architetto, grafico. Titolare di Tecniche Grafiche alle scuole superiori; laureato con una tesi di restauro urbano, è stato assistente tutor alla facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria per Storia dell’Urbanistica e Storia dell’Architettura Moderna. Dottore di Ricerca alla facoltà di Ingegneria di Messina, in rappresentazione, con una tesi dal titolo: “L’Immaginario pittorico di Antonello”. Con l’architetto Franco Sondrio ha rilevato, per la prima volta, la costruzione prospettica e la geometria modulare dell’Annunciazione di Antonello. La ricerca, presentata in convegni nazionali e internazionali, è pubblicata in libri di diversi autori, compresa la monografia sul restauro del dipinto. Sempre con Franco Sondrio ha studiato l’ordine architettonico dell’ex abbazia di San Placido Calonerò nell’ambito del restauro in corso e scoperto a Messina un complesso architettonico della metà del ‘500, collegato al viaggio in Sicilia del 1823 dell’architetto francese Jaques Ignace Hittorff.

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