La polvere della strada. La fotografia di LuciaLaura Esposto

Fotoamatrice esperta, rigorosa nel segno, LuciaLaura Esposto coltiva una duplice passione: i viaggi oltreoceano e la fotografia di luoghi vicini al nostro immaginario, ma distanti dalla volontà del viaggiatore medio che non se la sente di cimentarsi ‘in solitaria’ all’esplorazione di luoghi sottoposti a una discreta antropizzazione.
Lunghe distese di territorio semideserto, attraversato da un nulla che parla di sé e delle tracce lasciate dall’uomo, invadente esploratore che non risparmia nessun luogo, ma vuole possederli tutti.

di Rita Manganello

L’America è un paese molto fotogenico, offre spunti ovunque: grandi metropoli congestionate dal traffico, bellezze naturali mozzafiato, paesaggi sconfinati nei quali lo sguardo spazia per cercare il punto d’incontro tra la terra e il cielo, e interminabili strade che attraversano i deserti, dove capita di percorrere miglia su miglia, senza incrociare un altro veicolo.
E poi c’è la Route 66.

LuciaLaura Esposto

Questa è la premessa dell’incontro con LuciaLaura, che ci racconterà come le sue vivide impressioni si sono fuse nelle immagini che ci ha mostrato, nelle quali domina un colore che fa da protagonista della sua storia, storia di donna e fotografa che non si lascia intimorire dalle difficoltà di un viaggio che non è per tutti, così come lei lo ha vissuto.

RM Lucia, guardando le tue fotografie contenute in questa raccolta, mi pare evidente il tuo desierio di raccontare ciò che ti appassiona, ovvero le mete lontane, in particolare i territori arsi e polverosi e l’isolamento, ciò che non appare comunemente rappresentato nelle fotografie di viaggio.
Vuoi spiegarci cosa in particolare ti attrae?

LLE Adoro percorrere le strade che attraversano i deserti americani, miglia su miglia senza incrociare un’auto, mi piacciono quei paesaggi desolati dove non c’è la presenza umana, però se ne percepiscono le tracce grazie a elementi che ne rivelano il passaggio.
Come precisamente fai notare, non sono le classiche fotografie di viaggio ma, anche se amo molto fotografare la gente, ho trovato in questi paesaggi qualcosa di indefinibile che mi attrae, forse la vastità di quella natura selvaggia che l’uomo cerca costantemente di conquistare.

RM Lucia, tu viaggi spesso da sola e trovi più appagante questo rapporto solitario con l’ambiente che esplori e vuoi, immagino, tenere per te le emozioni e le sensazioni che i luoghi ti trasmettono, come se la condivisione dell’esperienza di viaggio ti togliesse concentrazione. Cosa puoi dirci al riguardo ?

LLE Questa è una cosa molto intima, diciamo che, quando ho deciso di intraprendere il mio primo viaggio importante da sola, al ritorno ho preso una decisione che ha letteralmente cambiato la mia vita.
Sono stati giorni di vagabondaggio tra la California e l’Arizona, dove ho vissuto praticamente fuori dal mondo; il distacco dalla mia quotidianità era interrotto solo da telefonate e SMS degli amici statunitensi che si preoccupavano per la mia incolumità. Vedevo sempre spazi immensi e orizzonti irraggiungibili davanti a me, e spesso mi fermavo lungo la strada solo per fissare meglio negli occhi e nella memoria quei paesaggi, per pensare alla mia vita, per decidere di darle una svolta.

RM Com’è nato il tuo interesse per la Route 66 ?

LLE Fin da ragazzina pensavo agli Stati Uniti come a un posto meraviglioso, dove tutto era facile e bello; da bambina ricordo che ogni tanto ricevevo lettere dal classico ‘zio d’America’ contenenti qualche banconota da uno o cinque dollari, io le mettevo da parte e sognavo di prendere un aereo e raggiungere quel mondo sconosciuto. Poi ho continuato a sognare leggendo On the Road, di Jack Kerouac, quel narrare la vita che scorre attraverso un viaggio in auto o sui mitici Greyhound, la descrizione dei paesaggi, delle città, delle persone, il tutto così ben sintetizzato in una frase: “Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare”.
Il mio interesse per la Route 66 nello specifico, è nato perché è tuttora il simbolo dell’American Dream, del desiderio di inseguire il proprio sogno, di partire alla ventura con la speranza di incontrare un futuro migliore.
Lungo la strada le tracce del passato mi fanno fantasticare: distributori di benzina in disuso, veicoli abbandonati ricoperti di ruggine, motel le cui stanze potrebbero raccontare storie di amore, di odio, di speranza, di sogni interrotti per fare spazio a nuovi sogni, in attesa dopo la prossima curva. E spesso percorro centinaia e centinaia di miglia “perdendomi” verso direzioni impreviste: seguo la strada senza cercare cose da vedere, sono loro che trovano me!

RM Questo dialogo con te stessa, quando ti aggiri per i luoghi che incontri è stato, per così dire, motivo di trasformazione ?

LLE Senz’altro, ogni viaggio è sempre una trasformazione, non si torna mai uguali a quando si è partiti, ti porti dentro le emozioni, le esperienze, e queste, magari anche inconsciamente, si riflettono poi sul modo di vedere e di comportarsi nel prosieguo. Più dei luoghi, però, sono le persone che incontro quelle che mi riconciliano con il mondo e mi danno modo di capire e di apprezzare modi e culture diversi.
Anche riuscire ad affrontare e superare le piccole difficoltà che inevitabilmente si incontrano durante un viaggio, si trasforma in un’iniezione di fiducia verso se stessi. Tra i tanti, tantissimi episodi, voglio raccontare questo: Una mattina mi alzai all’alba perché volevo arrivare presto al Grand Canyon: uscita dal motel trovai l’auto con una gomma a terra… era presto e le officine erano chiuse; la gomma di scorta era il classico ruotino d’emergenza, non potevo affrontare la strada in quelle condizioni. Mentre ero lì a guardare disperata la gomma senza vita, passò un Navajo che si offrì di aiutarmi perché il fratello aveva un’officina nella quale riparavano le gomme. Lo chiamò, l’uomo aprì l’officina ore prima dell’orario di apertura e, mentre il fratello riparava la mia gomma, il Navajo incontrato provvidenzialmente mi raccontò la storia della sua vita.
Le emozioni provate in quell’occasione mi hanno fatto capire che viaggiare da sola è un’esperienza molto appagante.

RM Cosa puoi suggerire o cosa vuoi comunicare a chi intendesse fare la stessa esperienza di viaggio in piena autonomia?

LLE Credo che questo modo di viaggiare non sia adatto a chi vuole avere tutto sotto controllo, io non prenoto prima gli alberghi, tranne quello che mi ospita il giorno dell’arrivo e la notte prima della partenza, oppure se prevedo di fermarmi in luoghi ad alta densità turistica. Questo dà grande libertà nel viaggio perché, ovviamente, preparo un itinerario di massima prima di partire, però so già che la strada mi porterà anche altrove, lungo itinerari che riservano sempre qualche sorpresa.

RM Al contrario, se tu avessi viaggiato in compagnia di qualcuno altrettanto entusiasta nei confronti di questa esperienza, pensi sarebbe cambiata la tua percezione e, di conseguenza, la tua fotografia?

LLE Io dico sempre che, per viaggiare bene, bisogna essere in numero dispari inferiore a tre. Al di là della battuta, qualche volta viaggio anche in compagnia, ma i compagni di viaggio sono, diciamo così, scelti con cura altrimenti una vacanza può trasformarsi in un incubo!
È comunque un’esperienza diversa perché bisogna venirsi incontro a vicenda e godersi il viaggio in modo rilassante, senza avere una lista di luoghi da spuntare, ma lasciando che sia la strada a portarti dove vuole, e nella maggior parte delle volte ha ragione lei!
Forse in un viaggio in compagnia posso avere perso delle occasioni fotografiche, ma di sicuro ne avrò trovate delle altre, non so se con una visione diversa, ma probabilmente sì. Comunque, è piacevole anche avere un amico o un’amica con cui condividere tanta bellezza, e ritrovarsi la sera a parlare delle emozioni della giornata.

Grazie LuciaLaura per aver condiviso con noi di ArteVitae e i suoi lettori i tuoi ricordi di viaggio e fotografia; concludiamo l’incontro con un tuo pensiero che ben definisce il tuo rapporto con la fotografia:

Do alla mia macchina fotografica il compito di riportare le mie emozioni, e se con questa selezione di immagini sarò riuscita a trasmetterne anche solo una piccola parte, avrò raggiunto il mio scopo.

LuciaLaura Esposto

Lucia Laura Esposto e Bullo

Una breve biografia di LuciaLaura Esposto.
In genere, quando si scrive qualcosa su sé stessi, si inizia sempre con: “Sono nato a, eccetera, eccetera”.
Ecco, anch’io sono nata, e su questo non c’è alcun dubbio, anzi, mi è capitato più volte anche di rinascere. Ho iniziato a fotografare giovanissima, fulminata dalle immagini di Berengo Gardin per il quale nutro grande affetto e ammirazione. Per fotografare ho sempre usato Canon, fin dai tempi della fotografia analogica, recentemente sono passata al sistema mirrorless, con una Leica Q e una Sony A9, prediligo le ottiche grandangolari.
Ho sempre avuto uno spiccato interesse per il reportage, mi piace assai fotografare la gente, quella che incontro per strada. Ho iniziato da qualche anno ad appassionarmi alla fotografia di paesaggio, in cui sia comunque presente il passaggio dell’uomo.
Mi piace il mondo con tutte le sue contraddizioni, mi piace la gente e condivido la mia casa con un cane di nome Bullo.


Note biografiche sull’autrice
Rita è milanese di nascita, amante della fotografia e del cinema da quando ha memoria. Dopo gli studi classici e la Scuola di Giornalismo, ha lavorato in società multinazionali di primaria importanza nell’area della comunicazione e delle risorse umane, maturando un profilo professionale che le consente, oggi, di avere uno sguardo aperto alla contemporaneità. Giunta a fine carriera torna a dedicarsi alle passioni di un tempo fra cui la fotografia, il cinema, l’arte e la letteratura. Alterna l’attività di esplorazione fotografica a quella redazionale. Si occupa di lettura dell’immagine per i colleghi fotografi e scrive per la rivista online Note Fotografiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: