21 grammi, un peso che fa la differenza.

Una mostra in un paese dell’Umbria ha stimolato questa Libera Divagazione che partendo dall’arte contemporanea arriva all’antico dilemma filosofico sull’esistenza, e il peso della nostra anima. Tutto con una certa leggerezza. Di Luca Tizzi.

Ormai è un riflesso condizionato, quando sento parlare Vittorio Sgarbi di politica cambio canale. Al di la dell’ideologia politica lo trovo indisponente. Altrimenti quando parla di arte mi uso violenza e lo ascolto, si rischia di imparare qualcosa.
Gualdo Tadino è un paese della provincia di Perugia, molto bello è un po’ vittima della sua posizione geografica, al confine con le marche è attraversato dalla via Flaminia ma, avendo Gubbio da una parte e Assisi dall’altra, resta fuori dai percorsi turistici, è anche il paese dove viene imbottigliata l’acqua che fa fare “plin plin”.

La Stanza Segreta – Locandina

Da qualche tempo Vittorio Sgarbi organizza annualmente delle mostre d’arte in questa gradevole cittadina. Si tratta spesso di collezioni private che raccolgono quadri di una certa valenza e spesso di rara bellezza, opere spesso contemporanee ma di artisti destinati a diventare importanti quando già non lo siano. Quest’anno la mostra si intitola “La Stanza Segreta” e porta nella chiesa monumentale di San Francesco la collezione di Massimo Caggiano. Chi sia non lo so ma ci informeremo.

In realtà, partendo da questa mostra, volevo scrivere della diversa concezione della sessualità nel tempo e nello spazio poi, come spesso mi capita, ho cambiato idea.
Magari lo farò un’altra volta.

 

Quadri che raccontano l’omosessualità, la seduzione e anche la violenza nei rapporti tra umani, dipinti che mi hanno riportato alla memoria alcune opere di Balthu che  sono una rappresentazione di quella fase onirica della sessualità, non necessariamente reale, che ci appartiene incondizionatamente.

Trattandosi di immagini introspettive è difficile cercare di spiegarle o anche solo raccontarle, ognuno ovviamente le valuterà come meglio crede ponendole indifferentemente tra i capolavori o tra la robaccia da bruciare in piazza.

In ogni mostra c’è sempre un opera che attira più delle altre la nostra attenzione, un quadro che sembra venirci incontro, un immagine che ci appartiene; questa volta è toccata a un opera di Dino Valls, Psicostasia. https://www.dinovalls.com

Dino Valls – Psicostasia

Dino Valls nasce in Spagna, a Saragozza nel 1959, è un medico ed il suo genere pittorico inquadrato nel surrealismo in realtà se ne distacca. La profondità dei temi trattati, la sessualità, la malattia, rappresentata non tanto quanto dolore fisico ma come condizione quasi evolutiva dell’uomo, la sofferenza lo discostano dal surrealismo puro.
Questo quadro, una sorta di pala d’altare o una bilancia, che è un polittico in stile rinascimentale ispirato all’arte fiamminga sembrano rappresentati gli incubi, le angosce che popolano la psiche umana  e che quello stato di incoscienza, tra veglia e sonno, fa riemergere nei nostri sogni. Descrivere il quadro è complesso e lontano dalle mie capacità, ognuno, come detto sopra, farà le sue valutazioni e considerazioni.

Resta da capire cosa sia questa psicostasia.
E’, secondo il capitolo 125 dell’antico Libro egizio dei morti, la pesatura dell’anima a cui veniva sottoposto un defunto, secondo la religione egizia, per poter accedere all’aldilà. La questione della pesatura dell’anima ha tormentato l’uomo per secoli. Per essere certi della sua esistenza andava resa tangibile, quindi doveva essere pesabile.

Papiro – Libro dei morti – British Museum

Nel 1907 il dottor Duncan MacDougall provò a pesarla. Pose sulla bilancia il corpo di un moribondo e constatò  che subito dopo il decesso il suo peso diminuiva di 21 grammi. Provò sei volte e ottenne sempre lo stesso risultato quindi dedusse che l’anima di un uomo pesa tre quarti di oncia, 21 grammi appunto. Provò anche con degli animali ma questa perdita di peso non si verificò, chiaramente Dio non li aveva forniti di un anima.

Se interessati nel 2003 il regista messicano Alejandro González Iñárritu ne ha fatto un film e il rapper italiano Fedez una canzone, vedete voi se sia il caso di guardarlo o di ascoltarla.

Grazie.

Note biografiche sull’autore

Florentini natione non moribus – Luca Tizzi nasce a Firenze nel 1961, la abbandona dopo 30 anni e si trasferisce nel paese di origine dei genitori, sull’Appennino Tosco-Romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. Percorso di studi arruffato, bancario per motivazioni alimentari ma senza convinzione, si interessa di Cinema, Musica, Fotografia, Arte, Fumetti e molto altro. Gli piace scrivere anche se dice di non esserne capace, gli piace fotografare perché non sa disegnare, ma anche in questo dice di riuscire poco bene. Sogno nel cassetto, diventare ricco scrivendo cose orribili che leggono in molti. libere Divagazioni è la rubrica di intrattenimento da lui condotta, nella quale scrive di musica e canzoni, ma anche di arte e libri e molto altro, con la spiccata caratteristica che lo contraddistingue di saper ricercare l’aspetto meno noto, la curiosità più stuzzicante, per regalarvi delle chicche molto appetitose.

NB: Immagini e video inclusi in questo articolo sono stati reperiti in rete a puro titolo esplicativo e possono essere soggetti a copyright.L’intento di questo blog è solo didattico e informativo.

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2 Risposte

  1. Angelo Ferrarini ha detto:

    Florentinus natione non moribus
    Oppure
    Florentina natione non moribus
    -)
    Angelo Ferrarini

    • Luca Tizzi ha detto:

      «Libri titulus est: “Incipit Comedia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus”.»

      «Il titolo del libro è: “Incomincia la Commedia di Dante Degli Alighieri, fiorentino di nascita, non di costumi”.»

      (Dante Alighieri, Epistola XIII a Cangrande della Scala, 28)

      Non conosco il latino e me ne scuso, mi sono limitato a copiare il sommo poeta, in fondo scrivere in un blog è solo un lavoro di copiatura.

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