A spasso nel cinema sulla via Emilia. La riviera romagnola, tra sogno e illusioni.

Nuova puntata dedicata a quel cinema che ci porta a viaggiare sulla via Emilia. Protagonista di oggi, ancora il grande Valerio Zurlini con cui, nella scorsa tappa, avevamo oltrepassato il famoso confine invisibile tra Emilia e Romagna; e col quale continuiamo a viaggiare, poiché Zurlini incarna alla perfezione i due mondi. Di nascita infatti è emiliano (Bologna, 1926) ma cinematograficamente parlando è anche romagnolo, poiché è proprio in Romagna che ha messo in scena i suoi film più significativi. Nella scorsa puntata abbiamo parlato di Estate violenta (1959), in questa sarà la volta di La ragazza con la valigia (1961).

di Gabriella Maldini

Claudia Cardinale, La ragazza con la valigia, 1961

Dopo Estate violenta, La ragazza con la valigia è il secondo film con cui Zurlini sceglie di far dialogare due mondi e due culture, quella emiliana e quella romagnola; in particolare, la solida e conservatrice borghesia dell’Emilia e quella terra di mare e d’avventura che è la riviera romagnola.  La ragazza con la valigia infatti, è una storia di formazione che inizia in un’antica villa nei dintorni di Parma e finisce nella promiscua Riccione del boom economico.

Claudia Cardinale, La ragazza con la valigia, di Valerio Zurlini

Ad incarnare le diverse anime di questi luoghi così lontani, sono due fratelli: il maggiore è un cinico e spregiudicato playboy che si chiama Marcello(e forse non è un caso, visto che La dolce vita di Fellini è esplosa sul grande schermo l’anno precedente), mentre il fratello più piccolo è uno studente liceale, riservato e sognatore. Vivono entrambi in un’antica villa, un po’ fuori dal mondo, dove, un giorno, arriva all’improvviso una donna bellissima, Aida (una Claudia Cardinale che lascia il segno). Faceva la ballerina in un locale di Rimini e arriva fin lì perché il fratello maggiore, dopo averla sedotta e imbarbagliata con mille frottole e promesse di farle fare carriera nel cinema, l’ha mollata letteralmente in mezzo alla strada.

Claudia Cardinale, La ragazza con la valigia, 1961

Poiché, nonostante gli schiaffi che la vita le ha già dato, a suo modo è rimasta ingenua e sprovveduta, Aida vuole assolutamente ritrovarlo, ma quando finalmente arriva a casa sua, in quella splendida villa che per lei è un altro mondo, Marcello ovviamente si è già dileguato e lei incontra suo fratello minore, Lorenzo (quel Jacques Perrin che, molti anni dopo, abbiamo ritrovato in Nuovo cinema paradiso di Giuseppe Tornatore).

Claudia Cardinale e Jaques Perrin

Naturalmente, Lorenzo s’innamora di lei.  S’innamora perdutamente, come solo si può fare a diciassette anni. E’ un amore assoluto il suo, e dunque impossibile, e purtroppo pericoloso. Un amore che segnerà il suo doloroso passaggio dall’adolescenza all’età adulta, un passaggio che il film esprime molto bene anche attraverso la contrapposizione dei luoghi: la casa di Parma, staccata dal mondo reale, con il suo silenzio, gli eleganti saloni, gli arredi antichi; e la Riccione estiva, promiscua, inondata dalle canzonette dei juke -box.

Claudia Cardinale e Jaques Perrin

La prima sequenza indimenticabile del film è quella in cui Aida, avvolta in accappatoio bianco, scende lentamente il maestoso scalone della villa sulle note dell’omonima opera di Verdi, che lei ovviamente non ha mai sentito e con cui Lorenzo inizia un ingenuo, impacciato e dolcissimo corteggiamento; finché si muove sul suo terreno, in quella casa dove ha sempre vissuto, il ragazzo riesce a condurre il gioco, ma quando la segue a Riccione non ha nessuna speranza.

Claudia Cardinale, La ragazza con la valigia, 1961

Ed è proprio qui che si compie il doloroso passaggio: la sconfitta dei sogni e l’ingresso nel mondo adulto: ed è  un momento che Zurlini sceglie di mettere in scena sulla spiaggia, che di solito è il set preferito delle scene d’amore e invece, stavolta, diviene duro luogo di iniziazione alla vita come dolore e sconfitta.

Claudia Cardinale e Jaques Perrin

Il personaggio interpretato da Claudia Cardinale incarna in pieno la deriva e il vuoto della nuova Italia del boom: la bella ragazza di provincia che tenta la fortuna a Roma e finisce ingannata da squallidi personaggi, emblematici di una nuova società, aggressiva e senza scrupoli; ed è significativo che Zurlini collochi questa figura femminile sulla riviera romagnola, a Riccione, che stabilisca lì il suo habitat, facendo un ulteriore passo avanti rispetto al pessimismo felliniano dei Vitelloni. Nella sequenza che costituisce il culmine drammatico della storia, in cui Lorenzo viene preso a pugni dall’uomo di Aida, la spiaggia inquadrata da Zurlini non ci mostra il mare ma l’interno, verso la città, con le automobili e i palazzoni del boom.

La precisione e sensibilità dell’autore sono tali che lui vede e ci mostra due spiagge: quella della sconfitta e della perdita dell’innocenza (verso i palazzi, senza il mare), e quella lambita unicamente dai simboli per eccellenza dell’infinito: il cielo e il mare; quella della struggente e dolcissima scena d’amore, ma di un amore taciuto, tutto racchiuso in piccoli indimenticabili gesti, in sguardi così assoluti da non potersi tradurre in parole.

Claudia Cardinale e Jaques Perrin

E anche stavolta, come in Estate violenta, il film si chiude in stazione, dove Lorenzo e Aida si vedono per l’ultima volta, prima che lui ritorni alla sua vita di studente borghese e lei al suo miserabile naufragio.


Note biografiche sull’autrice

Nata a Forlì nel 1970, dopo il diploma al Liceo Classico si è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha svolto un Master in Comunicazione a Roma e Milano, poi un Corso di Racconto e Romanzo e uno di Sceneggiatura cinematografica alla Scuola Holden di Torino. E’ docente di cinema e letteratura e ha diverse collaborazioni in atto, fra cui quella con Università Aperta di Imola, la pittrice Miria Malandri nella curatela delle sua mostre e le scuole medie, per le quali sta portando avanti un progetto didattico che coinvolge i ragazzi delle classi terze in una ‘lezione cinematografica’ sul rapporto umano e formativo che unisce allievo e insegnante. Nel maggio 2018 è uscito il suo primo libro, edito da Carta Canta, dal titolo I narratori della modernità, un saggio di letteratura francese dedicato a Balzac, Flaubert, Zola e Maupassant, come quei grandi padri della letteratura che per primi hanno colto la nascita del mondo moderno. Collabora con il Festival Internazionale del Cortometraggio, Sedicicorto.

Per ArteVitae scrive nella sezione Cinema e TV.

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