L’amore secondo Picasso: il carnefice e la sua vittima

Con Picasso si apre una trilogia sull’amore e l’arte. Il pittore spagnolo travolge le figure femminili della sua vita portandole alla follia ed alla morte per confermare la sua legge sul perché “esistano le donne“.

di Cristiana Zamboni

Pablo Picasso

Quello che so sull’amore è un’infinitesima particella di quello che realmente è. Ma quell’infinitesima particella deriva dall’arte e dagli artisti. L’arte e la letteratura sono le mie fonti più accreditate per comprendere questo sentimento. Gli artisti hanno un morboso bisogno di intingere il pennello nell’amore e, dalle loro muse ispiratrici, assorbono la vita per crearne opere eterne.

Ritratto di Dora Maar – Pablo Picasso, 1937

Pablo Picasso era capace di sedurre e travolgere le donne portandole alla follia ed alla morte. Una ad una hanno perso il senso di chi sono diventando modelle di carta straccia al servizio dell’artista.

Uomo tormentato ed  infedele, amava sentirsi condiviso ed idolatrato. Senza rendersi conto che il suo amore egocentrico portava alla distruzione chi gli stava intorno e lo amava.

“Morirò senza aver mai amato” – Pablo Picasso

Ritratto fotografico di Dora Maar

Pablo Picasso incontra Dora Maar una mattina in un bar, poco distante dal centro di Parigi.  Lei giocherellava con un coltellino facendolo saltare da un dito all’altro della sua mano incurante delle ferite che si stava auto-infliggendo.

Dora  Maar – il vero nome era Henrietta Theodora Markovitch,  nata in Croazia nel 1907 – era una donna bellissima e sicura di sé.   Conosciuta negli anni ’20 e ’30 come artista e fotografa pubblicitaria, amica di Henri Cartier-Bresson ed assistente di Harry Ossip Meerson, era famosa per la street photography e per le avanguardie. Modella di successo era anche attiva politicamente e socialmente.  Una donna che,  se non avesse conosciuto Picasso e non si fosse persa nel suo mondo,  probabilmente sarebbe stata ricordata per molto e non solo come amante e musa del grande pittore.

“Untitled” Dora Maar

Paul Eluard, poeta amico d’entrambi, li presentò. Picasso chiese a Dora di omaggiarlo dei suoi guanti insanguinati.  Sarebbero stati esposti in casa sua,  su di una mensola e lei sarebbe stata gradita ospite ogni qual volta sentisse il bisogno di rivederli.

Le donne sono macchine per soffrire“ – Pablo Picasso

Questa era, per l’artista, la legge prima dell’esistenza femminile e Dora Maar era la bellezza capace di personificarla.

Pablo Picasso e Dora Maar

Dora era carica di passione, a volte violenta e collerica. Altre stimolante e vivace. E Picasso amava tutto questo in lei. Quell’imprevedibile turbinio d’emozioni che lo attirava come un magnete. Esattamente il contrario della moglie bionda, prevedibile che viveva per lui e lo adorava senza riserve, accettandone tradimenti e passioni.

Pablo Picasso

Un uomo tormentato, infedele, mai accontentabile.  Amava sentirsi condiviso ed adorato. Distruggeva volontariamente l’amore femminile. Troppo preso da se stesso per preoccuparsi dei sentimenti altrui. Usava le donne per auto-celebrarsi.

Dora Maar lavorò con lui per nove anni, lo aiutò a costruire la sua arte cubista. Venne immortalata in numerose tele, si lasciava ritrarre come lui la sentiva e la viveva.

«Dipingo come gli altri scrivono la propria biografia.I miei quadri finiti sono le pagine del mio diario» Pablo Picasso

Ritratto di Dora Maar Pablo Picasso

Ho migliaia di suoi ritratti, me ne ha fatti migliaia. Ma nessuno è Dora Maar. Sono tutti Picasso” – Dora Maar

Nelle prime opere troviamo una Dora delicata e malinconica, candida e pura, simbolo di un amore che nasce dalla pace interiore. Negli anni poi la trasforma, proprio come nelle opere  “La donna che piange” e  “Le Pleureuse“. Definita da linee sottili, la sofferenza e il pianto si delineano con le lacrime che pesano come macigni quasi a modificarne i lineamenti. Entrambe opere forti e travolgenti.

„Come artista sei meraviglioso, ma moralmente non vali niente. Non hai mai amato nella tua vita, non ne sei capace“

Questo è ciò che scrive Dora a Picasso poco prima d’impazzire.

Lascia la fotografia per dedicarsi alla pittura, ma lui la surclassa.  Nel 1945 Dora comincia ad avere le prime crisi di nervi fino ad isolarsi completamente. Rinunciando al grande futuro d’artista che la sua vita prima di Picasso prometteva.

Pablo Picasso – Ritratto da Dora Maar

Fu una delle sue vittime più rappresentative e fu la sua ultima vittima. Abbondonata appena apparve una donna più bella e meno problematica di lei. Una ventata di novità per Picasso, Francoise Gilot, unica donna che si salverà dall’amore distruttivo dell’artista.

Pablo Picasso nell’atelier di Rue Des Grands-Augustins n. 7 – Foto di Dora Maar, 1937

Credo di sapere cosa si prova ad essere Dio” 

Pablo Picasso

Autocelebrativo anche nella vita privata, adorava l’idea di avere le donne della sua vita, moglie, figlie ed amanti alla stessa tavola. Desiderava averle tutte riunite nella sua casa, al suo cospetto, pronte ad assolvere ogni suo desiderio e combattive fra loro per lui.  L’elogio dell’egocentrismo dell’uomo – artista “Pablo Picasso”. Uno dei suoi ricordi più belli, affermò , fu proprio la lite fra sua moglie e Dora, arrivarono a picchiarsi per lui.

Profondamente segnato dalla guerra di Franco, l’artista esplode in momenti di grande rabbia ed odio con chi gli è a fianco. E Dora subisce la maggior parte di questa sua incontrollabile follia. Le permette  di fotografare tutte le fasi della creazione di Guernica. Grazie a lei ci restano dei preziosi attimi d’arte. Dora Maar fu l’unica che seppe rappresentare il grande artista.  Attraverso  i suoi scatti  e le sue fotografie ci racconta un Picasso intimo e creativo .

Picasso al lavoro su Guernica – Dora Maar 1937

In realtà la vera passione iniziale di Dora era quella, poterlo ritrarre mentre esprimeva il suo genio creativo.

L’amore nacque successivamente, anche se definirlo „amore“ appare un eufemismo. Più una chimera rincorsa da tutte le donne che ebbero un rapporto profondo con lui.

Lui  desidera solo dipingerla nuda, provare i suoi limiti. E lei accetta, china il capo pur di star vicino all’artista.

“Io non sono stata l’amante di Picasso. Lui era soltanto il mio padrone”  Dora Maar

Deformata , nell’amore e nel tempo, dallo stesso cubico dolore da lui impostole per restare all’interno della sua legge dell’essenza esistenziale femminile.

Dora Maar e Pablo Picasso

La deride in pubblico, la presenta come la sua salvatrice, ma accompagna la dichiarazione con una risata sarcastica. Distrugge l’evento più importante di Dora, una sua mostra personale. Si presenta vestito da Matador ed inscena una corrida dove lei è il toro. Finì per rovinarle l’autostima e la reputazione come artista e fotografa.

Dora muore a novantanni ed i giornali intitolano la notizia –  „Sacrificata al Minotauro“- il Minotauro era il soprannome di Picasso. Attirava le donne nel suo labirinto e le distruggeva.

Paris in the Time of Man Ray, Jean Cocteau and Picasso – Dora Maar

La sua arte è nutrita da questi amori sofferenti, da queste donne distrutte dalla sua egoistica visione dell’amore e della figura femminile.

Lui, incapace di provare qualsiasi tipo d’amore e tenerezza. Rapisce i sorrisi e le lacrime di una giovane e promettente donna per crearne alcune delle sue opere più ricche di sentimento. Ama solo l’arte, la sua sola arte. Assorbe l’amore dalle sue concubine, dalla loro sofferenza, perché create per soffrire. Un amore al servizio del grande genio creativo, Pablo Picasso.


Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo ,si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge.

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