A spasso nel cinema, sulla via Emilia. La Parma di Bernardo Bertolucci.

Prosegue la rubrica dedicata al Cinema della via Emilia. La tappa di oggi è Parma, la Capitale italiana della cultura 2020 ma anche,  e in questo caso soprattutto, la città madre di uno dei nostri maggiori cineasti, Bernardo Bertolucci, che come nessuno ha saputo raccontarla.

di Gabriella Maldini

 

Novecento – 1975 di Bernardo Bertolucci

 

Con il film del 1975 Bertolucci ha saputo raccontare meglio di tutti una terra che nessuno aveva raccontato così.

Bernardo Bertolucci

‘Prima della rivoluzione’, del 1964, è il film- esordio di un giovanissimo Bernardo Bertolucci. Un esordio da capogiro, per stile, livello della sceneggiatura, interpretazioni, insomma tutto ciò che, semplicemente, chiamiamo Bellezza. Nel suo incipit da nouvelle vague, assolutamente innovativo per il cinema italiano, il regista ci porta dentro la storia con un coraggiosissimo monologo interiore scandito dalla voce fuori campo del protagonista. L’antieroe simbolo del fascino discreto di quella borghesia che l’autore ben conosce e qui stigmatizza, mostrandone l’impeccabile gabbia invisibile, la sua amata- odiata Parma, prigione dorata del giovane Fabrizio, figlio di una ricca famiglia nella quale in principio non si riconosce e alla quale addirittura si contrappone, con esibite velleità rivoluzionarie.

Francesco Barilli, Prima della rivoluzione, 1964

E qui, una nota a conferma dell’humus intellettuale dell’opera: Bertolucci dà ai suoi personaggi gli stessi nomi dei protagonisti della Certosa di Parma di Stendhal. Quindi, il protagonista si chiama Fabrizio ed è uno studente universitario iscritto al partito Comunista che cerca confusamente di battersi per un mondo diverso, senza essere però sorretto da un’autentica fede interiore. E’ un ragazzo in fondo viziato, debole e impregnato di narcisismo, che all’inizio tenta di essere diverso ma finisce col non essere niente, arrendendosi all’inscalfibile mondo borghese. Come per  il protagonista de L’educazione sentimentale di Flaubert, anche la sua è una formazione mancata.

Adriana Asti e Francesco Barilli, Prima della rivoluzione, 1964

All’inizio del film, i suoi genitori vorrebbero che si fidanzasse con Clelia, perfetta ragazza da marito del suo ambiente, ma lui si perde dietro a una zia arrivata da Milano, Gina (l’indimenticabile Sanseverina del capolavoro di Stendhal), interpretata da Adriana Asti, che, sequenza dopo sequenza,  si rivela il vuoto borghese per eccellenza, con le sue elucubrazioni pseudo intellettuali, le pose teatrali,  sempre tutta pateticamente concentrata esclusivamente su se stessa. Attraverso i frequenti monologhi e un linguaggio visivo di estrema ricercatezza, Bertolucci rende il vuoto borgese in modo quasi intollerabile.

Adriana Asti

Prima della rivoluzione, 1964

 

 

 

 

 

 

La sequenza finale è lo spietato sigillo di memorabile bellezza alla vittoria del sistema borghese, tanto mediocre quanto invincibile. Una sequenza che chiude il film sia sul piano narrativo che simbolico, poiché si svolge interamente dentro la magnifica cornice/prigione del Teatro Regio. La gabbia dorata  della borghesia parmense in cui tutti i personaggi si ritrovano, come sempre, ognuno al suo posto, incasellati senza scampo nei suoi riti e nelle sue convenzioni.  E mentre le luci a poco a poco si abbassano, vediamo Fabrizio sedersi nel palco di famiglia accanto alla bella Clelia, ormai promessa sposa. Da questa gabbia di velluto rosso – ci dice Bertolucci – non si può uscire. La rivoluzione di Fabrizio è fallita.

Adriana Asti

Francesco Barilli

Nel 1976 Bertolucci torna a raccontare la sua terra, ma stavolta per restituirci un affresco molto più ampio, sulla nostra storia, il nostro Novecento. Per fare questo la città non poteva bastare, così l’autore allarga lo sguardo a tutta la campagna e al suo popolo, quei contadini e braccianti  che, con la loro fatica e il loro sangue, la facevano vivere.

Attraverso questo popolo e questa terra, Bertolucci racconta in particolare lo scontro tra due mondi: quello dei proprietari e quello dei braccianti; uno scontro il cui unico epilogo possibile è la  sconfitta. Ma stavolta per entrambi. I contadini e i figli della borghesia. Entrambi saranno sconfitti, chi dalla Storia, chi da se stesso.

Novecento, di Bernardo Bertolucci

Robert De Niro e Gerard Depardieu, Novecento

 

In questo racconto dal respiro epico, l’Emilia diventa il laboratorio in cui assistiamo alla trasformazione di un Paese: nel bene (la presa di coscienza popolare, le lotte politiche e sindacali) e nel male (l’insinuarsi strisciante prima e l’imporsi feroce poi del fascismo)

Novecento, di Berardo Bertolucci

Novecento è una lezione di storia che pare trasportare sullo schermo il celeberrimo dipinto di Pellizza Da Volpedo, Il quarto stato, che non a caso Bertolucci pone in chiusura a sigillo del film.

Il quarto stato, di Pellizza da Volpedo. 1901

 

Note biografiche sull’autrice

Nata a Forlì nel 1970, dopo il diploma al Liceo Classico so è laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha svolto un Master in Comunicazione a Roma e Milano, poi un Corso di Racconto e Rommanzo e uno di Sceneggiatura cinematografica alla Scuola Holden di Torino.. E’ docente di cinema e letteratura e ha diverse collaborazioni in atto, fra cui quella con Università Aperta di Imola, la libreria Mondadori di Forlì e le Scuole Medie, per le quali sta portando avanti un progetto didattico che coinvolge i ragazzi delle classi terze in una lezione cinematografica sul rapporto umano e formativo che unisce allievo e insegnante. Nel maggio 2018 è uscito il suo primo  libro, edito da CartaCanta, dal titolo I narratori  della modernità, un saggio di letteratura francese dedicato a Balzac, Flaubert, Zola e Maupassant, come quei grandi padri della letteratura che per primi hanno colto la nascita del mondo moderno. Collabora con il Festival Internazionale del Cortometraggio Sedicicorto.

Per ArteVitae scrive nella sezione Cinema e TV

Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright. L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

 

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