Intervista con Anna Camps

Ancora una volta oltre confine, dedichiamo la Weekend Interview all’amica Anna Camps, un’autrice di spicco a noi molto cara, un architetto urbanista che nella propria fotografia riesce a rappresentare la razionalità dell’architettura, riportandola ad una dimensione umana, ponendo al centro dell’ambientazione urbana la poesia dell’elemento umano che con essa interagisce. Parole e immagini parlano di lei.

We definitely cross the border once again, by dedicating the Weekend Interview to our friend Anna Camps. Anna is one of our most appreciated authors. She is an Architect and in her wonderful photographic work, she has been able to represent architectural rationality, giving however that special human dimensions to her images, where the poetry of the human being and its interaction with the surrounding urban setting, is always the focal point. Words and images tell us a bit about her.

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D: Where does the passion for photography come? Is it something that comes from your family?
R: In my family there have always been several creative and technical sensibilities, very different ones among each other, and not only and especially the photography.
I think I appreciated and inherited the artistic sensibility in painting, poetry, music by my grandparents and my technical attitude from my father, a professional engineer, surely these influences placed me in a profession that combines technology and art.

D: La passione per la fotografia è per te un fatto ereditario? L’hai respirata nell’ambiente familiare?
R: Nella mia famiglia ci sono sempre state tante sensibilità creative e tecniche, di natura molto diversa fra loro, non solo e particolarmente quella fotografca. Penso di avere apprezzato sin da subito e quindi ereditato dai miei nonni la sensibiltà artistica per la pittura, la poesia e la musica. L’attitudine tecnica l’ho eredidata invece da mio padre ingegnere. Penso che proprio queste influenze mi abbiano ispirato nella scelta della professione che conete di combinare tecnologia e arte.

Q: When did you approach photography and how didi it happen?
A: I’ve always had an interest in photography, in my work, the image is an essential means within the graphic communication, a complementary system of representation which is key to me. The substantial change happened when I realized that photography could be technical mean allowing to freely express my creativity. This was four years ago, as I dared to share public some of my images and I discovered the pleasure of sharing these images with people having the same interests and sensibilities.

D: Quando e come ti sei quindi avvicinata alla fotografia?
R: Sono sempre stata affascinata dalla fotografia. Nel mio lavoro è uno strumento essenziale, un veicolo complementare di rappresentazione degli eleementi architettonici che per me è fondamentale. Il mio approccio alla fotografia però è radicalmente cambiato quattro anni fa, quando ho realizzato che la fotografia poteva essere un veicolo per esprimere la mia vena creativa personale ed ho iniziato a pubblicare le mie immagini condividendole con persone dai miei stessi interessi e dalle mie stesse sensibilità.

Q: Are you planning your shooting or are you attracted by everything you see when you get it?
A: I think you can plan a trip, an itinerary throughout the city, but you can’t actually plan a shot. You can go many times to the same place and take different pictures every time, because every day there’s a different light, different nuances and this has a crucial influence on my photographic activity: moments and light condition are the real subject of my images.

D: Fotografi quello che ti capita e quando ti capita o pianifichi dei viaggi o degli spostamenti ad hoc su itinerari preventivati a tavolino?
R: Credo si possano pianificare viaggi, itinerari attraverso la città, ma uno scatto non è pianificabile. Poi andare in un luogo e tornarci molte altre volte ed ogni volta scatti immagini diverse. Ogni volta ci sono condizioni di luce diversa, momenti diversi da catturare. Questo aspetto è quello che più mi sta a cuore, credo che nelle mie immagini i veri soggetti siano appunto i momenti colti nelle diverse condizioni di luce.

R: How did you come to Architecture and Minimalistic Photography?
A: I’ve always been interested in architecture photography, I am an architect with a specialization in urban planning, for me it’s something essential and natural, it’s a pure professional deformation.
Sometimes I think I’ve photographed every architectural detail from different points of view, but there are always different and unknown details, this is really interesting to me. I believe also that not all the photos of details are minimalistic and this is a mistake that is often observed.
The approach to minimalistic photography comes up naturally and spontaneously, I guess it is something coming unconsciously, a peculiar approach to photography that make you appreciate compositions with few, essential elements.

D: Come sei arrivata alla fotografia d’architettura e minimalista?
R: Da sempre sono attratta dalla fotografia di architettura, sono un architetto urbanista, è quindi per me molto naturale, quasi una deformazione professionale. Ci sono volte in cui penso di avere fotografato un dettaglio architettonico in ogni modo possibile, invece ci sono sempre altri dettagli, altre diverse visuali da riprendere. Questo aspetto è quello che più mi appassiona. Credo anche che non tutte le foto di dettagli siano minimaliste, mentre spesso vengono considerate tali a mio avviso erroneamente. L’approccio minimalista alla fotografia è qualcosa che arriva spontaneamente, quasi inconsciamente. E’ un particolare approccio alla fotografia che ti fa apprezzare composizioni con pochi essenziali dettagli.

Continua…

ArchiMinimal – Anna Camps

 

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