Il mondo in 8 mm, la fotografia di Claudio Manenti

In copertina oggi c’è Claudio Manenti. Nel consueto appuntamento dedicato all’approfondimento dei nostri autori, ne racconteremo la storia e la fotografia.

di Luigi Coluccia

La fotografia è una passione che accomuna oggi moltissime persone. Per alcune di esse è diventata una vera e propria ragione di vita. Non è semplicemente un hobby, un modo per passare del tempo piacevolmente, ma un vero e proprio modo di esprimere la propria personalità. Sono sempre alla ricerca di nuove visioni, di modi originali di interpretare. Con il passare del tempo infatti, si tende a diventare più selettivi, più esigenti. A prediligere quella fotografia in grado di suscitare interesse, che sia unica e mai standardizzata. Una fotografia che non sia fine a se stessa, ma che risponda ai principi più nobili della comunicazione.

Questa ricerca, mi ha fatto inevitabilmente imbattere in un artista dell’inquadratura, in un talento dell’espressione fotografica, nell’amico Claudio Manenti. La sua fotografia ha carattere, come il suo autore, si pregia di inquadrature sempre molto particolari e ricercate. Comunica, si esprime, spinge ad una visione non convenzionale, ha coraggio interpretativo e sa dove vuole andare. Fotografare, fermare un momento, regalare un inquadratura piuttosto che un’altra, rappresenta da sempre, nell’immaginario collettivo, un fascino irresistibile. Se facessimo realizzare delle fotografie di un’unica location a più fotografi, i loro lavori sarebbero comunque tutti diversi. Riprenderebbero gli stessi oggetti, ma donando alle loro immagini, tagli ed inquadrature differenti, che metterebbero in risalto le loro personalità, uniche ed irripetibili.

Claudio è così, unico ed irripetibile. La progettualità, la voglia di ricercare e la marcata volontà di comunicare attraverso il suo linguaggio fotografico rappresentano i tratti più importanti della sua cifra stilistica. Una fotografia radicata sul territorio quella di Claudio, un territorio che viene raccontato a suo modo, alla sua maniera e che attraverso questo particolare linguaggio espressivo prende una forma del tutto nuova, che spinge alla riflessione chi la ammira, il mondo guardato attraverso un 8 mm.

Claudio vive a Milano dalla nascita dove si diploma in Grafica Pubblicitaria a metà degli anni ‘80. E’ appassionato di fotografia dall’età di 18 anni, una passione che sfocia presto nella realizzazione di numerosi progetti sia individuali che di gruppo.

AVB: Claudio benvenuto e grazie per aver accettato l’invito. Per cominciare, potresti raccontarci un po’ di te, di come e quando la fotografia ha fatto breccia nella tua vita diventando compagna fedele di tante avventure. Di come l’hai coltivata e di come l’hai alimentata, come spesso accade con i grandi amori.

CM:  Intanto grazie per l’opportunità. Il profondo legame con la fotografia ha inizio alle superiori, durante il corso di Operatore Grafico ed in seguito durante quello di Grafica Pubblicitaria, quando entro in contatto per la prima volta con il banco ottico e le camere 6×6. La camera oscura diventa la successiva tappa obbligata. Poi per i miei 18 anni, dovendo scegliere come regalo tra un viaggio e una reflex, la scelta ricade su una PENTAX Me Super con un paio di ottiche zoom ‘tuttofare’. Con questo corredo ho iniziato a fotografare il mondo intorno a me, sempre escludendo le persone dalle composizioni, alla ricerca di un taglio grafico-creativo che sin da subito si manifesta.

AVB: Come si è sviluppata la tua parabola artistica, da quale genere sei partito e quale ritieni sia il tuo punto di arrivo in fotografia? Quali passaggi intermedi hai realizzato per passare dal tuo esordio a quello che sei oggi?

CM: Dobbiamo tornare alla metà degli anni ’80. La musica era una costante nelle mie giornate; il mio “dovere-piacere”  diventa quello di intrufolarsi ai concerti dei big, sempre presenti a Milano, per fermare sulle pellicole tirate a ISO estremi – il set di base era costituto dalle ILFORD 400 tirate a 1600/2000 – i migliori momenti delle loro performance. La collaborazione con alcuni negozi di musica del centro di Milano che alimenta la rivendita delle stampe per le numerose fans di quegli anni, mi permette di vedere e fotografare numerosi concerti di quegli anni.

Molte sono state le serate passate tra S.Siro, l’Arena, il Palasharp, luoghi simbolo per quegli anni e ricordo con piacere i concerti dei Depeche Mode, Duran Duran, Spandau Ballet, George Michael, Prince, senza dimenticare il mitico Vasco

In seguito ho fatto una breve ma intensa esperienza in studio con un fotografo di moda e still life, con lui seguivo le campagne pubblicitarie per alcune importanti aziende di cosmetici e il tempo passato in studio ha molto influenzato il mio stile.

AVB: La tua mi dà l’idea di essere essenzialmente quella che amo definire una fotografia territoriale, legata cioè ad un territorio, marcata. Quanto pensi sia importante la radicalizzazione per un fotografo e quanto invece questo può rappresentare un limite per la bontà della sua produzione fotografica?

CM: La conoscenza del territorio penso sia fondamentale per riuscire ad esprimere al meglio un pensiero fotografico. Io adoro uscire alla scoperta di angoli nuovi mai osservati, anche quando percorro zone conosciute. Ogni giorno la luce cambia, la città si trasforma e io riesco a trovare nuovi spunti fotografici che in alcuni momenti sconfinano nella street-photography.

AVB: Qual è il significato che attribuisci alla fotografia, quale il peso invece che a tuo giudizio ha nei confronti della comunicazione in genere? Cosa dovrebbe essere e cosa invece è diventata oggi la fotografia, mi riferisco ad esempio al paragone con quella del recente passato. Non trovi che si sia un po’ svilito il suo significato ultimo? Tutta colpa dei social e della nuova comunicazione usa e getta?

CM: Il valore di un’immagine è sempre minore. Oggi tutti possono scattare fotografie e con uno smartphone possono fissare istantanee di vita. Io divido le immagini in due gruppi, quelle che ritraggono il paesaggio e le persone, totalmente prive della “manipolazione del fotografo” e quelle creative e artistiche. Entrambe le categorie sono il frutto di un pensiero creativo e vogliono raccontare il mondo che ci circonda, con minore o maggiore enfasi. Noi appassionati di fotografia o professionisti dovremmo alzare l’asticella della qualità del nostro hobby o lavoro che sia, rendendo ancor più evidente il divario che esiste tra uno “scatto ricordo” fatto con gli amici e una fotografia “pensata” singola o inserita in un progetto di più ampio respiro.

AVB: Approfitto di questa ghiotta occasione per chiederti del tuo ultimo progetto, “Milano in 8 mm”. Come è nata l’idea di realizzarlo? Perché hai sentito il bisogno di dare una nuova “forma” alla tua città? Raccontaci di come hai organizzato il lavoro e come hai deciso il suo focus?

CM: Come a volte accade, il progetto “Milano in 8 mm”, ancora in evoluzione, è nato per caso ed ho capito immediatamente che era quello spunto che da tempo stavo cercando. Alla domanda “vorrei regalarmi una nuova ottica, ma quale?” – avendo già coperto il campo da 12 a 200mm – l’amica Loredana del circolo fotografico di San Donato Milanese mi suggerisce un SAMYANG 8 mm, seguo il suo consiglio, lo provo ed è subito amore. L’amico fotografo Mauro Cortese, poi, mi punzecchia per qualche tempo, stimolando la mia vena fotografica che per impegni di lavoro non sempre riesco ad esprimere al meglio.

Per alcuni mesi scatto con tantissimo divertimento e solo rivedendo gli scatti del primo anno, mi accorgo di aver ritratto la mia Milano con un occhio diverso; nasce quindi l’idea del progetto e del conseguente libro Milano in 8 mm – 2012/2016″ che a Dicembre 2016 è stato prodotto on-line con BLURB.

Colgo l’opportunità di comunicare con piacere ai lettori che una selezione di immagini incluse nel progetto è inserita dal 2015 nell’archivio del Fondo Malerba per la Fotografia Italiana. Le immagini anche state presentate in alcuni circoli fotografici della Lombardia.

Una tra le mie immagini preferite è stata da poco pubblicata sulla rivista FUJI nella versione web.

AVB: Quando e dove si inaugurerà questo tuo evento, quanto sarà in mostra, come possono parteciparvi coloro i quali fossero interessati a farlo?

CM: A breve saranno esposte 24 immagini presso il negozio DOCKSMART presso “La RECEPTION” di via Toffetti 9 a Milano, che con entusiasmo ha accettato la mia proposta di ospitare una parte del mio progetto; le stampe rimarranno esposte fino al 9 Luglio. Io sarò presente in negozio a fasi alterne e per coloro interessati a vederle nei prossimi giorni è possibile organizzare una visita insieme, previo contatto attraverso un veloce messaggio.

Locandina esposizione

AVB: Quali sono i tuoi obiettivi futuri? Come immagini il tuo rapporto con la fotografia nel medio lungo periodo?

CM: Sicuramente continuerò questo progetto, magari ampliando il campo di ripresa ad altre città Italiane o Europee; sono in trepidante attesa per il risultato di un bando indetto da MM4 e Comune di Milano per l’abbellimento dei cantieri della nuova metropolitana. Il mio progetto prevede l’istallazione di 42 pannelli 2,5 x 1,5 m lungo i 130 metri di una strada in zona  Piazzale Susa/Ortica.

Progetto affissioni Piazzale Susa-Ortica Milano

Appena posso alterno le passeggiate a Milano con uscite di URBEX insieme gli amici del gruppo facebook “Manicomio Fotografico – Urbex Soul” per riprendere luoghi abbandonati industriali o abitativi, che trasmettono sempre grande emozione durante le riprese e in post-produzione.

In parallelo al lavoro in 8mm vorrei sviluppare una ricerca su Milano con un taglio più classico, ispirandomi al grande Gabriele Basilico, coinvolgendo anche i circoli fotografici CFSD di San Donato Milanese e il CFM di Milano che frequento e dove il confronto con gli altri autori mi permette di crescere e di migliorare il mio personale sguardo sulla città.

Alcuni miei scatti sono raccolti nel mio profilo di FLICKR e nel mio profilo di ISTAGRAM, ove potete vedere una selezione di immagini dal taglio grafico scattate in molti anni; i commenti degli amici e dei lettori di ArteVitae sono sempre ben graditi.

AVB: Con che macchina realizzi le tue immagini? Di quali attrezzature fotografiche ti avvali in genere? Quale è il tuo rapporto con quest’ultime? Quanto pensi incidano nella buona riuscita di una produzione fotografica?

CM: Dallo scorso anno utilizzo FUJI X-T1 e X-T10 con ottiche che spaziano dal 10/24 al 18/135. In precedenza e per moltissimi anni ho utilizzato NIKON sempre APSC. Con entrambi le case mi sono sempre trovato bene e sono sempre riuscito ad arrivare al tipo di immagine che mi ero prefissato di realizzare.

AVB: Claudio, a noi non resta che ringraziarti di cuore per questo appassionante viaggio alla scoperta della tua personalità e del tuo incredibile talento. I nostri migliori auguri per un futuro ricco di successi professionali e personali.

CM: Grazie a voi, per avermi dato la possibilità di raccontare la mia storia, un saluto a tutti i lettori di ArteVitae.

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