Il rigoroso minimalismo di Aldo Larosa, una criptica lettura della realtà.

In copertina oggi c’è Aldo Larosa. Nel consueto appuntamento dedicato all’approfondimento sui nostri autori, ne racconteremo la storia e la fotografia.

di Luigi Coluccia

Abbiamo avuto modo di appurare, leggendo le bellissime storie dei tanti amici che si sono avvicendati su queste pagine, che la nostra fotografia è sempre caratterizzata da un percorso fluttuante. Di questo conosciamo solo il punto di partenza, non ci è dato di sapere però, quale sarà quello di arrivo. Ogni qual volta infatti crediamo di averne individuato uno, sentiamo immediatamente dopo il bisogno ulteriore di battere nuove strade. In questi momenti, quale seguire rispetto a tutte quelle che abbiamo davanti, spesso ce lo suggerisce un incontro illuminante piuttosto che una folgorazione.

L’ospite di oggi, Aldo Larosa, per me ha rappresentato entrambe le cose. E’ stato il mio primo punto di riferimento, il mio primo maestro. Ha sessantotto anni, è sposato con Maria Teresa e papà di Claudia. Calabrese di origine, vive ormai nella capitale da tantissimi anni. Ha lavorato fino alla pensione per la Direzione Generale delle FS. La sua passione per la fotografia nasce negli anni ’50, quando rimane ammaliato dalla “magia” che quest’arte, praticata dai fotografi del suo paese, Melicuccà in provincia di Reggio Calabria, suscita nel bambino che è all’epoca. Bisogna però aspettare gli anni ’80 perché si avvicini personalmente alla fotografia.

Comincia a fotografare con una Pentax che ancora oggi custodisce gelosamente. Da qualche mese inoltre, ha rimesso in funzione questa macchina e i suoi obiettivi, infatti la grande passione per la fotografia lo ha portato ad iscriversi alla Scuola Professionale Statale Cine-TV “Roberto Rossellini”: ammesso al terzo anno, frequenta il corso serale per il conseguimento del diploma di maturità in Fotografia, che, se tutto andrà bene, arriverà con l’esame di Stato nell’estate del 2019, quando sarà vicino all’età di settant’anni!

Ho conosciuto Aldo diversi anni fa come spesso succede oggi giorno, grazie ai social. Ho avuto modo nel tempo di apprezzarne le importanti abilità fotografiche e le innumerevoli doti umane. Sono riuscito anche a consolidare questo prezioso rapporto, avendo la fortuna di conoscerlo personalmente. Con lui ho condiviso diverse esperienze esaltanti nelle quali ho imparato ad apprezzare i valori profondi che lo animano. Non è concepibile per me infatti, individuare dei punti di riferimento se non c’è alla base una forte stima personale.

Sanguigno come tutti gli uomini del Sud, Aldo ha una sola parola, sempre gentile tra l’altro. E’ uomo d’altri tempi, galante, perspicace e si è distinto negli anni come fotografo minimalista, diventando per la numerosa categoria di fotoamatori presenti sui social, un punto di riferimento certo. Ha aiutato e sostenuto la crescita di molti di noi, garantendo un conforto continuo.

Negli anni ’80, agli esordi in questo mondo, ignora completamente di quali e quanti generi è costellata la fotografia. Fotografa di tutto, ma con parsimonia, tenuto conto che per le stampe si rivolge a dei laboratori specializzati. Un suo cruccio è quello di non aver mai avuto la possibilità di sviluppare e stampare in casa. Al minimalismo arriva per caso. Quindici anni fa circa, scatta una fotografia durante una vacanza nella sua casa al mare.

La composizione include quattro scope, tutte con setole e manici di colore diverso, precedentemente lavate e messe ad asciugare. Le trova poggiate su un muro bianco candido, sfalsate e con le setole rivolte verso l’alto. Quella è stata, se pur inconsapevolmente, la sua prima fotografia minimalista. Pubblicata infatti su Panoramio, sito di Google per la condivisione delle fotografie recentemente chiuso, i suoi amici la classificano subito come appartenente al genere.

Comincia così per lui lo studio di questo affascinante modo di produrre fotografie. Gli piace ricordare sempre in proposito, a chi racconta la sua storia, un passaggio che considera fondamentale per la sua formazione; la presenza assidua in un gruppo Facebook molto conosciuto nel panorama dei social e dei minimalisti della prima ora, Only Minimal. Fondato nel 2012 da Biancamaria Bini, questo gruppo ha infatti forgiato moltissimi autori che si sono accostati a questo genere.

Le sue immagini oltre ad essere meravigliose, sono sempre riconoscibili, hanno quella che si definisce una cifra stilistica. La sua fotografia è essenziale, sempre originale e le sue composizioni sono sempre un esempio di accuratezza. Si evince dai suoi lavori quasi un bisogno estremo di pulizia delle linee e la necessità impellente di una composizione rigorosa e precisa. Una caratteristica che contraddistingue Aldo in modo particolare è quella di saper decontestualizzare dei dettagli dal loro naturale contesto, rendendoli non immediatamente riconducibili ad esso. Ha la rara capacità di riuscire a scorgere similitudini ed analogie fra un oggetto noto ed il dettaglio ripreso, rendendo quest’ultimo, attraverso un’accurata composizione, difficilmente contestualizzabile. Si diverte poi a stimolare chi osserva, invitandolo a capire di cosa si tratti realmente.

Aldo Larosa – Un paio di scarpe da donne, che ricordano un calice
La sua corposa produzione fotografica spazia dal minimalismo geometrico a quello astratto. Altra peculiarità importante di tutti i suoi lavori è la totale assenza di post produzione così come oggi viene comunemente intesa. Essa si limita infatti a pochi ritocchi circa il “taglio” da dare alla composizione in cui spesso gioca anche sul rovesciamento del soggetto ripreso. Lo fa roteare sul suo asse orizzontale piuttosto che su quello verticale, cambiando così di fatto la sua posizione naturale. Questo gioco, gli permette di disorientare l’osservatore spingendolo ad una lettura più accurata dell’immagine.

Ha nel tempo elaborato una finissima tecnica manuale che già in fase di scatto gli permette di avere nella composizione ciò che gli serve, facendo estrema attenzione al rispetto delle linee e delle geometrie. Questo perché come candidamente ammette, “Non so usare nessuna delle numerose funzionalità che photoshop mette a disposizione, ma se anche sapessi farlo, preferirei sempre ingegnarmi a produrre lo scatto attraverso una maggiore cura nella realizzazione della composizione piuttosto che aiutandomi con qualche software“.

Della sua fotografia, dice Maria Privitera – Docente di Storia dell’Arte – “Che piacere, che gusto scorrere i tuoi minimal, tra tanto inquinamento visivo i tuoi silenzi raccontano senza urli.”

Gallery immagini Aldo Larosa

Un viaggio in un minimalismo rigoroso e severo che mi ha fatto rivivere delle bellissime sensazioni, quasi un ritorno alle origini, ad una fotografia pensata e mai improvvisata, che tiene conto delle rigide prescrizioni di un genere forse oggi alla deriva. Concludo con un pensiero di Aldo, uno di quelli che spesso gli ho sentito ripetere: “In ogni cosa che viene osservata con l’intento di fotografarla, vi è la possibilità di ottenere almeno uno scatto del genere minimalista: la capacità sta nel trovarlo”.

 

8 Replies to “Il rigoroso minimalismo di Aldo Larosa, una criptica lettura della realtà.”

  1. Aldo, sono una amica tua molto orgogliosa di te e molto onorata di averti come un caro amico. Lo sai come apprezzo il tuo lavoro minimal e devi sapere che sei tu di avermi stimolato a cercare i minimal particolari e fotografarli. Un abbraccio forte , Marianna

  2. Onorato d’averlo tra i miei contatti. Fonte d’ispirazione con la Sua produzione minimalista, sempre rigorosa e, allo stesso tempo, creativa di nuovi percorsi visuali. Discreto suggeritore e Maestro per i neofiti e non del genere Minimalista che, secondo il principio del “less is more”, esige il massimo dal fotografo in termini di composizione e gestione spaziale e contestuale dei pochi elementi dell’immagine per giungere, o tentare di farlo, all’Essenza di ciò viene fotografato.

  3. Apprezzo da anni il lavoro di Aldo. Quante volte mi sono scervellato su un suo scatto, nel cercare di capire da dove l’aveva tratto. Ma tutto questo rimane relegato alla pura curiosità personale, poiché le sue immagini vivono una “vita propria” e la loro origine è una questione del tutto secondaria, se non addirittura trascurabile. L’intelligenza nel vedere una parte significativa in una struttura complessa, il rigore della composizione, il senso di completezza che riesce a dare all’opera, fanno di Aldo un raffinato artigiano dell’immagine. Artigiano nel senso più nobile del termine.

    1. Ciao, Fausto, felice il gratificante apprezzamento che hai voluto indirizzarmi: grazie molte.
      Un fraterno abbraccio, Aldo

      1. errate corrige: Ciao, Fausto, felice del gratificante apprezzamento che hai voluto indirizzarmi: grazie molte.
        Un fraterno abbraccio, Aldo

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